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Il Decreto Salvini, oggi al vaglio della Camera ma di nuovo sottoposto alla mozione di fiducia, secondo i calcoli della Fp Cgil potrebbe comportare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Tutte le figure coinvolte nell’accoglienza, insomma, sarebbero a rischio. Si salvano solo le guardie armate, sempre più richieste dal modello Salvini.

Abbiamo già parlato di molte delle ripercussioni negative del decreto Sicurezza, al voto alla Camera dopo aver passato il vaglio del Senato, ma secondo la Fp Cgil c’è un altro aspetto di cui tenere conto, ovvero la perdita dei posti di lavoro. D’altronde in molti hanno provato a dirlo per anni, che quei famosi 35 euro al giorni sbandierati da Salvini non erano bustarelle distribuite ai richiedenti asilo, bensì fondi investiti nel settore dell’accoglienza e nella creazione di posti di lavoro. Se la narrazione della realtà legate alle migrazioni non fosse così distorta, non stupirebbe quindi il calcolo del sindacato: la riduzione del costo pro ospite da 35 a 19/26 euro al giorno a seconda della dimensione del centro di accoglienza potrebbe tradursi in circa 50mila lavoratori a rischio

Ma ancor più del taglio alle spese giornaliere pro ospite, è l’intenzione più o meno esplicita del Ministro degli Interni di un progressivo abbandono del sistema Sprar in funzione dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinari) che influirà sui posti di lavoro nel settore dell’accoglienza. “Il decreto vuole annullare quest’esperienza – denuncia Enzo Bernardo dell’ufficio internazionale di Fp Cgil – forse perché è l’unica che funziona. E dietro a questa esperienza ci sono decine di migliaia di lavoratori, per la maggior parte precari ma che danno tantissimo all’integrazione. È drammatico che con un atto amministrativo si voglia cancellare una delle esperienze più importanti che ci sono in Italia e mandare sul lastrico decine di migliaia di persone che hanno un’esperienza incredibile e che hanno permesso il funzionamento di queste attività”.

Non solo molti posti di lavoro sono a rischio, anche la qualità delle condizioni di lavoro e la corrispondenza dell’impiego con le competenze degli impiegati verrano messe in discussione. “Questi centri che dovevano essere straordinari – sottolinea infatti il sindacalista – alla fine sono dei grandi raccoglitori, dei grandi posti dove il tipo di professionalità che viene richiesta è quella della sicurezza. Per cui avremo più guardie armate e sicuramente meno interventi di tipo sociale, psicologico e di ogni genere che punti all’integrazione. Noi siamo assolutamente contrari a queste formule di raduno di persone. Le conosciamo, già cominciano in Libia. Sono scelte politiche e ideologiche precise, che vanno contrastate come tali. Senza contare poi il dramma di tutti i migranti, di tutte le persone che ci si trovano dentro, che è un problema incommensurabile che certamente è anche maggiore di tutto il problema occupazionale che noi segnaliamo. Ma insomma, si aggiunge problema a problema, disperazione a disperazione”. 

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