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Crisi, "Basta politiche fiscali restrittive"

Così l'economista Vladimiro Giacchè sulle pessime notizie in arrivo da Istat e Bce


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica, Economia
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La Bce ha mostrato ieri forti perplessità sulle capacità dell'Italia di raggiungere l'obiettivo del 2,6% del deficit sul Pil. L'Istat ha intanto sottolineato il crollo della produzione industriale e l'aumento del numero delle città in deflazione. Per Giacchè lo Stato "deve impegnarsi finanziariamente negli investimenti"

Dopo l'allarme della Bce sulla difficoltà del nostro paese di raggiungere l'obiettivo del 2,6% di deficit pubblico sul Pil nel 2014, e i contemporanei dati forniti dall'Istat sul crollo della produzione industriale e sull'aumento delle città italiane in deflazione (sono 15 i capoluoghi con il segno meno), è chiara la sensazione di aver sbagliato completamente la strada per uscire dalla crisi, o di averla presa contromano, per dirla con i più pessimisti.

"Il nostro è un paese in gravissima crisi che, di conseguenza, non riesce a raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica. Bce  e Commissione Europea contonuano a considerare slegati obiettivi di finanza pubblica e Pil, ma bisognerebbe avere il coraggio di sforare il rapporto deficit/Pil" dice ai nostri microfoni l'economista Vladimiro Giacchè, senza lasciare troppe alternative.

"Crollando la produzione -continua Giacchè- e calando il PIl, ovviamente il gettito fiscale diminuisce e, di conseguenza, abbiamo meno margini per raggiungere gli obiettivi impossibili che ci viene richiesto di raggiungere.La nostra priorità dovrebbe essere la crescita, alla quale bisognerebbe sacrificare anche gli obiettivi di finanza pubblica. Questo, e soltanto questo, consentirebbe nel medio.lungo periodo di conseguirli. E invece oggi, proprio perchè si è chiesto uno sforzo fiscale impossibile negli anni passati, non si conseguono i target richiesti e ci si ritrova un'economia fortemente indebolita."

Non usa troppe perifrasi, l'economista, nell'elaborare la sua ricetta. "In questo momento la crescita è garantita soltanto dagli investimenti, ma i privati non investono perchè la domanda interna è debole. Occorre, dunque, un soccorso statale sugli investimenti, che dia assoluta priorità a scuola, formazione e infrastrutture utili. L'impegno finanziario sarebbe sicuramente ripagato dalla crescita successiva."

A sottolineare la bontà delle sue affermazioni Vladimiro Giacchè fa notare come l'Italia sia l'unico paese dell'Eurozona ad aver fatto, dall'inizio della crisi ad oggi, solo politiche fiscali restrittive che ci sono costate 5 punti di Pil, mentre il paese "modello", la Germania, ha fatto manovre espansive pari al 6% del Prodotto Interno Lordo." E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.


Ascolta l'intervista a Vladimiro Giacchè
Tags: Crisi, Finanza, UE, Euro

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