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Chi ha paura del Gender? Il Miur, per esempio

L'educazione alle differenze e all'affettività sembra un miraggio sempre più lontano per le scuole italiane


di Anna Uras
Categorie: Istruzione, Glbtq
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L'educazione alle differenze e alla sessualità è un tasto dolente per la scuola italiana, che incappa nei ritardi legislativi e nella strenua opposizione dei movimenti NoGender. Ma invece di cercare una soluzione, di recente il Miur ha riconosciuto uno dei cavalli di battaglia di queste organizzazioni.

Sembra quasi ridondante ripeterlo, ma la dovuta premessa a questo articolo è che la "teoria del gender" non esiste. Esiste invece un'educazione al rispetto delle differenze, alla sessualità e all'affettività, e l'Italia si attesta agli ultimi posti in tutti questi ambiti rispetto ai vicini europei. Uno dei freni posti alla diffusione di queste materie nelle scuole pubbliche consiste nello strumento del consenso informato, ovvero nella pretesa da parte delle organizzazioni NoGender e simili che attività di questo tipo siano passate al vaglio dei genitori. Un iter simile a quello che solitamente si segue per attività extracurriculari come le gite di istruzione, ma che non dovrebbe riguardare le attività di educazione alle differenze, che rientrano nel percorso didattico canonico o comunque sono state votate dal consiglio d'istituto e rientrano quindi nell'offerta formativa della scuola.

La richiesta del consenso informato quindi non è affatto neutra come potrebbe sembrare, così come non sarebbe neutro richiedere il consenso dei genitori per parlare di storia della seconda guerra mondiale, o di filosofi previsti dal programma didattico. D'altronde, la pretesa di "neutralità" non è nuova ai movimenti NoGender, se si pensa che l'intero impianto delle loro rivendicazioni si basa sul presupposto che non parlare di sessualità, salute, orientamento sessuale o idendità di genere nelle scuole coincida con la neutralità, mentre parlarne sia una scelta di parte. Ma non parlare di un argomento, non includerlo nel percorso formativo delle scuole pubbliche o richiederne la censura non è neutralità.

La questione del consenso informato, insomma, non è una novità. Lo è invece il fatto che di recente sia stata riconosciuta da parte del Miur, come spiega Jacopo Frey di Cobas Scuola: "Il 20 novembre il Miur ha diffuso una nota in cui viene richiesto di preparare una presentazione della programmazione educativa e didattica. Da parte del Miur è stato precisato che da parte di molte familgie sono sorti dei dubbi sulle modalità con le quali le famiglie devono esprimere il consenso alle attività. In particolare alle attività che non rientrebbero nel curriculum tradizionale, ma che vengono approvate dall'istituto e rientrano comunque all'interno dell'offerta didattica. Ma la questione del consenso informato non è affatto neutra".

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