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13 denunce per la contestazione a Renzi in Montagnola

Le prime conseguenze per la contestazione alla Festa de l'Unità.


di redazione
Categorie: Movimento
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La Digos ha denunciato 13 attivisti di Hobo, Tpo e Labàs per la contestazione a Renzi durante la Festa de l'Unità in Montagnola, il 3 maggio scorso. Resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e getto pericoloso di cose le ipotesi di reato. Intanto oggi viene presentata una campagna, che porta il logo di Zerocalcare, in solidarietà ai due attivisti raggiunti da divieto di dimora. Hobo: "Controdenunceremo".

La Digos di Bologna ha denunciato 13 militanti di realtà antagoniste bolognesi per gli episodi connessi alla contestazione a Matteo Renzi, in occasione della sua presenza, il 3 maggio, alla Festa Nazionale dell'Unità, svoltasi in Montagnola.
Le persone denunciate appartengono ad Hobo (8 denunce) e Tpo e Labàs (5 denunce). Le accuse sono, a vario titolo, quelle di resistenza a pubblico ufficiale continuata e aggravata, e danneggiamento in concorso. Per alcuni di loro anche il getto pericoloso di cose.

Tutto è avvenuto a debita distanza dal palco sul quale è salito il premier, poiché la polizia ha impedito di entrare in Montagnola ai contestatori. Gli episodi contestati sono avvenuti sulla scala del Pincio.
I manifestanti, fin da subito, hanno diffuso una serie di video con l'obiettivo di mettere in discussione la versione della Questura. In particolare ci sono alcuni episodi, come quello di un'insegnante con la spalla fratturata poiché travolta dalla carica della polizia o Stefania, una ragazza di Hobo con la testa rotta da una manganellata, che vogliono dimostrare la violenza delle forze dell'ordine.

"Nei prossimi giorni - annuncia ai nostri microfoni Loris Narda di Hobo - depositeremo alcune denunce perché si possa aprire un'indagine su come sono andate realmente le cose".
In particolare, Hobo vede un filo rosso tra il controllo esercitato dal "Partito della Nazione", la nuova veste del Pd, e le azioni di Procura e Questura. "Ormai il Pd non ha più legittimità - afferma l'attivista - dal momento che è costretto ad impedire con la forza la manifestazione del dissenso".

Loris Narda, insieme a Parvis Hashn Tirgan sono oggetto, da una decina di giorni, di un provvedimento cautelare che impone loro il divieto di dimora nel Comune e nella provincia di Bologna.
Proprio oggi, davanti alla Procura, è stata lanciata una campagna di solidarietà coi i due attivisti di Hobo e contro il provvedimento cautelare, il cui logo è stato disegnato dal celebre vignettista Zerocalcare.

"Abbiamo anche lanciato un appello agli intellettuali e ai professori della città - spiega Narda ai nostri microfoni - Non è immaginabile che siamo costretti ad abbandonare la nostra città senza che ci sia stato un processo nel quale potevamo difenderci. Il divieto di dimora è una sorta di esilio politico per chi porta avanti le lotte sociali. Oltretutto emesso dalla Procura, dove si trova Valter Giovannini, il procuratore che parla tanto di legalità, ma è sotto indagine per la gestione della vicenda della farmacista suicida".


Ascolta l'intervista a Loris Narda

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