C’è stata una netta diminuzione, da più di 1 miliardo a 805 milioni, del numero di quanti soffrono la fame nel mondo. A rivelarlo un rapporto di Ifad, Pam e Fao. In netta controtendenza il continente africano, dove aumentano le persone toccate dal problema. Un dato, quest’ultimo, che mette all’indice la relazione tra politica e fame nel mondo.

Dovrebbe essere un dato salutato con soddisfazione. Per molti versi è davvero una notizia positiva, quella diffusa da Fao, Pam e Ifad, secondo la quale sono passati da 1 miliardo a 805 milioni quanti soffrono di fame sul nostro pianeta. Ma a leggere bene i dati, soprattutto quelli relativi all’Africa, che si segnala in netta controtendenza, non ci si può non porre alcuni interrogativi. Primo tra tutti, quello che riguarda l’incapacità del continente di tirarsi fuori dalla situazione drammatica nella quale versa.

A spiegare, senza risparmiare critiche all’Occidente, perchè in Africa non si riesca a debellare la piaga della fame, è Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia. “La verità è molto semplice e cruda. A luglio-agosto l’Italia aveva già consumato le risorse che aveva a disposizione. Dove andiamo a trovare l'”Italia” che ci manca?” si chiede provocatoriamente Salinari, facendo riferimento alla depredazione costante del continente africano da parte dell’Occidente.

C’è la volontà politica -attacca Salinari- di tenere l’Africa in una condizione di estrema povertà e sottosviluppo, perchè così la si rende estremamente dipendente dal nostro bisogno di appropriarci di materie prime, e dunque a fare una scarsissima, per non dire nulla, opposizione allo sfruttamento delle sue risorse. La fame è uno dei tantissimi strumenti messi in campo per tenere le popolazioni in uno stato di subalternità.”

Salinari, spiega che quei paesi che hanno sconfitto il problema della fame, dunque in America Latina e in Asia, ci sono riusciti in base a precise scelte politiche: l’autosufficienza e la sovranità alimentare. Non è stato così per l’Africa, per i motivi che si sono illustrati, alle cui fondamenta Salinari mette una ragione molto semplice: perchè la situazione attuale possa restare la stessa “chi sta peggio deve continuare a stare peggio.”