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Catalogna al voto con il rischio stallo

Le elezioni anticipate del 21 dicembre, dopo il conflitto sull'indipendenza.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del governo catalano e l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione da parte di Madrid, giovedì la Catalogna torna al voto. Due dei tre leader indipendentisti sono uno in carcere e uno all'estero. Nelle urne potrebbe prodursi uno stallo, con il blocco indipendentista e quello costituzionalista che si eguagliano. La corrispondenza del giornalista Luca Tancredi Barone.

La Catalogna torna al voto dopo l'autunno di fuoco che ha vissuto e che le è valso l'attenzione mondiale. Dal referendum non riconosciuto e represso con la violenza di Madrid del primo ottobre, passando per l'ambiguità sulla proclamazione unilaterale di indipendenza, fino all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione, con la destituzione del governo guidato da Carles Puidgemont, gli arresti e le fughe all'estero, l'ora della verità arriverà giovedì prossimo, 21 dicembre, quando si terranno le elezioni anticipate.

Sette sono i principali partiti che si presentano alle elezioni: tre quelli del "blocco costituzionalista" (Ppe, Psoe e Ciudadanos), tre gli indipendentisti, tra cui quello dell'ex presidente Puidgemont, attualmente all'estero, Izquierda Republicana (il cui leader è in carcere) e la Cup.
La settima forza, di cui fa parte anche la sindaca di Barcellona Ada Colau, è Catalunya en comu, che racchiude Podemos, i Verdi e altre sensibilità, che per l'occasione si pongono in modo trasversale, scegliendo di non schierarsi né con gli indipendentisti, né con i costituzionalisti.

Da Barcellona, Luca Tancredi Barone, giornalista del Manifesto, spiega che probabilmente i due blocchi, quello indipendentista e quello costituzionalista, usciranno dalle urne con percentuali simili. Questo potrebbe produrre uno stallo che, secondo alcuni, potrebbe risolversi con la rottura dei fronti e un governo formato dal partito socialista, insieme a Izquierda Republicana e Catalunya en comu. Un'ipotesi che, secondo Barone, non è facile immaginare.

Tutta la vicenda dell'indipendenza e della repressione dello Stato centrale spagnolo, però, non sembra aver tirato la volata alla causa indipendentista e, anzi, secondo il giornalista a mobilitarsi saranno soprattutto gli elettori del fronte costituzionalista.
"Guardando ai risultati delle ultime elezioni - osserva il corrispondente da Barcellona - gli indipendentisti hanno sempre raccolto due milioni di preferenze, non di più e non di meno. Una quota consistente, che non bisognerebbe ignorare come fa Madrid, ma lontana dall'essere la maggioranza della Catalogna".

ASCOLTA L'INTERVISTA A LUCA TANCREDI BARONE:

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