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Diritto all'abitare, da emergenza a crisi strutturale

Oggi alle 18 manifestazione per il diritto all'abitare.


di redazione
Categorie: Movimento, Casa
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Làbas, Hobo, Idra, Asia-Usb e #ioccupo hanno convocato una manifestazione per chiedere lo stop di sfratti e sgomberi e per il diritto all'abitare. L'appuntamento è per oggi alle 18 in piazza Verdi.

I toni della manifestazione di oggi pomeriggio saranno quelli oramai consueti, a Bologna e non solo. La catastrofe di un'emergernza abitativa che si è fatta strutturale e permanente presenta ogni giorno un conto salato per singoli e famiglie costretti in mezzo a una strada da una crisi che non accenna a placarsi. Crisi, anche questa, che pare assumere le fattezze di una realtà con cui dover fare i conti per molto tempo.

Le vicende bolognesi degli ultimi giorni raccontano di una città in bilico tra il giro di vite voluto dalle istituzioni cittadine su sfratti e sgomberi e la nascita di sempre più numerose esperienze di occupazione a scopo abitativo.
Se sabato 29 novembre l'esperienza di Idra - che fa riferimento al collettivo Hobo - ha vissuto lo sgombero alle prime ore del mattino, ieri 76 famiglie hanno occupato una struttura dismessa in via Fioravanti. Più indietro nel tempo sono state l'occupazione di uno stabile in disuso in via De Maria e lo sgombero del "secondo" studentato Taksim ad occupare le prime pagine dei giornali locali.

Seppure queste esperienze sembrano parlare con voce diversa - sgomberi e sfratti contro nuove occupazioni -, c'è, in effetti, un filo rosso che le lega. Quel filo lo ha tessuto l'assessore al Welfare Amelia Frascaroli, parlando dell'occupaziuone di ieri alla Bolognina. Secondo l'assessore Frascaroli sarebbe impossibile che un così alto numero di famiglie non si trovasse sotto l'attenta osservazione dei servizi sociali. È però vero, ammette, che l'azione dei servizi sociali presenta non poche carenze. Insomma non è dato sapere come queste famiglie siano improvvisamente apparse.

Frascaroli non ha mancato di ricordare che tra il Comune di Bologna e la prefettura è stato siglato un protocollo che intende fermare gli sfratti per morosità incolpevole per mezzo dell'applicazione di tariffe agevolate - ad esmpio sull'Imu - e canoni d'affitto popolari da corrispondere ai proprietari degli stabili occupati.
Il fatto è che quel protocollo si applica poco e male, lasciando spesso il passo a metodi meno concertativi. A questo proposito è utile ricordare il caso dei due anziani - uno invalido, uno con la pensione minima - che hanno subito uno sfratto, anche con l'ausilio di una cospicua presenza della forza pubblica. Ma utile è ricordare anche le dichiarazioni del sindaco Merola, a più riprese impegnato a chiarire che tutte le occupazioni abusive troveranno presto una fine.

"Da una parte ci sono tentativi di placare quella che è un'emergenza non emergenziale ma strutturale - spiega Cristopher di Làbas - dall'altra parte non va bene  che a una famiglia che rischia di essere sfrattata o è già stata sfrattata gli si recrimini il fatto che abbia già preso casa. Se bisogna aspettare il momento in cui si è per strada per avere casa, la situazione diventa problematica".

Due dati, dunque, emergono con grande chiarezza. Anzitutto, le istituzioni della città hanno da tempo assunto un atteggiamento - ci venga concesso - schizofrenico nei confronti della crisi e delle politiche abitative. Se si sigla un protocollo per evitare sfratti e sgomberi, lo si applica solo in certi casi - e secondo criteri non meglio precisati - e poi si invocano gli stessi sfratti e sgomberi che si vogliono evitare, qualcosa non torna.

Allo stesso tempo, però, la continua proliferazione delle esperienze di occupazione qulche riflessione pubblica la deve sollecitare, seppure il ritardo accumulato è già forte. Se la strategia tracciata dal Piano Casa impone alle istituzioni cittadine la tattica del pugno di ferro, però, per le pubbliche riflessioni non paiono esserci spiragli.

Alessandro Albana


Ascolta l'intervista a Cristopher di Làbas

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