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Domenica la Catalogna va al voto per il rinnovo di parlamento e governatore. Quella che a prima vista pare una comune tornata regionale, potrebbe trasformarsi in un plebiscito per l’indipendenza. È infatti probabile che le forze indipendentiste conquistino la maggioranza assoluta.

Il voto di domenica in Catalogna sarà più di una semplice tornata elettorale per il rinnovo del parlamento regionale e del presidente della Generalitat, il governo autonomo. Da Barcelona, Rolando della piattaforma contro la repressione Rereguarda en Moviment, rivela che “per una gran parte della società catalana si tratta di un referendum sull’indipendenza. Molta gente la considera un’opportunità di cambiamento radicale”. Anche sul piano politico, spiega, le forze indipendentiste “stanno proponendo la lettura delle elezioni come un plebiscito per l’indipendenza”.

È infatti probabile che il fronte sovranista-indipendentista, formato da Junts pel Sì (Uniti per il Sì) e Cup (Candidatura di Unità Popolare) ottengano la maggioranza assoluta all’assemblea catalana. “La vera lotta sociale – spiega Rolando – cerca di trovare espressione nel Cup. Non tutta ovviamente, l’ambiente anarchico libertario per esempio non lo fa, anche se al suo interno ci sono delle eccezioni”.
Favorevole all’indipendenza è anche Catalunya Sí Que Es Pot, di cui fa parte Podemos, una “formazione, che si dichiara sovranista ma non vuole l’indipendenza come atto unilaterale”. Il fronte unionista è invece formato da Ciutadans, socialisti e popolari.

Non sono mancate le consuete piroette politiche. “Il partito di governo in Catalogna (i socialisti catalani del governatore Artur Mas, ndr) – spiega Rolando – È diventato indipendentista negli ultimi due o tre anni, prima era semplicemente regionalista. Contrario, anzi, a tutti i movimenti indipendentisti. Evidentemente cerca di surfare sull’onda dell’indipendentismo”.

Quale che sia l’esito della giornata di domenica, pare improbabile che la strada per l’indipendenza possa aprirsi facilmente. È invece più verosimile che la vittoria del fronte indipendentista dia avvio a trattative con Madrid che potrebbero portare alla secessione della Catalogna.
Già nel 2014 il governo spagnolo aveva bloccato il referndum per l’indipendenza, e non a caso Artur Mas ha deciso di anticipare le elezioni, inizialmente previste per il 2016. Dall’Ue, intanto, fanno sapere che l’eventuale indipendenza della Catalogna significherebbe la sua esclusione dall’Unione. Tra due mesi c’è poi l’appuntamento elettorale per il rinnovo del governo spagnolo. Gli effetti delle elezioni di domenica, insomma, sono destinati a farsi sentire sul piano politico interno ed europeo.

In Catolgna, racconta però Rolando, “Si respira un’aria tranquilla, non ci sono stati incidenti nonostante le provocazioni da parte unionista e dell’esercito non siano mancate. Si respira determinazione, la volontà di una parte notevole della società catalana di distaccarsi con quello che chiamano il ‘regime del’78’, quello nato dal post-franchismo”.