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Cina, il gigante tra le ruote di Trump

A Bologna la presentazione di un libro sul gigante asiatico.


di redazione
Categorie: Esteri
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“Cina. Da sabbia informe a potenza globale” è il titolo dell’ultimo libro di Diego Angelo Bertozzi, che sarà presentato a Bologna, in Piazza Re Enzo, domani alle 17.30. Con l’autore parliamo dei processi che hanno portato la Cina di oggi a rivestire il ruolo di gigante economico e politico mondiale.

Nasce da una citazione il titolo dell’ultima pubblicazione di Diego Angelo Bertozzi, studioso della Cina moderna e contemporanea che domani presenterà a Bologna “Cina. Da sabbia informe a potenza globale”.
Quella di “sabbia informe” è una definizione che Sun Yat-Sen, uno dei padri della Cina moderna, diede riferendosi alla situazione del proprio paese all’inizio del secolo scorso, schiacciato com’era da dall’imperialismo occidentale da una parte e dall’altra dai signori della guerra che stavano disintegrando quel che restava del celeste impero. Oggi il quadro è radicalmente cambiato: la Cina è la seconda potenza politica ed economica del globo ed esercita una grande influenza nei rapporti internazionali.

Il titolo – ci spiega l’autore – riassume questa evoluzione. Una parte del libro è dedicata al “secolo delle umiliazioni”, dal 1840 al 1949, anno che ha visto la nascita della Cina popolare attraverso le lotte di liberazione nazionale che le hanno restituito la sovranità. Il resto del libro tratta dell’età contemporanea dal periodo maoista, concentrandosi sulla svolta di Deng Xiaoping, fino ad arrivare alle ultime riforme inaugurate nella prima parte di quest’anno.

Nell’economia della Cina di oggi, l’etichetta di socialismo di mercato è entrata sempre di più nell’uso corrente. Diego Angelo Bertozzi ci parla di come questa definizione sia profondamente legata alla figura di Deng Xiaoping e alla riforma economica da lui promossa dalla fine degli anni ‘70. Nonostante la formula sia entrata negli statuti di partito solo nei primi anni ‘80 con Zhao Ziyang, Bertozzi sottolinea come le sue origini siano da rintracciare qualche anno prima.
“Le basi risalgono a quando il partito era strettamente nelle mani di Mao – sottolinea l'autore -  parliamo dei primi anni ‘60, in cui, di fronte ai disastri del grande balzo in avanti, una parte del partito chiedeva maggiori liberalizzazioni e spazio ai mercati privati, soprattutto in campagna”.

Trattare della Cina contemporanea significa per forza esaminarne l’intricata rete di relazioni internazionali, in cui l’ingerenza di Pechino sembra affermarsi sempre di più. Stando a quanto ci dice Bertozzi, esiste una tendenza a parlare di Cina come potenza imperialista in una sorta di duopolio con gli Stati Uniti. Successivamente alla riconquista della sovranità, la Cina ha fatto sì valere i propri interessi all’estero, ma attraverso metodologie meno aggressive, senza guerre o embarghi. L’autore di “Da sabbia informe a potenza globale”, parla di una via più cooperante privilegiata da Pechino, una via che preferisce i rapporti bilaterali, e che punta ad influenzare decisioni internazionali tramite organismi creati ad hoc come i BRICS o la SCO (Shanghai Cooperation Organisation).

La Cina di oggi conta principalmente sulle armi economiche che provengono dalle sue ingenti riserve monetarie, che le permettono di esercitare quello che Bertozzi definisce un soft power nei confronti dei paesi limitrofi.
“Pensiamo ai casi di Malesia e Filippine: paesi tradizionalmente vicini all’Occidente che la Cina è riuscita ad allontanare dalla sfera di influenza di Washington. La tendenza – continua l’autore – è comune a diversi paesi asiatici che vivono una sorta di dilemma: da una parte la tradizionale alleanza con gli Usa, dall’altra la disponibilità economica di Pechino che esercita attrazione”.

È proprio nei rapporti con gli Stati Uniti che dei forti dubbi si profilano all’orizzonte. La decisione di Donald Trump di revocare il partenariato transpacifico sembra dare slancio al progetto di Pechino di un’area asiatica di libero scambio in cui l’establishment cinese possa affermarsi. Secondo Bertozzi, un Trump in queste vesti può fare il gioco del dragone, ma esiste una parte consistente del Partito Repubblicano americano che rischia di determinare un deterioramento dei rapporti con la Cina. Ci sono linee del pensiero repubblicano che considerano Hong Kong un consistente interesse per gli Stati Uniti, e che propongono anche sanzioni ad esponenti del governo cinese che dovessero interferire con i margini di autonomia della regione speciale.

Ancor più di Hong Kong, una situazione molto delicata nei contenziosi con gli Usa che toccano gli interessi vitali di Pechino riguarda “l’altra” Cina. “C’è una parte del Partito repubblicano – conclude Bertozzi – che ha sempre rivendicato un legame forte con Taiwan, argomento sensibile per la Cina popolare e la sua sovranità. Si tratta dunque di utilizzare Taiwan come pedina per portare Pechino sul tavolo delle trattative commerciali, e Trump sembra aver aderito a questa tendenza”.

Cristiano Capuano


Ascolta l'intervista a Diego Angelo Bertozzi
Tags: Usa, Esteri, Cina, Trump

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