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Danza Urbana e i soldi di Israele, l'appello della campagna Bds

La campagna di boicottaggio chiede al festival di non prestarsi alla propaganda del governo israeliano.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Esteri
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L'artista israeliana Sharon Vazanna

"Non danzare sulle tombe di Gaza". L'Ambasciata israeliana finanzia il festival "Danza Urbana" e la performance dell'artista Sharon Vazanna. La campagna Bds verso Israele chiede di annullare lo spettacolo e di interrompere le relazioni perché il Paese viola i diritti umani dei palestinesi. La risposta del festival: "Non condividiamo la politica del governo israeliano, ma non possiamo discriminare un'artista in base alla cittadinanza. E viene finanziato solo il viaggio dell'artista".

L’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia risulta essere tra i finanziatori del Festival “Danza Urbana” in corso a Bologna (5-14 settembre), nel quale è prevista la partecipazione dell’artista israeliana Sharon Vazanna.
Un finanziamento che non è passato inosservato, almeno per la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele che sottolinea come il governo israeliano sia responsabile di crimini nei confronti dei palestinesi - come avvenuto nella recente operazione "Protective edge" - e mantenga l'apartheid.
Per questo chiede che venga cancellata la performance dell'artista inserita nel cartellone, vengano interrotte le relazioni con l'Ambasciata Israeliana, gli spettatori boicottino lo spettacolo e Radio Città del Capo ritiri la media-partnership del festival.

"Non abbiamo niente contro il festival Danza Urbana o gli artisti israeliani in genere - premette Mario del coordinamento Bds di Bologna - ma il problema è che da alcuni anni Israele ha avviato una campagna di marketing, denominata 'Brand Israel', pensata appositamente per mostrare un volto grazioso del Paese, in modo che non lo si pensi più come un territorio di guerra". Per questo si chiede pubblicamente agli organizzatori del festival di non essere neutrali e di prendere posizione sulla questione.

Dal festival arriva prontamente la risposta all'appello. "Anche noi non condividiamo le scelte del governo israeliano - afferma ai nostri microfoni il direttore artistico Massimo Carosi - ma come non discriminiamo artisti in base all'orientamento sessuale o alla religione, allo stesso modo non pensiamo sia giusto escludere un'artista in base alla propria cittadinanza".
Quanto al finanziamento dell'Ambasciata al festival, Carosi precisa che Israele finanzia solamente il viaggio dell'artista, che risulta vincitrice di un premio internazionale.
"Non penso - conclude il direttore artistico - che attraverso ciò il governo di Israele riesca a cambiare il giudizio dell'opinione pubblica nei confronti delle sue politiche espansionistiche. In ogni caso noi abbiamo intenzione di promuovere una riflessione insieme all'artista, in particolare sulla guerra di poche settimane fa a Gaza".

Dal canto suo, Radio Città del Capo, tirata in ballo dal comunicato di Bds, nel quale già però si esprimeva apprezzamento per il lavoro svolto, risponde con una lettera aperta nella quale ricorda come abbia espresso una chiara posizione sul tema, "lasciando che fossero gli uomini e le donne di quella terra a raccontare in diretta l’orrore degli attacchi dell’esercito di Tel Aviv" e " dando spazio anche alle voci del dissenso israeliano, contrastato e minacciato dall’ultradestra nazionalista".
Per quanto riguarda il boicottaggio dell'artista, invece, l'emittente si attesta sulle posizioni di Danza Urbana: "Per noi ogni forma di arte merita di avere libertà di espressione, senza censure".


Ascolta l'intervista a Mario del Coordinamento Bds di Bologna

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