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Fatturato col segno più e addetti oltre quota 80mila, in crescita costante da oltre dieci anni: il bilancio annuale di Confcooperative 2018 racconta un mondo regionale della cooperazione in salute, trainato da agroalimentare, lavoro e servizi e cooperative sociali. Ma all’orizzonte si intravedono nubi fosche che preoccupano un sistema che, in regione, ha vestito i panni del ”ammortizzatore sociale” negli anni della crisi, sacrificando progressivamente la marginalità a difesa dei posti di lavoro.

“Registriamo nel 2018 un importante aumento di fatturato grazie soprattutto alle ottime performance delle nostre cooperative agroalimentari che, nonostante alcune situazioni di difficoltà, hanno incrementato il loro volume d’affari – sottolinea Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna – Più di due terzi dei nuovi occupati arrivano invece dalle cooperative di lavoro e servizi, dove nel 2018 sono stati impiegati 1.819 lavoratori in più con un aumento del 5,1%. Continua poi la crescita delle cooperative sociali, che in 10 anni hanno visto aumentare gli addetti del 40%, arrivando a 22.249 (+1,4% sul 2017)”.

Risultati positivi che, tuttavia, devono fare i conti con previsioni molto meno rosee per il 2019 appena iniziato, a partire da un sensibile rallentamento della crescita del PIL in regione: dal +1,4% del 2018, dovrebbe scendere al +0,7% (Dati Prometeia/Unioncamere Emilia-Romagna). “Queste previsioni ci preoccupano anche perché non mancano segnali di sofferenza dalle nostre cooperative – continua Milza – Da una recente analisi dell’Ufficio studi e ricerche di Confcooperative, emerge un 2019 carico di incertezze con un peggioramento della liquidità, un allungamento dei tempi di pagamento sia della Pubblica amministrazione che dei privati e un irrigidimento di accesso al credito. La cooperazione, in questi anni, ha scelto di essere un vero e proprio ‘ammortizzatore sociale’, scegliendo di tutelare il posto di lavoro dei propri dipendenti e soci a discapito di una marginalità che si è sempre più assottigliata fino quasi a scomparire del tutto”.

“Dal 2007, quando hanno iniziato a manifestarsi i primi segnali di crisi economica, fino al 2018, il nostro sistema è progressivamente cresciuto, creando in regione 25.494 nuovi posti di lavoro – chiosa Pierlorenzo Rossi, direttore generale di Confcooperative Emilia Romagna – Seppure in un difficile contesto economico, politico e sociale, il movimento cooperativo si è dimostrato capace di affrontare le sfide del cambiamento riuscendo a dare risposta ai nuovi bisogni delle comunità. Ne sono un chiaro esempio le 36 cooperative di workers buyout nate all’interno del nostro sistema negli ultimi 4 anni; rappresentano uno strumento importante per salvaguardare occupazione e reddito rendendo protagonisti i lavoratori, che diventano soci e imprenditori attivi rilevando aziende in crisi o senza futuro. Oppure le cooperative di comunità, nuova frontiera dell’imprenditoria comunitaria a tutela dei territori, per le quali chiediamo un sostegno anche da parte della Regione. L’anno scorso Fondosviluppo, il fondo mutualistico di Confcooperative, ha finanziato 7 cooperative di comunità in Emilia-Romagna, di cui 5 nate nell’ultimo anno, mentre sono numerosi i progetti in corso nelle varie province”.

Alessandro Pantani

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