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Cie, domenica una manifestazione contro la riapertura

Partirà alle 16 da Piazza XX Settembre


di Francesco Ditaranto
Categorie: Migranti
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TPO, Làbas, Coordinamento Migranti e Vag61, tra gli altri, promuovono per domenica prossima una manifestazione contro la riapertura del CIE di Via Mattei. "C'è la necessità di esprimere un rifiuto chiaro e determinato" dice ai nostri microfoni Neva Cocchi del TPO.

Nelle acque tra Lampedusa e la Libia si sta consumando l'ennesima tragedia dell'immigrazione. Le proporzioni del naufragio di ieri, ma le notizie sono frammentarie, potrebbero essere simili a quelle del 3 ottobre, data impressa nella memoria per i 366 migranti morti in fila sulla spiaggia di Lampedusa. Per il momento, non perchè sia il numero dei cadaveri recuperati a determinare il dramma di ogni singola morte, i corpi ritrovati sarebbero una ventina e centinaia i dispersi.

Per dire No alla riapertura del Centro d'identificazione ed espulsione di Bologna e obbligare ad una riflessione seria sulle politiche migratorie, TPO, Làbas, Coordinamento Migranti e Vag61, solo per citarne alcuni, organizzano una manifestazione per domenica 18 maggio alle 16 in Pazza XX Settembre .

"La manifestazione nasce dalla necessità di esprimere un rifiuto chiaro e determinato alla riapertura del CIE di Via Mattei, una struttura detentiva per migranti, chiusa da un anno e che vogliamo rimanga chiusa, perchè ha rappresentato l'emblema di una normativa che discrimina i migranti e li riduce a soggetti da sfruttare in base alle esigenze del mercato, da rinchiudere ed espellere quando non servono più." spiega ai nostri microfoni Neva Cocchi del TPO.

"Noi vogliamo dire con forza che il ruolo dei Cie in Italia si è esaurito. Si deve chiudere -continua Cocchi- la pagina di questa vergogna che ha toccatotroppo a lungo anche la città di Bologna. Bisogna -sottolinea l'attivista, sviluppando le ragioni della manifestazione- ripensare e ribaltare tutta la gestione dei movimenti migratori, soprattutto in questo periodo che vede giungere dall'altra sponda del Mediterraneo, una richiesta di pace, rifugio e futuro."

"Dopo oltre dieci anni di violazioni, violenze e tentativi di suicidio all'interno della struttura -osserva Cocchi, rilevando un cambiamento nell'atteggiamento delle istituzioni locali- le amministrazioni locali, che sono sempre state complici delle politiche dei vari governi che si sono avvicendati, hanno maturato una consapevolezza e si sono esposte, prendendo una posizione molto chiara contro il CIE."

"Credo che a questo punto -conclude Neva Cocchi- se tutta una città è per la chiusura definitiva e il Governo continua a riaffermare la volonta di ripristinale il centro, ci sia un chiaro problema di democrazia."


Ascolta l'intervista a Neva Cocchi

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