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Congo: Kabila non vuole andarsene e reprime il dissenso

Il nuovo approfondimento sulle situazioni da cui fuggono i migranti giunti in Europa.


di redazione
Categorie: Esteri
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Otto fosse comuni rinvenute di recente testimoniano il massacro dell'esercito congolese contro la milizia Kamuina Nsapu, gli oppositori del presidente Joseph Kabila. Il suo mandato è scaduto, ma Kabila non vuole lasciare il potere. La rubrica del nostro Ibrahim Traore per conoscere la situazione nei Paesi africani da cui fuggono i migranti giunti in Europa ci porta in Repubblica Democratica del Congo.

La Repubblica Democratica del Congo è uno Stato dell'Africa Centrale. Dal 1908 al 1960, questa antica colonia era chiamata Congo belga, come anche Congo-Léopoldville fino al 1966, data del cambio di denominazione della capitale in Kinshasa. Dal 1971 al 1997 era ufficialmente nota col nome di Zaire.
Il nord del paese è una delle più grandi aree di foresta equatoriale al mondo. È il quarto paese più popolato dell'Africa, così come il Paese francofono più popolato avendo una popolazione stimata di 82 milioni di abitanti. Centinaia di diverse etnie nere africane formano la popolazione del Paese.

Nel 1959, dopo aver lasciato il Paese per sottrarsi alla prigione, Patrice Émery Lumumba, uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza del Congo, decise di partecipare alla Conferenza di Bruxelles, riuscendo ad imporsi come uno dei protagonisti di primo piano. Il 30 giugno 1960 viene proclamata l'indipendenza. Joseph Kasa-Vubu viene designato presidente e Lumumba è il primo ministro.
Pochi giorni dopo, l'11 luglio 1960, i dignitari del Katanga, sotto la direzione di Kapenda Tshombé Mosé e l'istigazione di alcuni coloni belgi, proclamano l'indipendenza dello stato del Katanga, che spingeva per la secessione da giugno. Le autorità del Katanga creano allora la loro propria moneta e la loro propria polizia. L'Onu propone la sua mediazione al posto delle truppe sovietiche o belghe. Il 13 luglio Lumumba accetta la venuta dei caschi blu.

Il 2 settembre 1960, il premier chiede aiuto all'Unione Sovietica. La settimana successiva i soldati balubas e bangalas, non essendo rappresentati nel governo, attuano un colpo di stato e rovesciano Lumumba. Il generale Mobutu Sese Seko prende le redini ed installa un governo di commissari. Mobutu è sostenuto presto dagli Stati Uniti dell’America, che vedono di cattivo occhio il socialismo di Lumumba.
Il 17 gennaio 1961, Patrice Lumumba e due dei suoi sostenitori, Maurice Mpolo e Joseph Okito, vengono trasferiti a Élisabethville, in Katanga, e consegnati alle autorità locali. Saranno fucilati poi la sera stessa dai soldati sotto il comando di un ufficiale belga.

Mobutu Sese Seko, già capo di stato maggiore dell'esercito nel 1961, raggiunge in breve tempo il potere assoluto. Nel 1965 destituisce Joseph Kasa-Vubu, capo di Stato ormai privo d'ogni potere, inaugurando un regime lunghissimo e caratterizzato da un forte culto della personalità e da ambizioni notevoli in politica estera.
Mobutu rinomina il paese in Repubblica dello Zaire nel 1971, secondo una parola locale che indica "fiume", e porterà questo nome fino in 1997.
 
Nell'ottobre 1996, alla guida dei tutsi del Sud-Kivu in lotta contro gli hutu, Laurent-Désiré Kabila dà inizio alla prima guerra del Congo con l'appoggio dei governi del Burundi, dell'Uganda e del Ruanda. Il 20 maggio del 1997 Kabila entra a Kinshasa, Mobutu lascia il Paese e Kabila si nomina capo di Stato creando il governo di salvezza pubblica e rinominando il paese Repubblica Democratica del Congo.
Mobutu, malato, trova rifugio in Marocco, dove morirà in settembre.

La complicata storia del Congo, però, non è finita. Il 16 gennaio 2001 Laurent-Désiré Kabila viene assassinato da una delle sue guardie del corpo. Suo figlio, Joseph Kabila, viene designato dal governo per assicurare l'interim, aspettando "il ristabilimento del ferito", che tutti sanno tuttavia già deceduto. Kinshasa riconosce infine il decesso di Laurent Désiré Kabila il 18 gennaio. Il figlio, proclamato capo dello stato, presta giuramento il 26 gennaio e avvia i negoziati per la pace.
 
La Repubblica Democratica del Congo continua a vivere in un clima particolarmente instabile. Se da una parte la zona occidentale del Paese, ivi compresa la capitale Kinshasa, non è più teatro di scontri e manifestazioni violente, nelle province orientali persiste la presenza di bande armate, di milizie non governative, di ex-militari e di gruppi tribali, i quali effettuano incursioni e razzie con conseguenti massacri di civili.

L’ultimo attacco ha avuto luogo il 24 marzo scorso. Mentre percorrevano la strada che collega il villaggio di Tshikapa a quello di Kananga, gli uomini della milizia Kamuina Nsapu hanno decapitato 40 agenti di polizia e hanno sequestrato armi e veicoli della polizia.
Negli stessi giorni, vicino a Kananga, vengono rinvenute otto fosse comuni. Secondo l'agenzia di stampa Reuters, le fosse comuni testimoniano il massacro dell'esercito congolese contro la milizia Kamuina Nsapu, gli oppositori del presidente Joseph Kabila. Secondo l'Onu, i soldati congolesi hanno ucciso almeno 84 miluiziani tra gennaio e febbraio.

Attualmente il Congo vive nella violenza ogni giorno. I congolesi chiedono al presidente Kabila di cedere il potere, perché ha finito il suo mandato presidenziale dalla notte tra il 19 e il 20 dicembre 2016. Kabila prima ha provato a modificare la legge, per poter così proseguire il proprio mandato, poi ha deciso di non dimettersi, dando origine ad un'ondata di violenze che ha coinvolto gran parte del Paese.

Ibrahim Traore


Ascolta l'intervista a Riky, cittadino congolese in Italia da 16 anni

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