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Dal Messico un nuovo paradigma di rivoluzione

Si chiama “Antistatis: L'insurrezione in corso, il nuovo libro di Gustavo Esteva, ospite ai nostri microfoni


di redazione
Categorie: Politica, Società
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Una proposta di cambiamento sociale e politico arriva direttamente nei nostri studi dall'America del Sud. È Gustavo Esteva a raccontarcela, attraverso la presentazione del suo nuovo libro che, partendo da un'analisi dei meccanismi della nostra società, pone le basi per un orizzonte sociale innovativo. Realizzare un nuovo modello di società è possibile attraverso il popolo nella sua autenticità, centro propulsore di ogni cambiamento

Quando la rivoluzione parte dal basso. Gustavo Esteva, leader del movimento sociale messicano, cofondatore dell'Universitad de la Tierra di Oaxaca, sta presentando il suo ultimo libro “Antistatis”, tradotto da poco in italiano. Un'innovazione vera e propria quella di Esteva che, sulla base della sua esperienza politica, propone un nuovo modello teorico di insurrezione civile e democratica, in cui l'individuo, da sempre al centro della società capitalistica, si mette ora da parte per far posto alla comunità, il cui principio fondamentale è quello di creare una forma di convivenza diversa che possa finalmente oltrepassare i confini delle restrizioni economiche, ormai sempre più pressanti, del ventesimo secolo.

Un'occasione per superare la crisi della modernità, quella proposta dall'autore messicano. L'obiettivo? Quello di mettere in discussione i principi fondamentali della società contemporanea, partendo dal suo sistema dittatoriale che, puntando al consenso delle masse, non fa altro che immobilizzarle in un processo di lenta regressione sociale e politica: “Quello che sta prendendo forma adesso è un modello di rivoluzione diverso realizzato da uomini e donne comuni, nella sfera del quotidiano. Non ci sono capi, non ci sono eroi. Così si sta riorganizzando la società dal basso verso l'alto”.

È un modello già esistente e collaudato quello prospettato da Esteva. Si tratta del paradigma zapatista, in cui la società in questione è già stata realizzata in tutte le sue sfaccettature, in una dimensione quasi ideale in cui “centinaia di migliaia di persone vivono senza nessuna forma di sfruttamento, di oppressione o di gerarchia. Ognuno impara in maniera autonoma”. Un esempio di civilizzazione importante messo in atto nell'America del Sud che rimane però legato alla sua terra, difficile se non impossibile da importare: “Non si potrebbe riprodurre in altre zone. Una delle caratteristiche più interessanti di questa rivoluzione è la sua originalità locale. Ogni cultura, ogni luogo, fiorisce, infatti, in modo diverso”. Alla base di questo principio gli studi portati avanti dalla Universidad de la Tierra, che ritrovano nel modello in questione un modello pedagogico simile a quello del neonato che cresce, impara e pensa in maniera innata e autonoma, senza schemi predefiniti.

Nel suo viaggio in Italia Esteva ha incontrato i movimenti italiani della Val di Susa e la sua riflessione tocca anche il sistema politico ed economico italiano. È palese, infatti, secondo l'autore, il disincanto e la frustrazione che anche qui hanno preso, ormai da tempo, il sopravvento. L'incontro con i movimenti ha però rivelato una spinta creativa non indifferente, sbocciata proprio intorno a questi centri, propulsori di un rinnovamento sociale sempre più crescente: “Sia a Venezia che a Bologna ho potuto notare come il talento e la vitalità dei giovani si organizzi intorno ai centri sociali, centri autonomi di conoscenza, riflessione e produzione. Una vera innovazione sociologica e politica”.
Non vuole essere una semplice pretesa utopistica quella avanzata da Esteva. È uno dei principi fondamentali dei zapatisti quello di lavorare sin da subito, separando radicalmente il presente dal futuro, nel nome di una lotta che, fin da subito, deve avere la forma del risultato: “Questo è quello che significa stare in Val di Susa. La lotta stessa, il modo in cui stanno resistendo ha già la forma della società che desideri”.

È questo il consiglio di Esteva ai movimenti italiani, in lotta contro il sistema. La rivoluzione, mettendo a nudo le piaghe della società capitalistica, deve attuare, nei confronti di essa, una rottura definitiva con i suoi capisaldi: le istituzioni, la classe politica, l'Unione europea. È necessario pensare tutto questo, immaginarlo, per renderlo reale. Esteva conclude, infatti, regalandoci un bellissimo pensiero di Goodman: “Basta immaginare una società perfetta per renderla possibile”. Cominciamo a farlo da domani, da adesso, da ora, al più presto.

Alessandra Caputo


Ascolta l'intervista a Gustavo Esteva

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