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Primavera Sound XVI edizione: la musica e le note del festival

Appuntamento Sabato 11 giugno con Afternoon Tunes in versione Primaverile


di Andrea Tabellini
Categorie: Afternoon Tunes
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Si è conclusa la XVI edizione del Primavera Sound di Barcellona, la IX per Afternoon Tunes. Dal 2005, stregati da Iggy Pop and the Stooges, abbiamo visto il festival catalano crescere fino ad arrivare al sold out di tutte e tre le giornate. Sabato 11 giugno Afternoon Tunes dedicherà la puntata al festival con la musica di:

GOAT: gruppo svedese dai suoni tribali e dai costumi africani con un pizzico di psichedelia, convincenti e divertenti allo stesso tempo.


SUEDE: sinceramente non sentivo troppo la mancanza di Brett Anderson e soci, ma il pubblico presente, con una nutrita partecipazione della comunità LGBT, sembra avermi dato torto. Forse la troppa enfasi del leader Brett nell cantare o meglio recitare le sue canzoni ha guastato un pò l'esibizione della band.


RICHARD DAWSON: artista molto particolare tra folk e comicità, se vogliamo un Daniel Johnston di Newcastle. A volte canta a cappella canzoni che sembrano essere nate da bettole di marinai. La chitarra folk dà invece un tocco di eleganza all'artista inglese.


TITUS ANDRONICUS: gruppo tra i più irriverenti di questa XVI edizione. Un rock'n'roll tiratissimo che culmina nella cover dei Ramones Blitzkrieg Bop. Da apprezzare sia le tracce di The Most Lamentable Tragegy sia quelle di The Monitor, un concept album sulla guerra di secessione americana.


STEVE GUNN: ex chitarrista di Kurt Vile, ha iniziato la sua carriera solista da una manciata di anni. La scuola è quella del folk americano. Molto professionale e di grande talento ma manca un pò di sale che fa si che durante l'esibizione il 90% dei presenti sia impegnato in una conversazione.


RADIOHEAD: Sicuramente il gruppo più atteso. La loro esibizione è perfetta. Thom Yorke si rivela essere sempre un miracolo con la sua voce sofferente. Sofferenti siamo pure noi, visto il sold out e la posizione non a nostro favore. Una delle playlist  più azzeccate nella storia della musica ma il volume troppo basso penzalizza i brani più intimi.


ANIMAL COLLECTIVE: show coloratissimo e improvvisato per Panda Bear e soci. A tre consolle spetta il compito di dare al pubblico una massiccia dose di elettronica. Accompagnati dalla batteria si rivelano iprnotici più che mai. I vocalizzi di Panda Bear sono un must per la band americana.


BRIAN WILSON: un bolognese direbbe maliziosamente che con Brian e la sua allegra compagnia, sono state aperte le porte del Giovanni XIII (ospizio per anziani). Poi inizi a guardarti in giro, e vedi gente di tutte le età lanciarsi nei balli dei brani surf di Pet Sounds, allora cambi idea e trovi che non è mai troppo tardi per trovarsi di fronte alla storia della musica e che il leader dei Beach Boys ha ancora molto da insegnare alle nuove e vecchie generazioni.


DRIVE LIKE JEHU: la band post hard core di San Diego ha energia da vendere. Impressionanti sono gli stop and go delle chitarre. Le tracce degli albums Drive Like Jehu (1991) Yank Crime (1994) sono più che mai attuali. Ricordano un pò gli Shellac di Steve albini, forse meno divertenti ma altrettanto potenti.


PJ HARVEY: probabilmente lo show più azzeccato di tutta la kermesse. Polly Jean si presenta in abito scuro e sax in mano al posto della solita chitarra, affidata invece alle mani di John Parish e dei nostri Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Alessandro Stefana. L'esibizione ha un che di teatrale e le tracce di The Hope Six Demolition Project dal vivo sono più che mai convincenti. La playlist lascia comunque spazio alle vecchie glorie di 50 ft Queenie e Down By the Water.


SIGUR ROS: la band islandese si presenta con i tre titolari rimasti e ciò fa rimpiangere l'assenza del quartetto d'archi delle Amiina che davano un tocco di magia alle esibizioni live. Gli effetti ottici della performance sono notevoli ma non suppliscono all'assenza di una tastiera o di una seconda chitarra. L'esibizione sembra subire il minimalismo della band, la magica voce di Jonsi rende lo show valido ma non memorabile. Aprono lo show con una nuova canzone che tuttavia non mostra una nuova via del trio islandese.


TY SEGALL: Ty è un matto! Divertente, potente offre uno show degno di nota. Il pubblico spesso è al centro dell'attenzione e spesso Ty fa parte dei suoi fans con molti stage diving. La comicità dell'artista californiano non va a discapito della sua professionalità. Tracce di Emotional Mugger infiammano le prime file in un pogo perenne. Possiamo tranquillamente dire che il futuro del punk e del garage sia nelle sue mani.


MUDHONEY: Se con Brian Wison ci siamo trovati davanti alla storia, possiamo affermare lo stesso con il gruppo di Seattle dei Mudhoney. Mark Armer e Steve Turner hanno forse inventato il grunge. Ciò non è stato dimenticato dai presenti che nel cortile del museo di arte contemporanea hanno voluto chiudere degamente il Primavera Sound con concerto gratuito e aperto a tutti.

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