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Chiese che bruciano e casi montati: bufera a San Giorgio di Piano

Ha risonanza nazionale la polemica sull'assessore alla Cultura del Comune nel bolognese.


di redazione
Categorie: Politica
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L'assessore Mattia Zucchini

Una foto postata un anno fa, con la citazione di un anarchico russo sulla "chiesa che brucia" è diventata un caso nazionale grazie al dossier di destre e M5S, che hanno spulciato il profilo Facebook di Mattia Zucchini, assessore alla Cultura di San Giorgio di Piano. La Procura ha aperto un fascicolo. Zucchini si difende: "Sono stato ingenuo nel sovrastimare la capacità di capire che era una metafora".

Non succede spesso che San Giorgio di Piano finisca sulle cronache nazionali. Il tranquillo Comune di circa 8mila abitanti nella provincia di Bologna, in questi giorni, si ritrova però sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali per la bufera che è scoppiata attorno all'assessore alla Cultura, Mattia Zucchini.
Al centro del caso c'è un dossier che le opposizioni, centrodestra e M5S, hanno redatto contro l'assessore. Il documento non riguarda l'operato amministrativo di Zucchini, i provvedimenti su materie per cui ha la delega, ma la condotta dell'assessore, soprattutto sui social network.

Alcune polemiche, ad esempio, riguardano la presenza dell'assessore ad una commemorazione con un look ritenuto "non consono" (maglietta e pantaloncini corti) l'estate scorsa, già chiarite da Zucchini stesso che ha riferito che non era presente in veste ufficiale.
Altro "scandalo", secondo le opposizioni, è la comunicazione pubblica che l'assessore fece quando ottenne lo sbattezzo, pratica promossa da alcune associazioni laiche come l'Uaar con la quale si chiede alla Curia la revoca del sacramento.

Ciò che però sta alimentando lo scandalo è una foto pubblicata sul profilo Facebook dell'assessore, che ritrae un cartello sorretto da un uomo nel corso di una manifestazione di molti anni fa, con la scritta: "L'unica chiesa illuminata è quella che brucia".
La foto è stata pubblicata diversi mesi fa, ma le opposizioni hanno cavalcato la vicenda solo negli ultimi giorni, una volta che il dossier contro Zucchini è stato sufficientemente "ricco".

Un articolo del Resto del Carlino, ripreso poi da molti quotidiani anche sulle pagine nazionali, ha fatto esplodere la vicenda, al punto che ora anche la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo, come ha rivelato il procuratore aggiunto Valter Giovannini. L'ipotesi di reato è vilipendio alla religione.
"Avevo condiviso quell'immagine circa un anno fa - spiega ai nostri microfoni Zucchini - in risposta ad un'esternazione di un qualche vescovo. È una citazione di un anarchico russo, anche molto edulcorata rispetto all'originale, e aveva un chiaro significato metaforico".

L'assessore riconosce di essere stato ingenuo nel non considerare che la cosa sarebbe potuta essere usata con strumentalità dalle opposizioni e di aver sovrastimato l'intelligenza di qualcuno nel comprendere il significato che aveva.
"Nel corso dell'interrogazione contro di me in consiglio comunale - racconta Zucchini - le opposizioni mi hanno accusato di essere schizofrenico perché poco tempo fa ho organizzato una bella iniziativa insieme alla Chiesa sul tema dell'accoglienza. È difficile spiegare loro che si tratta solo di un atteggiamento laico".

Zucchini, avvocato, ha un trascorso da autore e conduttore di satira proprio sulle frequenze di Radio Città Fujiko. Insieme al nostro attuale direttore, Alessandro Canella, e a Nicola Gualandi ha condotto la trasmissione E.r.p.e.s (Esproprio radiofonico proletario di emancipazione satirica).
Da questa vicenda esce piuttosto amareggiato e disincantato. "Per come era iniziata, anche grazie all'articolo corretto sul Carlino - osserva - sembrava potesse essere l'occasione per aprire un dibattito sul tema. Ho sovrastimato la capacità di qualcuno di capire che io non ho incitato nessuno ad andare ad incendiare le chiese, ma evidentemente dovrò spiegare di più le mie posizioni".


Ascolta l'intervista a Mattia Zucchini

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