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Diario motivato

La rubrica del comitato Articolo 33


di redazione
Categorie: Istruzione, Politica
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Paolo Perini, giornalista, aveva condiviso con Articolo 33 alcuni dati Ocse, dimostrando che la scuola pubblica prepara meglio di quella privata. Oggi ci spiega perché al referendum bolognese voterà A, per la scuola pubblica.

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Caro diario,
a Bologna ogni anno decine di bambini rimangono esclusi dalla scuola dell’infanzia. Questo succede in una delle città che furono tra le più civili e colte d’Italia, che è stata la culla dell’Università in Italia e in Europa. Il 26 maggio i cittadini bolognesi potranno decidere di cambiare rotta. Potrete dare un chiaro segnale alla politica e al Comune con il referendum consultivo sui finanziamenti alla scuola dell’infanzia.

Ogni anno qualche bambino resta escluso, ma non se lo merita. Non viene escluso perché si è comportato male, e neppure perché portatore di qualche malattia infettiva, come la varicella o gli orecchioni. Non è neanche una questione di mala sorte. A Bologna i bambini possono essere esclusi per esaurimento posti. Fin dagli albori della sua vita nella comunità a molti bambini e ai loro genitori, vengono imposte scelte che non hanno niente a che fare con la libertà. Sono scelte obbligatorie, o tutt’al più situazioni di ripiego. Questa ingiustizia è dovuta al fatto che le risorse comunali sono investite altrove. Pare che i principi di uguaglianza e di laicità non siano più le stelle polari della politica e dell’amministrazione comunale. Ma una città come Bologna non può rassegnarsi a questa ingiustizia.

Non è solo una questione di soldi, ma di libertà di scelta educativa. Oggi a Bologna, per molti genitori, non è più così. La scelta della scuola paritaria si sta trasformando in una scelta obbligata, una non-scelta. Ogni anno decine di bambini restano esclusi dalla scuola di tutti per scelte politiche sbagliate, che – guarda caso – infrangendo la lettera della Costituzione spendono le risorse finanziando scuole non pubbliche, private, o come vengono chiamate con un termine di neolingua "paritarie".

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