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Davvero Bob Dylan rifiuta il premio Nobel?

Le motivazioni dietro alla complicata assegnazione del premio al cantautore.


di redazione
Categorie: Società
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Il 10 dicembre a Stoccolma la cerimonia di ufficiale per la proclamazione dei premi Nobel potrebbe non contare tra i presenti il cantautore americano. Ne abbiamo discusso insieme al professor Alessandro Carrera, biografo di Dylan.

No, Bob Dylan non ritirerà il premio Nobel per la letteratura. La cerimonia prevista il 10 dicembre non vedrà comparire il cantastorie di Duluth. Ufficialmente per altri impegni già presi in precedenza ma la verità è che entrare nella testa di Dylan nel momento di decidere se partecipare o meno ad una celebrazione simile potrebbe essere un pò complicato.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Se avessi la possibilità di chiedergli delle  spiegazioni penso che otterei una risposta simile a quanto scritto nella canzone Day of the locusts: “Non c’era molto da dire, non c’era conversazione mentre io salivo sul palco per ricevere il mio diploma [...] Diedi un’occhiata alla sala dove i giudici stavano parlando, l’oscurità era dappertutto, si sentiva lo stesso odore che in una tomba”.
Questo è Dylan: uno che se entrasse in quella sala in festa a Stoccolma, con quell’aria di solennità e di commemarazione, ci sentirebbe odore di tomba. La canzone appena citata racconta di quando la Princeton University gli conferì una laurea ad honorem in musica, ma le parole utilizzate da Dylan possano avere carattere universalizzabile.

Non è la prima volta che un premio Nobel per la Letteratura si rifiuta di ritirare il premio, perché nel 1964  il filosofo Jean-Paul Sartre fece lo stesso. C’è da fare alcune precisazione perché quella volta le cose andarono differentemente. Sartre scrisse una lettera alla prestigiosa accademia svedese già prima che gli fosse conferito il premio, spiegando che non avrebbe voluto riceverlo. Forse questa lettera non arrivò mai o forse non fu mai aperta, o magari è arrivata ed è stata anche letta ma il premio Nobel gli fu assegnato comunque. Dopo di ciò Sartre imbracciò nuovamente carta e penna per spiegare che date le sue convinzioni politiche e intellettuali, inserite per altro nel contesto sociale degli anni ‘60, gli impedivano di ricevere questo tipo di onoreficenze: “Lo scrittore – sostenne Sartre - deve rifiutare di lasciarsi trasformare in un’istituzione, anche se questo avviene nelle forme più onorevoli, come in questo caso”. Insomma, con tutto il rispetto: no grazie!

Secondo il professore Alessandro Carrera, biografo di Dylan per Feltrinelli oltre che docente presso l’Università di Houston, Dylan potrebbe andare a ritirare il premio in primavera, essendo già in programma un concerto a Stoccolma. Infatti, si ha tempo 6 mesi per ritirare il premio, non è necessario andare durante la cerimonia ufficiale. Non bisogna nemmeno dimenticare che tutta la querelle sul fatto che Dylan vada o meno a ritirare il premio esiste solo in Europa. Come spiega il professor Carrera “il premio Nobel è una cosa importantissima in Europa e forse anche in altre parti del mondo ma in America non così tanto, non se ne parla molto [...] per gli americani l’Oscar o il Pulitzer sono più importanti. Il chiasso mediatico sulla faccenda c’è in Europa ma in America è un premio come un altro, anche perché è molto raro che lo vincano gli americani”.

Si sta comportanto in modo snob? No, sarebbe meglio dire che “per Dylan – continua Carrera - il Nobel per la Letteratura è solo un altro dei tanti premi che gli vogliono dare e lui apprezza il fatto che glielo abbiano voluto dare ma non lo spinge a lasciare tutto quello che sta facendo e a correre a Stoccolma»
Un’altra questione fondamentale da tener presente è la dimensione esistenziale di un personaggio come Bob Dylan che in tutte le occasioni ufficiali si è sembre trovato in clamoroso disagio: ad esempio, quando andò a ritirare la medaglia della Libertà dal presidente degli Stati Uniti nel 2012 il vero showman fu proprio Obama; Dylan per tutta la cerimonia rimase immobile e impassibile, quasi terrorizzato. Per non parlare della cerimonia a cui partecipò quando, sigh,  il Re di Svezia gli conferì il Polar Price nel 2000: sbagliò totalmente il protocollo facendo una pessima figura.

Infine non è da sottovalutare, come nel caso di Sartre, la dimensione culturale e sociale della quale è portatore Bob Dylan. “Gli artisti della muscia rock di quella generazione, come Dylan, – prosegue Carrera - nascono e si formano in opposizione totale a tutto quello che è scuola, accademia, cultura ufficiale: loro sono la controcultura e sono vissuti abbastanza per diventare la cultura e non erano preparati a questo. È imbarazzante in un certo senso avere creato la propria identità come il paladino della controcultura e ad un certo punto dover andare a parlare a nome di tutto ciò che si è sempre voluto tenere fuori dalla porta”. Chapeau!  
Dylan è non ama le cerimonie, prova disagio in quelle situazioni e il premio Nobel dell’accademia svedese rappresenta tutto ciò che Dylan non è che non è mai stato.
Sembra ancora di sentire Days of the Locusts quando dice: “dismisi la toga, presi il diploma e la mia ragazza ed insieme guidammo dritto verso le colline nere del Dakota, mentre io ero ben felice di uscirne vivo". Dai Bob che forse ne uscirai vivo anche stavolta.

Francesco Calderaro


Ascolta l'intervista a Alessandro Carrera

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