Radio Città Fujiko

Cronache Marziane presenta: Le Giornate Rosse di Viareggio

Torna Cronache Marziane con tre puntate sulla rivolta viareggina del 1920.


di Ares Niccolai
Guardie Rosse 1920

Il pomeriggio del 2 maggio 1920, al campo sportivo di Villa Rigutti, si affrontavano per la gara di ritorno del campionato di calcio locale le rappresentative di Viareggio e Lucchese.

Alla storica rivalità tra le due città si univa in questo caso anche un ben più caldo fuoco che covava negli animi dei viareggini: a due anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, come per il resto del Paese, non avevano avuto riscontri le speranze di riscatto e, in un certo senso, di “compensazione” per le sofferenze patite in trincea e le condizioni di vita e lavoro patite prima e durante la guerra, che proprio il contatto con soldati provenienti da tutt’Italia e, in certi casi, la presa di coscienza di classe avvenuta di fronte alla struttura gerarchica dell’Esercito avevano alimentato. Come per il resto dell’Italia, anche a Viareggio si era avuto nel biennio compreso tra il '18 e il ’20 un numero crescente di scioperi. 

Come detto, il 2 maggio del 1920 si disputava presso il campo sportivo Villa Rigutti, a Viareggio, la partita di calcio, valida come gara di ritorno del campionato Promozione, tra la squadra locale e la Lucchese. Si è già detto della rivalità storica tra Viareggio e Lucca, quest’ultima vista dalla prima come “arrogante padrone” dai tempi della Repubblica lucchese.Venendo ora alla cronaca della partita, il Viareggio partì bene e alla fine del primo tempo, in una Villa Rigutti piena quasi esclusivamente di tifosi locali, conduceva per due reti a zero. Nel secondo tempo, tuttavia, la Lucchese riuscì a recuperare, pareggiando su un calcio di punizione a pochi minuti dalla fine, per la disperazione dei tifosi viareggini, che già pregustavano la rivalsa sui poco amati lucchesi. Fatto sta che alla fine della partita circa 400 spettatori divelsero le barriere attorno al campo di gioco e diedero vita a una rissa a pugni e bastonate. Per sedare la rissa intervennero carabinieri e polizia che, sebbene a fatica e lasciando sul posto probabilmente alcune armi, riuscirono a portare all’interno di Villa Rigutti i giocatori della Lucchese, insieme ai pochi tifosi al seguito, e l’arbitro, chiudendo fuori la folla infuriata.

La situazione stava pian piano tornando alla calma. È però proprio a questo punto che venne sparato il colpo che uccise Augusto Morganti, e che scatenò la rivolta viareggina.Fu il carabiniere Natale De Carli che sparò a bruciapelo un colpo di pistola in faccia a Augusto Morganti, ex ufficiale di complemento in congedo e, per l’occasione, guardalinee della partita tra Viareggio e Lucchese. Alla notizia della morte di Augusto Morganti, una moltitudine (composta per lo più da donne) prese ad assediare la caserma, in via Regia (i militari vi erano rientrati), per farsi consegnare l’omicida, il carabiniere De Carli. Nel mentre, un gruppo di circa 200 persone si precipitò al Tiro a Segno, in Darsena, alla ricerca di armi. 

Contestualmente, si occupava il Palazzo Cittadella in via Regia, sede del Municipio e prospicente alla caserma dei carabinieri, con la creazione di Soviet locali e l’innalzamento sul tetto dell’edificio della bandiera nera dell’anarchia, e si ordinava (e applicava, con l’ausilio di “guardie rosse”, civili armati di fucile con una fascia al braccio) la chiusura dei negozi e il blocco dei tram. 

Durante la sera del 2 maggio 1920 la notizia della rivolta giunse a Lucca. Dal capoluogo vennero quindi inviate truppe a Viareggio; giunte le truppe alle porte della città, dovettero però lì fermarsi, trovandole bloccate dalle barricate erette dagli insorti. Il Questore dispose allora che le truppe aspettassero a Montramito, a circa 3 chilometri da Viareggio, mentre egli, con il Procuratore e il comandante dei carabinieri (maggiore Zanardi), sarebbe andato a parlamentare con i rivoltosi in Municipio. L’incontro con i rappresentanti della Camera del Lavoro, dei ferrovieri e degli anarchici, mediata dall’onorevole socialista Salvatori, avvenne a notte inoltrata, dopo la mezzanotte. Le richieste degli insorti erano sostanzialmente di mandar via i carabinieri barricati in caserma e che non arrivassero altre truppe in città, oltre all’impunità per i tumulti del pomeriggio. Mentre il maggiore dei carabinieri Zanardi si opponeva alla prima richiesta (limitandosi a proporre accertamenti sulla condotta del carabiniere responsabile dell’uccisione di Morganti, De Carli) e si trovava nell’impossibilità materiale di fare promesse per la terza, il Questore accettava la seconda, ovvero di non far giungere altre truppe a Viareggio.

Questo è quanto accadde durante il primo giorno della rivolta di Viareggio: per sapere come è evoluta e si è conclusa, ascolta le puntate di Cronache Marziane in fondo alla pagina.

Per comunicare con noi, potete scrivere a cro.marziane@gmail.com. Appuntamento a lunedì prossimo!


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