Radio Città Fujiko»Blog

Davvero dobbiamo scegliere tra feroce fascismo e conformismo liberista?

La rappresentazione delle opzioni in campo induce al suicidio.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
Dicotomia.png

Se l'alternativa è tra l'autoritarismo alla Salvini e Minniti o il conformismo liberista alla Renzi e Gramellini, meglio pianificare un esilio di massa. Occorrerebbe invece giocare in attacco e rompere questa falsa dicotomia ricorrendo all'intelligenza collettiva. Anche semplicemente per sentirci meno soli.

Qualche giorno fa ho partecipato ad un'assemblea pubblica bolognese che aveva l'ambizioso e meritorio obiettivo di unire tutte le forze sinceramente antirazziste per fronteggiare insieme il periodo tetro in cui stiamo vivendo.
È particolarmente significativo constatare come la parola chiave emersa da molti interventi fosse "solitudine". Molte persone percepiscono nitidamente il malessere di vivere disperse e frammentate, senza una dimensione di comunità a cui appartenere, ma soprattutto senza la rappresentanza di un quadro valoriale che aderisca alle proprie convinzioni.

A ben vedere, quel malessere è giustificato dalla apparente dicotomia che egemonizza il discorso pubblico oggi, incastrato in una misera polarizzazione tra feroce fascismo da un lato e bieco conformismo liberista, che un tempo si sarebbe definito borghese, dall'altro.
Lungi da me sostenere che queste siano le uniche due posizioni in campo, ma la rappresentazione che ne viene fatta dai mezzi di comunicazione e che risulta dall'analisi delle posizioni e dei programmi espressi dalla politica parlamentare le presenta come l'unica alternativa possibile, l'unica scelta tra forze in grado di spostare consenso.

Così noi viviamo il disagio di essere schiacciati tra l'autoritarismo, la violenza, il razzismo e gli altri elementi fascistoidi espressi da soggetti come Salvini, Minniti e Fusaro e il perbenismo, il paternalismo patriarcale, il cinico darwinismo sociale e altre bestialità alla Renzi, Gramellini e Scalfari (ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo).
L'opzione a cui dovremmo rassegnarci, secondo il bipolarismo che si vorrebbe cocciutamente costruire, sarebbe comunque conservatrice, più reazionaria ed eversiva in un caso, più liberal ed elitaria nell'altro.

Se l'alternativa al disegno totalitario del nazionalismo feroce espresso dalla Lega e dai neofascisti dichiarati deve essere un'accozzaglia di conformismo liberista e altoborghese, forse è meglio che cominciamo seriamente a preparare un esilio di massa.
La cosa più sconcertante del nostro Paese è la difficoltà, al limite dell'impossibilità, di veder nascere e consolidarsi una forza sociale e politica capace di rompere lo schema asfittico che ci viene propinato.
Eppure altrove, con tutti i limiti del caso e del contesto, ciò sta avvenendo. I Corbyn, i Sanders, i Podemos sono esempi imperfetti di qualcosa che però esiste.

Mentiremmo se dicessimo che l'Italia ha un'incapacità genetica di produrre una forza sociale ampia in grado di rovesciare lo schema. Nel secolo scorso c'è stato il CLN ma, senza andare troppo indietro, vent'anni fa c'è stato il movimento No Global, che non a caso è stato represso nel sangue.
Chi, come chi scrive, ha avuto la propria formazione politica in quel contesto, non può non ricordare i picchi di lungimiranza e di elaborazione di proposte, il livello culturale eccellente che l'intelligenza collettiva ha saputo produrre.
Senza scivolare in facili e comprensibili nostalgie, penso però che sia arrivato il momento di interrogarci seriamente su come giocare in attacco per manomettere e scardinare la gabbia in cui ci troviamo rinchiusi.

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]