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Coprifuoco, i residenti approvano

Il sindaco considera l'ordinanza "sacrosanta" per combattere il degrado della città


di redazione
Categorie: Politica, Società
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I comitati dei residenti approvano l'ordinanza anti-alcool, considerata uno strumento necessario per arginare il degrado della città. Per il presidente del comitato, i gestori dei locali devono assumersi la responsabilità di controllare l'ordine pubblico. Non arretra di un passo il sindaco Merola che ha incontrato i gestori delle gelaterie per parlare dei patti di collaborazione.

Nel mezzo del cammin di Bologna i residenti si ritrovarono davanti a un bivio oscuro: ordinanza o non ordinanza? I bolognesi hanno deciso di riunirsi in diversi comitati per denunciare il degrado delle strade della città. Droga, rumore, graffitismo, risse e, a volte, attività sessuali in luoghi pubblici. Queste sono le problematiche che i membri del Comitato Piazza Verdi, Via Venturini e Via Zappoli si trovano a denunciare.


Per i residenti, l'ordinanza anti-alcool del sindaco Virginio Merola può essere una risposta, non sufficiente, ma momentaneamente adeguata. Da tempo i comitati organizzano incontri con l'amministrazione comunale e questura per cercare un'azione valide per limitare questi "fenomeni spiacevoli" per i residenti. Ma, dopo mesi di preoccupazione, una  soluzione sembra essere pronta anche se l'ordinanza riguarda le attività commerciali della zona universitaria e non comprende la zona limitrofa a Piazza VIII Agosto.
Otello Ciavatti, presidente del Comitato di Via Verdi, assicura che l'ordinanza verrà presto estesa perchè "la zona è letteralmente invasa da spacciatori, da chi fa rumore, chi usa gli spazi pubblici per espletare i propri bisogni personali. Abbiamo denunciato la situazione perchè negli ultimi tempi è peggiorato".

La protesta dei residenti della zona si unisce con quella dei gestori dei bar ma prende una rotta completamente diversa. "La mia opinione non coincide con quella degli esercenti - aggiunge Ciavatta - L'ordinanza è una repressione ma solo perchè alcuni locali non rispettano le regole". Secondo il Comitato, infatti, è stato necessario fare di tutte l'erba un fascio: l'ordinanza è la conseguenza della mancanza di autoregolamentazione degli esercenti. "I baristi non si devono solo preoccupare di vendere alcool e guadagnarci, devono occuparsi anche dello spazio esterno ai loro locali". Se i locali non rispettano le regole, contribuiscono al disordine. Una buona lezione di educazione civica avrebbe evitato un'ordinanza che alcuni definiscono da "sceriffo". Ciavatta è fermamente convinto che i baristi hanno una fondamentale funzione sociale che devono svolgere per poter assicurare l'ordine pubblico.

Non spaventa i residenti la possibilità che, con la chiusura anticipata dei locali, i ragazzi possano riversarsi per strada e fare più rumore. Per il Comitato, i locali possono chiedere la proroga dell'orario di chiusura ma devono guardare al di là del loro bancone e non devono vendere alcool, soprattutto ai minorenni.  

L'ordinanza anti-alcool prevede per gli esercizi commerciali un patto di collaborazione, ovvero una deroga per l'orario. Tuttavia, le tempistiche per ottenere questi permessi non sono state chiarite e potrebbero passare settimane prima che i bar ottengano l'autorizzazione a chiudere piu tardi. Questo tipo di ritardo spaventa gli esercenti che ne vanno a perdere economicamente.
La Confesercenti ha promesso il ricorso al Tar
, per il quale Ciavatta è in disaccordo:"La Confesercenti dovrebbe chiamare i propri associati e dire 'a città non è vostra, è di tutti. Cerchiamo delle regole che creino un equilibrio". La soluzione per il Comitato sta proprio nel patto di collaborazione, visto da alcuni gestori dei locali come un regalo politico. "In realtà è il contrario - spiega Ciavatta - sono i locali che si propongono e decidere di accettare queste regole".

Sui patti di collaborazione si è espresso anche Virginio Merola. Il sindaco, ai nostri microfoni, ha definito l'ordinanza "un provvedimento sacrosanto". Oggi verrà eliminato il fraintendimento con le gelaterie:" chi vuole collaborare e farsi carico dell'abuso di alcool, soprattutto dei minorenni, e del fastidio dei residenti, troverà un'amministrazione con le porte aperte".

Estendendo l'ordinanza alla zona universitaria, si rischia di spostare il problema piuttosto che risolverlo. I locali fuori da questo ambito saranno affollatissimi e la questione si presenterà nuovamente. Il presidente Ciavatta ammette che questo "è un problema serio questo. Ci vuole un'ordinanza sul commercio estesa a tutto il territorio di Bologna".

Daniela Larocca


Ascolta l'intervista a Otelllo Ciavatti

Ascolta l'intervista a Virginio Merola

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