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Circo Paniko, "Vorremmo andare in un luogo degradato della città"

Le polemiche sul diniego della Soprintendenza per il "decoro" della Montagnola.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Gli artisti del Circo Paniko

Dopo lo stop della Soprintendenza, che ha ritenuto "non decorose" le roulotte del Circo Paniko, grande la mobilitazione degli spettatori, che hanno subissato di mail l'Amministrazione. Riconosciuto anche il lavoro sociale degli artisti, che affermano di non voler fare crociate: "Ci piacerebbe andare in un luogo degradato della città".

Ha sollevato un clamore inaspettato la vicenda che ha coinvolto il Circo Paniko, "sfrattato" dal parco della Montagnola poiché le loro roulotte non venivano ritenute "decorose" dalla Soprintendenza. In pochi giorni, grazie ad un'iniziativa di alcuni gruppi di acquisto e spettatori del particolare circo, gli indirizzi e-mail dell'Amministrazione comunale sono stati intasati da messaggi di protesta.
Un'attestazione di stima e di affetto incredibile, che lusinga gli artisti, per i quali, però, occorre gettare acqua sul fuoco. "Noi abbiamo solamente comunicato su Facebook che non saremmo tornati in Montagnola e abbiamo spiegato i motivi - racconta Giacomo ai nostri microfoni - ma la protesta è partita da sola".

La vicenda ha avuto inizio nel maggio scorso, quando la Soprintendenza, a spettacoli iniziati, chiese al Circo Paniko di rimuovere le roulotte accampate attorno al tendone. Gli artisti spiegarono che era piuttosto problematico compiere quell'operazione a spettacoli iniziati, cercarono di contattare la Soprintendenza, ma non ci riuscirono.
Per una settimana tutto restò com'era e solamente ora, quando il Circo Paniko ha richiesto nuovamente di occupare lo spazio della Montagnola, la risposta che hanno ricevuto è che non c'era nemmeno bisogno di parlarne, perché l'autorizzazione non sarebbe arrivata.
"Noi ci siamo detti 'peccato' - racconta Giacomo - troveremo un'altra piazza, ma sul web è scoppiata la mobilitazione".

Quel che molti bolognesi hanno colto, oltre alla particolarità di un circo senza animali, è il lavoro sociale svolto nel parco della Montagnola, un luogo difficile e spesso teatro di spaccio, furti ed altri problemi. "A maggio abbiamo salvato un ragazzo che era entrato in overdose - racconta Giacomo - di cui nessuno si era accorto. Oppure abbiamo prestato assistenza ad una ragazza che ha iniziato ad urlare e delirare alle 4 di notte".
Un presidio del luogo svolto, come sottolinea lo stesso artista, anche e soprattuto, nonostante le difficoltà, da ComunicaMente, che ha in gestione quegli spazi.
"Non saremo un bel monumento - ironizza - ma in tre anni di presenza il nostro lavoro ha iniziato a vedersi".

E ora cosa succederà? "Stiamo lavorando con Comune, Quartiere San Vitale e la stessa Soprintendenza per trovare una soluzione, una collocazione che non abbia i vincoli paesaggistici del parco della Montagnola - racconta Giacomo - A me piacerebbe andare in un quartiere della città che è considerato degradato. Se il Circo Paniko viene considerato degrado, allora andiamo in un quartiere che ha quei problemi e vediamo che succede".


Ascolta l'intervista a Giacomo

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