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Donne, l'appello per fermare l'emendamento sul "Codice Rosa"

La mobilitazione contro l'emendamento che introduce il "Codice Rosa".


di Alessandro Canella
Categorie: Donne
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L'emendamento 1131 alla Legge di Stabilità, a firma Giuliani, che introduce il "Codice Rosa" nei Pronto Soccorso rischia di distruggere le buone pratiche di assistenza alle donne che subiscono violenza. Esautorata la loro autonomia, il sommerso rischia di aumentare e vengono messi all'angolo i centri-antiviolenza. La mobilitazione per bloccare l'emendamento prevede anche un mail-bombing all'indirizzo di Renzi.

Con un solo emendamento alla Legge di Stabilità, il 1131, che vede come prima firmataria l'onorevole Fabrizia Giuliani del Pd, si rischia di cancellare 30 anni di esperienza di centri anti-violenza e di creare enormi danni nel percorso delle donne per uscire dalla violenza di cui sono vittime.
È la denuncia di molte realtà femministe, sindacali, associative e dalla stessa Dire, la rete italiana dei centri anti-violenza, che chiede alla maggioranza di ritirarlo.

L'emendamento crea il cosiddetto "Codice Rosa", un protocollo destinato alle donne vittime di violenza che si rivolgono al Pronto Soccorso dopo i maltrattamenti e le percosse subite. In quella fase delicata verrebbe attivata una procedura impostata sui automatismi che vedono coinvolti il personale sanitario, le forze dell'ordine e la magistratura e che, in sostanza, forzano nei tempi e nei modi le donne a denunciare il proprio aggressore, esponendole anche a possibili rappresaglie.

"In questo modo verrebbe esautorata l'autonomia delle donne - osserva Titti Carrano, presidente di Dire - considerandole non in grado di decidere liberamente come e quando intraprendere un percorso di uscita dalla violenza".
La conseguenza è che molte donne potrebbero addirittura rinunciare a sottoporsi alle cure, andando ad aumentare il già cospicuo sommerso che riguarda il fenomeno della violenza di genere.

I problemi creati dal sistema introdotto dall'emendamento, però, non finiscono qui. Un approccio istituzionalizzato di questo tipo, privo di un approccio di genere al fenomeno, lo derubrica a problema sanitario e di ordine pubblico, nonostante tutti gli studi dimostrino che è un problema strutturale, sociale e culturale.
L'intervento così invasivo dello Stato, inoltre, mette all'angolo la trentennale esperienza dei centri anti-violenza, che cercano invece di entrare in relazione con le vittime.

"Il momento della denuncia è uno dei più delicati per una donna - ricorda Carano - Intervenire in questo modo, anche attraverso l'anomalo contesto della Legge di Stabilità, senza considerare un sistema di protezione a supporto della donna, viola sia la direttiva europea sui diritti delle vittime nel processo penale, che la convenzione di Istanbul".

Contro il rischio rappresentato dall'emendamento sul "Codice Rosa", intanto, è nata una mobilitazione che vede insieme associazioni femminili e femministe, sindacati e movimenti che chiedono di fermarlo.
La Uil dell'Emilia Romagna, ad esempio, ha lanciato un mail-bombing verso gli indirizzi del premier Matteo Renzi e dei ministri Interni, Giustizia e Salute per chiedere il ritiro dell'emendamento. "Invito tutti e tutte a partecipare - è l'appello lanciato ai nostri microfoni da Giusi Morolli, coordinatrice Pari Opportunità della Uil regionale - Bisogna farlo entro il 18 dicembre, giorno in cui verrà approvata la Legge di Stabilità".


Ascolta l'intervista a Titti Carrano

Ascolta l'intervista a Giusy Morolli
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