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Permanent Fatal Error & Egle Sommacal

Ospiti ad Afternoon Tunes Sabato 9 Maggio h 16.30


di Andrea Tabellini
Categorie: Afternoon Tunes
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Sabato 9 Maggio h 16.30 Afternoon Tunes si muove all' interno di BAUM Bolognina Arti Urbane in Movimento con l' intervista a due protagonisti della manifestazione: Olivier Manchion dei Permanent Fatal Error ed Egle Sommacal.

PERMANENT FATAL ERROR Deaf sun / Deaf blues,

Esce il 16 febbraio per l'etichetta Secret Furry Hole Deaf sun / Deaf blues, il nuovo EP del progetto di Olivier Manchion (Ulan Bator, Faust) Permanent Fatal Error. All’EP hanno partecipato, oltre a Olivier (chitarra acustica, voce, tastiere), anche Giulio C. Vetrone (chitarra classica ed elettrica), Nicolas Marmin (basso, electronica), Francesco Bolognini (batteria, electronica), Seb Martel (chitarra elettrica), Nicholas Thomas (vibrafono) e Franck Lantignac (batteria).


“Olivier Manchion, l’uomo dietro al progetto Permanent Fatal Error, è rimasto lontano dalla musica per 10 anni. 10 anni in cui ha ricostruito una vita che adesso scorre nell’EP Deaf sun / Deaf blues. Un EP in cui le sue passate esperienze (“Law Speed” dei PFE e la sua attività nei Faust e Ulan Bator) convergono con vasti e rilassati, desolati paesaggi, delicati ricami di chitarra, voci fragili e ritmiche circolari. Una visione profondamente europea e personale, lontana da ogni possibile genere o moda. Una sensazione di movimento con lo sguardo perso in dettagli che catturano.” (Fabrizio Modonese Palumbo, Larsen)

BIOGRAFIA Permanent fatal error è il progetto di Olivier Manchion, musicista parigino e membro fondatore, coproduttore e bassista di Ulan Bator, con i quali ha pubblicato classici del “post-punk/rock” come “Polaire”, “Végétale” e l’ultimo “Ego:Echo” prodotto da Michael Gira (Swans). Scoperto in Italia dai CSI, il trio infuocherà i palchi italiani fino alla pubblicazione di “Ok:Ko”. Nel 2001, alla ricerca di nuovi spazi sonori, Olivier lascia Ulan Bator e crea Permanent fatal error (Olivier Manchion, Nicolas “Aka_Bondage” Marmin, Giulio Vetrone e Francesco Bolognini dei CUT) con il quale pubblica l’album “Law Speed” (2004) prima di un breve rientro negli Ulan Bator e di una nuova collaborazione con i leggendari Faust e DamoSuzuki (Can). Uomo di mille progetti, Olivier dirige dal 2009 il super-collettivo reggiano Arzân e dal 2013 ha lanciato a Reggio Emilia, dove vive dal 2001, il progetto “Red Noise“, dedicato alle band emergenti del panorama reggiano. Dopo 10 anni di silenzio, il 16 febbraio 2015 esce un nuovo EP intitolato Deaf sun / Deaf blues (Secret Furry Hole) con un organico di 7 musicisti che include il chitarrista Seb Martel (Femi Kuti, Piers Faccini, Morcheeba, Camille…) e Franck Lantignac, primo batterista di Ulan Bator (Polaire, Végétale).

EGLE SOMMACAL “Il Cielo Si Sta Oscurando”

In principio fu un disco di sola chitarra acustica, fingerpicking in presa diretta e senza sovraincisioni, poi uno di chitarra elettrica insieme ad un’ensemble di fiati. Ora, Egle Sommacal torna con il suo terzo disco solista, “Il Cielo Si Sta Oscurando”, riprendendo in mano l’acustica e mettendola al servizio di un’idea, di un concetto, che come un sottile filo conduttore attraversa tutto l’album. Ma andiamo con ordine: Egle Sommacal può essere conosciuto ai più come il chitarrista dei Massimo Volume, uno dei gruppi più rappresentativi e osannati dell’underground musicale italiano degli ultimi vent’anni. Ma Egle Sommacal, smessi i panni del chitarrista rock, è prima di tutto un amante e uno studioso del proprio strumento, un musicista che da sempre ricerca le (in)finite possibilità con cui trasmettere, attraverso sei corde, quello che sente e che lo circonda, con un proprio stile e una propria sensibilità. Per questo, a scanso di equivoci, “Il Cielo Si Sta Oscurando” non c’entra con i Massimo Volume, e non è nemmeno un disco country o bluegrass, o un qualcosa à la John Fahey solo perché è suonato in solitaria con la tecnica del fingerpicking. Questo è un disco influenzato dalla musica minimale americana, con rimandi alla musica classica, che ha preso forma da un esercizio di trascrizione per chitarra acustica delle partiture di pianoforte di Philip Glass, esercizio diventato presto un mondo nuovo, fatto di dinamiche e posizioni mai esplorate. C’è un senso di oscurità che si insinua nei nove brani di questo album, che sembra composto con quei colori plumbei anticipatori di un temporale, della gravità che lo accompagna. Egle marcia sui titoli e sulle sensazioni che evocano, dall’apertura che dà il nome all’intero disco a “Nuvole Sopra La Bolognina”, da “Nessun Posto Sicuro” a “Gravità”, dove un gioco di delay rende quasi tangibile la pioggia pronta a cadere. Passa da una “Hello Guys” nel lato A al suo reprise nel lato B, fermandosi per rendere omaggio a Erik Satie, di cui esegue una versione di “Première Gymnopedie” trascritta per chitarra acustica. E se “L’ultimo Dei Collezionisti” lascia aperte tutte le interpretazioni del mondo, “Ryou-Un Maru” invece è la storia minima dell’omonimo peschereccio, staccatosi dalle coste giapponesi dopo il maremoto del 2011 (quello della centrale di Fukushima) in una deriva solitaria durata centinaia e centinaia di kilometri, terminata con l’affondamento vicino le coste del Canada. Registrato in presa diretta, questo è un disco che rimane addosso, nella sua scarna complessità, nei suoi intrecci circolari che caratterizzano sempre più lo stile chitarristico e compositivo di Egle. Il cielo si sta oscurando, per cui copritevi. O aspettate che il temporale vi cada in testa.

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