Arriva l’ok della Commissione europea per permettere l’acquisto della pillola dei cinque giorni dopo senza ricetta. L’ultima parola spetterà all’Aifa, ma in Italia, dove il mondo cattolico è già sul piede di guerra, l’iter sarà più lungo

Pillola dei cinque giorni dopo. Arriva l’ok della Commissione europea, un mese dopo la disposizione dell’Ema che permette l’acquisto del farmaco contraccettivo d’emergenza senza ricetta. In Italia però l’ultima parola spetterà all’Aifa, ma molti medici cattolici sono già sul piede di guerra.

Non sarà quindi facile arrivare presto all’acquisto senza prescrizione nelle farmacie italiane di un farmaco che non interrompe le gravidanze in corso, ma impedisce solamente la fecondazione dell’utero. E non sarà facile nemmeno per il fatto che l’Italia è l’unico paese che continua a richiedere il test di gravidanza prima di somministrare l’ulipristal acetato, il principio attivo della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo.

Tra coloro che sono d’accordo con questa nuova disposizione europea c’è anche il dottor Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale per la bioetica, che però ricorda come sull’educazione alla sessualità non si stia facendo ancora abbastanza.
“Io – spiega Flamigni – ho un unico timore sull’utilizzo dei sistemi di emergenza: non vorrei che diventassero un’abitudine. Spesso ci dimentichiamo dell’educazione, dell’informazione, dell’educazione alla sessualità delle ragazze. Non può diventare normale che ogni volta che una donne ha un rapporto prenda la pillola del giorno dopo”. Pillola del giorno dopo che, assieme a quella dei cinque giorni dopo, rientra di diritto nella contraccezione d’emergenza e su cui ci sono ancora molti tabù. Nonostante infatti la legge parli chiaro, ci sono ancora molti medici che, in barba a qualsiasi codice etico, si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo, o rendono più tortuoso il cammino per avere in mano la ricetta entro 72 ore dal rapporto andato male.

“Io insisterei molto di più sull’utilizzo della pillola del giorno che non interviene sull’impianto dell’embrione e non sgomenta il mondo cattolico. In tanti altri paesi questo farmaco d’emergenza si può prendere senza ricetta, e chi oggi in Italia si rifiuta di prescriverla o è un cretino, o è un ignorante, anche perché non ha alcun effetto che possa essere condannato dal punto di vista morale. Per quel che mi riguarda io sto fra quelli che pensano che l’embrione diventa persona quando si iscrive al sindacato” conclude Flamigni.

E dello stesso avviso è pure Corrado Melega, l’ostetrico che per quarant’anni ha fatto nascere i bolognesi. “Se ci affidiamo all’Europa per altre materie, dovremmo farlo anche in termini di salute. La pillola dei cinque giorni dopo non può essere vista come un aborto perché di fatto impedisce solo la fecondazione dell’utero. Io tra le altre cose sarei anche per la contraccezione gratuita alle fasce di popolazione con reddito più basso, ma siamo in un paese cattolico e l’unica volta che ho provato a dirlo pubblicamente, non è andata molto bene” conclude Melega.

E a proposito di mondo cattolico, sono in tanti i farmacisi e medici contrari a questa disposizione che, dal loro punto di vista, va a deresponsabilizzare un farmaco giudicato di per sé abortivo.

Francesca Candioli