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Libri best of 2011 - seconda parte

giovedì 29 dicembre (h.19), l meglio delle interviste 2011


di Filippo Piredda
Scarica audio: Michela Murgia - Ave Mary
Intervista: Michela Murgia - Ave Mary

I libri e gli autori diventano protagonisti in radio, ogni settimana interviste, consigli di lettura e appuntamenti. In fondo all'articolo le interviste e il profilo su Anobii, social network dei libri e dei lettori.

Ave Mary (Einaudi), il best seller di Michela Murgia è un saggio pop così l'autrice ha definito questo racconto delle e per le donne partendo dalla cattolica figura di Maria di Nazareth. Una riflessione che parte da lontano, come la Madre della cristianità è stata vissuta e raccontata per i secoli fino al nostro. Il libro è scritto per tutte le donne che la Murgia conosce: "mia madre, le mie amiche e le loro figlie, la mia panettiera, la mia maestra e la mia postina", così dichiara nell'introduzione. Il risultato è una somma di esperienze personali o che riguardano l'attualità politica e sociale, spesso filtrate dalla pungente ironia, segnate sia dall'influenza culturale e dagli studi teologici che dalla fede religiosa popolare, forse più appasionata e genuina e decisamente meno ufficiale.

"non è stato il cattolicesimo a inventare la prassi della subalternità della donna nel matrimonio, né la concezione di inferiorità che la fonda; anzi è evidente che quella concezione esisteva da secoli. Tuttavia i padri della Chiesa potevano scegliere il potenziale destabilizzante dell'annuncio cristiano e della figura per modificare alla radice la situazione di ingiustizia che quel sistema imponeva e continua ad imporre ... se la Chiesa non ha inventato la subordinazione tra i sessi, ha scelto di legittimarla spiritualmente"

Pensando ad articoli e servizi di cronaca, la mente va verso tv e giornali che si accapigliano alla ricerca di particolari sanguinolenti. Ma in un mare di carta e servizi video, pochi cercano davvero di capire cosa accade dietro ad un delitto o una violenza. Stefano Nazzi ci prova, nel libro Kronaka (Laterza) e nei suoi articoli per Gente e ilpost.it,andando a raccontare otto storie che vengono dal Nord Italia, il cuore ricco del paese, spesso insofferente che tuttavia detiene il triste primato del 45% delle violenze commesse in famiglia. "La provincia, quella solida provincia del Nord che ci avevano raccontato non esiste più. In questa immensa area metropolitana ognuno vive sempre più chiuso dietro le sue inferriate, protetto e illuso dal latrare dei cani".

Parlaci del tuo approccio come giornalista di cronaca, perché pensando alla nera vengono in mente servizi pruriginosi, articoli allusivi, o in questi giorni gli eccessi di News of the world. Come si fa a fare seriamente il tuo lavoro? "Basta raccontare delle storie, senza aggiungere altro perché sono già cariche di dolore, paura, speranza. E cercare di non decontestualizzarla, cioè non dimenticare mai il mondo in cui avvengono. Deve essere presente poi un senso del limite perché non si faccia male a nessuno. E il rispetto per le famiglie, le vittime e tutte le persone coinvolte nelle storie, anche per chi è autore di crimini o è sospettato di esserlo. Quello che mi colpisce è vedere che chi commette questi crimini è una persona normale tre minuti prima e ritorna normale tre minuti dopo. Certo questo non cancella l'atto commesso, ma ci vuole rispetto assoluto verso tutti".

Lo scorso luglio è stato il 10 anniversario del g8 di Genova, un'occasione per riflettere su quanto accadde durante l'incursione della polizia alla scuola Diaz, le torture nel carcere di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani. Marco Imarisio, forse il migliore giornalista di cronaca in Italia, racconta tutto questo in "La ferita" (Feltrinelli), concentrandosi però su quello che definisce "il sogno infranto dei no global". Un movimento articolato che riuniva dall'ultra sinistra agli scout, e che sperava di voler cambiare il mondo, cosa che evidentemente non riuscì, nel libro con un bilancio si prova a tracciarne le cause e le conseguenze. Il suo punto di vista è quello del giornalista di una testata, il Corriere della Sera, sicuramente non vicina alle posizioni politiche, ma che ha prestato grande attenzione. Imarisio ha visto dall'interno, perché era presente, ma esterno perché non legato ad alcuna parte politica in causa.

"Non era mai successo prima, nei fatti si tratta della costituzione di un soggetto politico che ha la sua base nei centri sociali, mai così coesi come in quel momento, e mette al centro del suo impegno i temi dell’immigrazione e della precarietà. Non si ripeterà più, e ancora oggi è lecito chiedersi cosa sarebbe stato di quella esperienza senza la ferita di Genova. Forse le pulsioni violente, che pure c’erano, sarebbero state diluite. Forse sarebbe cambiato lo sguardo delle istituzioni su certe realtà ai margini. Non lo sapremo mai".

Intervista: Stefano Nazzi - Kronaca

Intervista - Marco Imarisio, La Ferita, Feltrinelli


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