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Clima, l'attesa per il vertice delle incertezze

Le aspettative del vertice sul Clima che comincerà il 30 novembre.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente
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Dal 30 novembre all'11 dicembre, in una Parigi blindata dopo gli attentati, si svolgerà il vertice Onu sul Clima. I dati rivelano l'urgenza di misure di contrasto dell'emergenza climatica, ma al momento ci sono molti dubbi sul raggiungimento di un accordo e sulla sua reale efficacia. Il 29 la Global Climate March.

Quello che è certo è che Parigi sarà blindata, diretta conseguenza degli attentati terroristici di venerdì scorso. Quello che non si sa, invece, è se ci sarà un accordo e se sarà credibile per affrontare il problema del surriscaldamento globale.
È con queste premesse che si attende il vertice Onu sul Clima, che si svolgerà dal 30 novembre all'11 dicembre proprio nella capitale francese. Le notizie al momento disponibili vedono la conferma dell'assise internazionale, ma le misure di sicurezza che saranno messe in campo saranno ingenti.

"Ci stiamo avvicinando a piccoli passi - osserva ai nostri microfoni Mauro Albrizio, direttore dell'ufficio europeo di Legambiente - Appena sei giorni fa, l'Ufficio Meteorologico britannico ha annunciato che, per la prima volta, abbiamo superato di un grado l'innalzamento della temperatura media mondiale di un grado. Tenendo conto che per evitare un punto di non ritorno climatico dobbiamo stare sotto i due gradi, siamo in piena emergenza". Per il responsabile di Legambiente, quindi, il vertice di Parigi non può e non deve fallire.

Eppure, man mano che ci avviciniamo all'appuntamento, si rincorrono notizie e prese di posizione che non fanno ben sperare. Una di queste è quella del segretario di Stato americano, John Kerry, che qualche giorno fa ha dichiarato che a Parigi non ci sarà un trattato vincolante per i Paesi, che equivale a dire che la strategia per l'abbattimento delle emissioni climalteranti sarà lasciata, ancora una volta, alla buona volontà dei singoli.

Una strada in salita, quindi, che però si arricchisce di studi ed analisi. Come quella, un po' insolita, della Banca Mondiale, secondo cui entro il 2030 ci saranno 100 milioni di nuovi poveri per effetto dei cambiamenti climatici.
Che sia un istituto finanziario a preoccuparsi di ciò non deve lasciare stupiti. In un articolo uscito la settimana scorsa sull'Economist, si afferma che il vertice sul clima assomiglierà ad un negoziato finanziario. "I Paesi - si legge nell'articolo - agiranno solo se saranno offerti i giusti incentivi e per questo le trattative diventeranno di natura finanziaria".

Albrizio, però, vede il bicchiere mezzo pieno e sostiene che sia importante anche discutere delle risorse economiche per i Paesi più poveri, affinché possano avere gli strumenti per ridurre le emissioni. "A Copenaghen nel 2009 sono stati promessi 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 - ricorda il reponsabile europeo di Legambiente - Secondo gli ultimi dati dell'Ocse siamo ad appena 62 miliardi, di cui solo 43 pubblici. Gli altri sono di natura privata e sulla loro funzione climatica ci sono molti dubbi".

Per contro, gli istituti finanziari hanno già scelto la strada della green economy. "Già ci sono grandi movimenti e investimenti in atto - spiega Albrizio - che tracciano la strada per un futuro libero da fonti fossili. I dati della Bloomberg New Energy Finance dicono che la potenza installata a livello globale delle rinnovabili è oltre il 50%".
Per venire in Italia, uno studio di Simbola-Unioncamere dimostra che, in una situazione di disastro recessivo, il 57% dei nuovi posti di lavoro sono tutti nella green economy.

L'obiettivo più ambizioso del vertice, dunque, dovrebbe essere quello di arrivare ad un taglio delle emissioni del 50% entro il 2050 e al contenimento dell'innalzamento della temperatura media mondiale entro i due gradi centigradi.
Per ora, però, 146 Paesi sostengono il documento elaborato dai maggiori centri di ricerca sul clima del pianeta, che prevede, nel periodo 2010-2030, un taglio tra il 10 e il 57% della emissioni e il contenimento della temperatura entro i 3 gradi.

"Un primo passo in avanti - sostiene Albrizio - ma si può e si deve fare di più". Per l'ambientalista, la lotta al surriscaldamento globale e ai cambiamenti climatici è un processo di lunga durata. Per questo un ruolo centrale è quello della politica, che invece finora si è dimostrata di breve respiro, pensando di elezione in elezione.
A cercare di spronare la politica ad essere più coraggiosa saranno, alla vigilia del vertice, il 29 novembre, i cittadini che scenderanno in piazza in diverse città del mondo, per aderire alla Global Climate March.


Ascolta l'intervista a Mauro Albrizio

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