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Letteratura prestata alla realtà. Si parte da un fatto storico
ampiamente documentato: il naufragio di una motovedetta che dall’Albania tentò la traversata del canale d’Otranto. Morirono 81 persone, era il 1997.
Alessandro Leogrande in
Il Naufragio (
Feltrinelli) ricostruisce la dinamica della tragedia e si reca dai parenti e dai sopravvissuti per farsi raccontare quel giorno e quel periodo. Tanti fuggivano e sognavano il nostro paese, tanti morivano o venivano malamente respinti. E da buon giornalista spulcia tutte le carte processuali: quali erano le regole di ingaggio della guardia costiera, quali quelli di accoglienza, chi poteva intervenire e non l’ha fatto. Una storia che serve a raccontare un pezzo di Italia ingiusta e capire quando e come questo paese ha cominciato ad vere paura dei migranti, a disprezzarli e a considerarli dei criminali. Intervista di Eleonora Coppola.
NAUFRAGIO
Marzo del 1997, in Albania infuria una guerra civile che contrappone il sud in rivolta al nord del paese. Si comincia a partire verso l'Italia per un viaggio della speranza molto diverso rispetto a quelli che l'Italia aveva conosciuto fino al 1991, in cui la gente era scappava soprattutto per fame e per vedere com'era la vita al di la del mare. Ora il motivo principale è la fuga dalla guerra. Questi viaggi non vengono percepiti come viaggi di profughi, donne e bambini che scappano dal pericolo, ma diventano l'oggetto di una vera e propria ossessione italiana dell'invasione.
CLANDESTINI
E' uno dei primi momenti in cui si elaborarono concretamente delle politiche di respingimento che prevedono l'impiego della Marina Militare in operazioni simil militari. La Kater i Rades si trova ad essere la prima imbarcazione, benché stracarica di uomini, donne e bambini, ad essere oggetto di queste politiche. Al termine di un pomeriggio di vero e proprio inseguimento in alto mare in cui l'obiettivo sarebbe dovuto essere quello di farli tornare indietro, c'è stato uno speronamento: la corvetta della Marina Militare italiana va addosso alla Caters i Rades provocandone il rovesciamento.
RICERCA
La mia è stata una ricerca molto complessa perché mi interessava raccontare sia la vicenda umana (chi erano personalmente quelle persone) sia mettere in luce che cos'è stato il dopo naufragio: tante volte riduciamo quelli che sono i naufragi a pochi minuti dei notiziari della sera; il naufragio invece è qualcosa di terribile che segna a lungo la vita di chi sopravvive. Quello della Kater i Rades è il paradigma di quello che è il nostro modo di vivere o non vivere ed intendere la frontiera.
Ho dovuto studiare una macchina processuale che ha molto di simile ad un processo come Ustica: ricca di depistaggi, insabbiamenti di prove per impedire di stabilire la catena di comando tra gli alti vertici della nostra Marina Militare.
ITALIA = AMERICA
Per gli albanesi della metà degli anni '90 l'Italia era l'America a poche miglia di distanza. Dopo vent'anni la situazione è molto cambiata: nei primi anni novanta l'Albania era un paese molto povero, ora è enormemente cambiato e non c'è molta differenza con aree semi periferiche dall'altra parte del mare come Brindisi o Taranto. Le ferite elaborate a partire dalla Kater i Rades qualche traccia nei rapporti tra Italia e Albania l'hanno lasciata. Non bisogna dimenticare che per larga parte di un'altro mondo, soprattutto Africa e Asia, l'Italia continua ad essere vista come l'America o comunque la principale via di passaggio di ciò che si ritiene essere l'America cioè Germania e Inghilterra. Siamo inevitabilmente obbligati a riflettere, a raccontare e ad analizzare i viaggi in mare perché siamo la porta principale del mondo occidentale.
LEGGI
Sarebbe giusto eliminare le leggi dell'immigrazione a volte apertamente xenofobe, prive di buon senso e razziste che sono state fatte dal berlusconismo negli ultimi dieci anni, soprattutto la Bossi-Fini. Credo che il ritardo atroce dell'Italia, che è un paese multiculturale e multirazziale, sia la presenza di un insieme di norme che oscillano tra misure che contengono elementi di segregazione e che centinaia di migliaia di lavoratori non hanno ancora il diritto al voto.
LAVORO
La base produttiva di settori come l'agricoltura e l'edilizia sono in mano a lavoratori stranieri che quasi sempre non hanno il diritto al voto o clandestini. Questo permette che il caporalato degeneri in schiavistiche odiose. Se un lavoratore clandestino o irregolare, sfruttato dal suo caporale per quattordici ore al giorno in cambio di otto/dieci euro a raccogliere pomodori sotto il sole, va alla caserma dei carabinieri del paese e denuncia il caso di sfruttamento viene penalizzato e considerato criminale in quando clandestino. Questo meccanismo, se esportato su larga scala, diventa un enorme uso alla violenza e su questo argomento negli ultimi anni è stato fatto pochissimo.
RAZZISMO
L'Italia è un paese in cui il razzismo si accende in maniera viscerale e spesso incredibile perché cova qualcosa di mai curato. Per quanto riguarda l'intreccio tra razzismo e leggi sull'immigrazione da una parte e razzismo e condizioni di lavoro disumane dall'altra, sono strettamente collegate perché il caporalato ha imbarbarito i rapporti tra stranieri e italiani alimentando il razzismo. Se io ti considero un lavoratore di serie C, prima o poi finirò per considerarti anche un uomo di serie C. Questo è un enorme aiuto alle pulsione razziste che ci sono anche se larga parte del paese tende a minimizzare il problema.
Intervista Alessandro Leogrande "Il Naufragio" (Feltrinelli)