Radio Città Fujiko»Notizie

Diritti dell'uomo: il 2018 è l'anno della repressione e delle lotte femministe

70 anni dopo: Il rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti dell'uomo


di Anna Uras
Categorie: Movimento
2Y6A1938_R.png

Come ogni anno, in occasione dell'anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo Amnesty International ha pubblicato il suo rapporto sulla situazione dei diritti nel mondo. Il 2018 in Italia è l'anno della repressione e della violazione dei diritti dei migranti, mentre a livello globale è l'anno delle lotte femministe.

La dichiarazione dei diritti dell'uomo compie settant'anni, ed entra a pieno titolo nella terza età senza essersi realizzata. Non solo il mondo non sembra più vicino a garantire i diritti fondamentali a tutti gli uomini e le donne che lo abitano di quanto non lo fosse in passato, ma se mai è esistita una volontà politica diffusa di tentare, ad oggi non è altro che un ricordo lontano. In Italia non si è solo smesso di parlare di diritti dell'uomo, procedendo ad una loro sistematica violazione, ma negli ultimi anni abbiamo assistito ad un processo di colpevolizzazione e criminalizzazione di chi prova a difenderli. Una novità nel dibattito italiano, che si specchia in moltissime altre realtà internazionali. "Se analizziamo le politiche contro le Ong - spiega infatti Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia - vediamo che si tratta di un fenomeno globale. Limitandoci soltanto ad Amnesty International quest'anno abbiamo avuto irruzioni pretestuose da parte della polizia in India, abbiamo il Presidente e il Direttore di Amnesty Turchia sotto processo per terrorismo, c'è una legge in Ungheria che rischia di far chiudere Amnesty International. In Egitto le Ong sono state ridotte al silenzio, i difensori dei diritti umani in Colombia decimati. C'è  un'offensiva globale contro chi si occupa di diritti umani che poi nei singoli Paesi produce questo effetto, che conosciamo ahimé bene anche in Italia, che i diritti non sono più per tutti ma sono i diritti di una maggioranza che si sente più sicura se si tolgono diritti alle minoranze, e allora non stiamo più parlando di diritti ma di interessi e privilegi".

Altrettanto transanazionale è quello che il Rapporto Amnesty 2018 ha riconosciuto come il movimento di massa dell'anno, ovvero le battaglie per i diritti delle donne. "Assistiamo -scrive infatti Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International - a un’epoca in cui un’economia globale indebolita ha lasciato spazio all’ascesa di personaggi politici boriosi, che utilizzano atteggiamenti machisti, misoginia, xenofobia e omofobia, per fornire l’immagine del leader come “uomo forte”. Nel 2018 abbiamo visto molti di questi “leader forti” cercare d’indebolire il principio stesso di uguaglianza, pietra angolare delle norme sui diritti umani. Hanno cercato di demonizzare e perseguitare le comunità già emarginate e vulnerabili. Tuttavia, quest’anno nessuna lotta per l’uguaglianza ha avuto tanta risonanza e visibilità quanto quella per i diritti delle donne".  Lotte che molto spesso si sono intrecciate con tematiche più ampie, riconoscendone l'interdipendenza, come nel caso di Ni Una Menos in Argentina, che ha portato avanti la battaglia per il diritto all'aborto unitamente allo scontro con il governo neoliberista di Mauricio Macri, o come in Polonia o in Brasile, dove la lotta delle donne ha rappresentato la più efficace e forte forma di resistenza a governi di estrema destra, ma anche in America, dove la presidenza Trump è coincisa con la diffusione del movimento #MeToo e con marce femministe che hanno coinvolto milioni di persone.

Per quanto riguarda l'andamento negli anni, "se prendiamo questi ultimi 2 anni - commenta Noury - vediamo che sul piano globale è proseguito l'uso, ulteriormente diffuso, di questo linguaggio divisivo, intriso di odio, di razzismo, quest'anno più che mai di misoginia. I conflitti non si fermano e ne scoppiano di nuovi, e per quanto riguarda l'Italia alla fine sono stati due anni in piena continuità. Quest'anno è stato portato  a termine quel progetto politico che ha affidato alla Libia il compito di fermare le partenze di migranti e richiedenti asilo attraverso il mediterrano. Da ultimo questo disegno che colpisce così a fondo i diritti dei migranti e richiedenti asilo ha trovato compimento con il decreto sicurezza approvato recentemente".

ASCOLTA LE PAROLE DI RICCARDO NOURY:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]