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City of food: eccellenza dei profitti, eccedenza di lavoratori

Il lavoro a Fico e il modello di lavoro usa e getta nell'agro-industria.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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A tre mesi dall'apertura, Fico lascia a casa 90 interinali. Si arrabbiano i sindacati, ma ha ragione l'ad Primori: è una pratica consolidata nel commercio e legata ai flussi, dal momento che i profitti vengono prima della qualità del lavoro e delle persone. Wolf Bukowski: "Per giustificare Fico furono promessi molti più posti di lavoro rispetto a quelli attuali".

Ad appena tre mesi dall'apertura, 90 lavoratori interinali di Fico vengono lasciati a casa. La cosa fa arrabbiare i sindacati, che l'estate scorsa avevano firmato un protocollo con la proprietà proprio per garantire un certo livello e una certa qualità occupazionale.
Eppure l'amministratrice delegata di Eataly, Tiziana Primori, non vede alcuno scandalo. Da un lato contesta la cifra, che riguarderebbe "solo" 30 lavoratori, dall'altro osserva che rientra in una normale turnazione che rispecchia i cicli di affluenza.

Ricorrere agli interinali quando i picchi di acquisti sono elevati e liberarsene appena calano, del resto, è una pratica diffusa e comune a tutto il mondo del commercio, anche quello del cibo.
Non fa eccezione il settore della sedicente "eccellenza" rappresentata da Fico, dove il proposito resta comunque la massimizzazione dei profitti. Anche usando manodopera per poche settimane.

"Del resto - osserva ai nostri microfoni lo scrittore Wolf Bukowski - Fico ha strutturalmente in sè un'agenzia interinale, per cui il messaggio sul modello che rappresenta è chiaro".
Per Bukowski, però, l'aspetto interessante della questione è un altro, ovvero quanti posti di lavoro furono promessi quando fu lanciata l'idea di Fico e quanti concretamente ne sono stati creati.
"Oggi Primori parla di 700, ma ne furono spacciati almeno 1500 per vendere il progetto all'opinione pubblica".

Quanto alla crisi del modello-ipermercato, in atto anche nel nostro territorio, le cause, secondo lo scrittore, sono da rintracciare nel potere d'acquisto fermo al palo dei cittadini e nell'abbandono della programmazione sulle licenze e sui punti vendita da parte della politica. Aprendo sempre più negozi, è lineare che qualcuno vada in difficoltà.
La stessa politica, intanto, sta tentando di "usare" i mercati contadini, una forma di produzione e vendita di cibo filosoficamente diversa dall'agroindustria, in chiave folkloristica e di attrazione per il turismo. "Intenti molto diversi dall'approvigionamento di cibo per le città, che i mercati contadini si proponevano di operare", conclude Bukowski.

ASCOLTA L'INTERVISTA A WOLF BUKOWSKI:

Tags: Lavoro, Cibo, Fico

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