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Autodeterminazione o condizionamento sociale? La polemica tra Nancy Brilli e il Vaticano, che ha affermato che rifarsi sarebbe come indossare un burqa di carne, fa discutere anche diverse correnti del femminismo. Le interviste a Lorella Zanardo e Angela Azzaro.

Polemica tra Nancy Brilli e Vaticano per la chirurgia estetica
Forse il cardinale Gianfranco Ravasi non immaginava che la sua frase, “La chirurgia estetica è un burqa di carne”, pronunciata durante un convegno a Roma, avrebbe riportato in auge il dibattito, mai sopito, o forse mai nato veramente, sulla correlazione tra il corpo delle donne e la possibilità di farne ciò che si vuole. Tra la chirurgia estetica che a volte rende alcune persone più simili a Star Trek, ma in altri casi invece permette a milioni di donne e di uomini di vivere meglio. Tra la società che vede nelle rughe di George Clooney qualcosa di sexy e bello, e in quelle di Sharon Stone qualcosa di brutto e vecchio. Tra l’essere padroni e consapevoli del proprio corpo perché è mio e ci faccio quello che voglio, e lo scegliere di ritoccarsi il seno e le labbra per piacere di più agli altri.

La semplificazione su questo tema è sempre facile, spiega Lorella Zanardo, coautrice de’ Il corpo delle donne da cui lo stesso cardinale ha tratto la sua frase che ha fatto tanto infuriare Nancy Brilli ed altre soubrette, e non solo, sostenitrici della chirurgia estetica senza se e senza ma. “Il fatto che la chirurgia estetica venga presentata come un burqa di carne non è un’invenzione della Chiesa, ma questa frase mi è stata detta da tante ragazze che ho incontrato nelle scuole. La chirurgia estetica, così come ci è stata proposta negli ultimi dieci anni, immobilizza i nostri volti e ricorda appunto un burqa che non si può più rimuovere” spiega la Zanardo che con queste parole non vuole condannare chi sceglie di rifarsi, ma invita ad acquisire maggiore consapevolezza del proprio corpo, evitando di farsi un lifting totale solo perché ci si sente inadeguati ad una società che ci vuole sempre giovani e belli.

Dall’altra parte però, come spiega la giornalista Angela Azzaro, l’abuso del proprio corpo è un fatto soggettivo e nessuno può stabilire che cosa sia giusto o sbagliato: “Se uno si piace e pensa che sia migliore facendo un intervento, deve sentirsi libero di farlo senza alcun tipo di limite. Penso che le donne non siano stupide, le riconosco soggettività: se una donna vuole ritoccarsi lo fa per se stessa, e non per compiacere gli uomini. Con questa frase del burqa di carne la Chiesa non fa altro che dirci ancora una volta come dobbiamo essere” continua la giornalista.

Autodeterminazione e voglia di essere padroni del poprio corpo da una parte, e condizionamenti sociali dall’altra, dei quali a volte è difficile fare a meno. Tuttavia in mezzo a questa polemica sembra mancare una riflessione sul volto e l’uso che se ne fa, come spiega la Zanardo, che non è mai stata approfondita. “Dobbiamo iniziare a pensare al significato del termine faccia: una parola che deriva da fare ed allude al fatto che con il viso possiamo raccontarci e dire la nostra. Se si inizia quindi una seria riflessione sull’importanza del volto, forse in futuro avremo meno bisogno di rifarci perché capiremo che cosa è importante per noi, e che cosa invece la società ci fa credere che lo sia” conclude la scrittrice.

“D’altra parte – spiega Angela Azzaro – è giusto approfondire questi temi ed informare, ma bisogna stare attenti a non normare, a non proibire e a non costruire modelli come quello usato dalla Chiesa che cita un esempio forte, quello del burqa, che non serve e non aiuta la discussione“.

Francesca Candioli