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Chi ha paura del 25 aprile?

La festa della Liberazione che ancora spaventa il pezzo reazionario del Paese.


di Alessandro Canella
Categorie: Storia
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A 73 anni dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo e a 70 dalla Costituzione, il 25 aprile è ancora caratterizzato da polemiche aizzate dalla parte più reazionaria del Paese, che lo considera "divisivo". Buon segno: continua ad essere una spina nel fianco di chi è autoritario e intollerante e rappresenta un vivo monito.

Non credete a chi dice che oramai il 25 aprile è uno stanco rituale commemorativo. I fatti dimostrano che è una festa più viva che mai, al punto da continuare a dare fastidio alla parte più reazionaria del Paese.
Semmai è proprio quella parte che vorrebbe svuotarlo della portata che ancora ha, di ciò che rappresenta, di quello che comunica non al Paese di 73 anni fa, ma a quello di oggi. Quella stessa parte del Paese che vorrebbe abolirlo, per rimuovere il più grande ostacolo alla sopraffazione, all'oppressione, all'autoritarismo, di cui è portatrice.  

Anche in questo 2018 il 25 aprile è stato preceduto (e probabilmente sarà seguito) dalle polemiche e dagli sgambetti della destra politica, di quella economica e di quella culturale (scusate l'ossimoro). Una destra che, a ben vedere, pensa di poter rialzare la testa e, in qualche occasione, lo ha fatto.
Il fascismo si è già manifestato nelle sue forme di strada e politiche. I pestaggi di esponenti di Casa Pound e Forza Nuova in molte città, gli attentati fasciorazzisti di Macerata e Firenze, la chiusura delle frontiere e le barricate contro l'arrivo di richiedenti asilo in diversi Comuni, al piano terra; la legge Minniti-Orlando, la campagna politico-mediatico-giudiziaria contro le ong, le ordinanze e i processi contro chi è solidale, ai piani alti: il fascismo istituzionale.

Un clima pesante per chi è antifascista e antirazzista oggi, ma che non deve scoraggiare. Anche partigiani e staffette, del resto, erano una minoranza nel Paese che poi hanno liberato. E se sono frastagliati e indeboliti i punti di riferimento politici e associativi a cui guardare, ciò non significa che non abbiamo spazi e tempi per esprimere il nostro antifascismo. Non è solo con le manifestazioni, infatti, che possiamo portare avanti l'idea di pace, uguaglianza, solidarietà e rispetto delle diversità, ma è anche e soprattutto con i nostri comportamenti quotidiani, con le persone con cui parliamo, con le riflessioni che riusciamo a stimolare in chi manifesta odio e intolleranza.

Passando in rassegna gli episodi di ostilità al 25 aprile di quest'anno, troviamo gli sgarbi istituzionali di Legnano e Todi, dove amministrazioni di centrodestra, talora appoggiate da Casa Pound, hanno cercato di mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole ricordare la Liberazione dal nazifascismo.
A Legnano la giunta ha vietato il concerto dei Punkreas, mentre a Todi è stato negato il patrocinio alle iniziative dell'Anpi, con la motivazione che sarebbero "di parte". E sì, di parte lo sono e lo devono rivendicare in chiave gramsciana: "Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti".

Un messaggio che deve arrivare forte e chiaro anche a Difesaonline.it, testata militarista che pretende di riscrivere la storia e considera "divisivo" il 25 aprile. Non è difficile immaginare a quale cultura politica appartegano coloro che scrivono su quella testata "specializzata nel settore della Difesa e dell'industria collegata", come si legge nella presentazione sul sito.
Così come si potrebbe rispondere al leader leghista Matteo Salvini, che ha detto: "A me piacerebbe che il 25 aprile e il primo maggio tornassero ad essere due date del calendario per tutti gli italiani e non solo per quelli con la bandiera rossa, perché così non è stato". È vero: i partigiani non erano solo comunisti, ma di sicuro anche tutte le altre componenti avevano valori e idee ben diverse, direi antitetiche, a quelle della Lega.

A tentare di smontare il 25 aprile, però, non c'è solo la destra politica. La mercificazione è la strada secondaria, ma non per questo meno insidiosa, che prova a scardinare la festa. Grazie alle liberalizzazioni del governo Monti, votate da quasi tutto l'arco parlamentare, ora gli imprenditori hanno carta bianca per violare, con l'apertura dei centri commerciali, anche le feste nazionali. Il risultato è che il 25 aprile rimarranno aperti i negozi dei gruppi Ikea, Esselunga, Carrefour e persino la Coop nel Lazio. Altri gruppi (Conad e Decathlon) lasceranno ai capinegozio decidere.
Trasformare il 25 aprile nell'ennesima occasione di shopping non vuol dire altro che distogliere le persone dalla riflessione sul significato di quel giorno. Che nemmeno per il liberismo è un bel giorno.

C'è anche chi tenta un red washing, cercando di tematizzare il proprio business per attrarre clienti. È il caso di Fico Eataly World, il parco giochi agroalimentare di Bologna, che per domani ha pensato di organizzare la giornata "Un 25 aprile biodiverso", nel corso della quale le aiuole dell’orto saranno intitolate a otto parti­giani che svolgevano la professione di ortolano. Ogni commento è superfluo.

Agli antifascisti, dunque, spetta il compito di resistere a questi attacchi e di continuare a riempire di iniziative, di significati e di attualizzazioni la giornata del 25 aprile. A giudicare dal numero di eventi organizzati tra Bologna e provincia quest'anno, si potrebbe dire che la ricorrenza è più viva che mai. E anche se ce la toglieranno, magari rimuovendola dalle feste nazionali, dovremo essere pronti a trovare modi, finanche clandestini, per continuare a riproporla sia nella giornata storica, sia negli altri 364 giorni dell'anno.

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