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Cassintegrazione all'Arena del Sole

55 lavoratori della cooperativa Nuova Scena usufruiranno dell'ammortizzatore sociale durante l'estate.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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La crisi colpisce anche il settore dello spettacolo. Prevista la cassintegrazione in deroga per 55 lavoratori della cooperativa che gestisce il teatro stabile. Si va verso la fondazione culturale. La Cgil: "Serve un cambio di paradigma, con la cultura si mangia".

55 lavoratori della cooperativa Nuova Scena, che gestisce l'Arena del Sole, teatro stabile di Bologna in via Indipendenza, finiranno in cassintegrazione per il periodo estivo. È l'effetto della crisi economica che si riverbera anche sul settore dello spettacolo e che produce i suoi effetti su uno dei teatri principali di Bologna.
"In seguito al calo dei finanziamenti pubblici e della diminuzione dei biglietti legata alle difficoltà economica degli spettatori - spiega Antonio Rossa della Slc Cgil - si è arrivati al rischio di non fare la stagione estiva. Per scongiurare il rischio che non fosse garantita la continuità produttiva, siamo ricorsi allo strumento della cassa integrazione in deroga".

Ad intervenire sul tema è anche l'assessore comunale alla Cultura, Alberto Ronchi, che lancia l'allarme: "Siamo in emergenza e la città lo dove capire, altrimenti rischiamo di perdere pezzi importanti del sistema culturale cittadino, come il suo teatro stabile".
Una soluzione per salvaguardare il sistema culturale, però sembra esserci ed è quella della fondazione. Un'idea su cui Palazzo D'Accursio spinge finge dal 2011 e che dovrebbe inglobare diverse istituzioni culturali cittadine.
"Il progetto non era ancora decollato - racconta Rossa - per alcune incertezze riguardo agli investimenti. Per il futuro questi ultimi dovrebbero essere misti pubblico-privati".

Per il sindacalista, però, le difficoltà del mondo della cultura e dello spettacolo sono state indotte anche da anni di politiche sbagliate da parte dei governi centrali. Celebre, a questo proposito, la frase di Giulio Tremonti: "Con la cultura non si mangia".
"Con la cultura si mangia eccome - replica Rossa - e il nutrimento è sia per il corpo che per lo spirito. Per fortuna a livello locale abbiamo avuto un atteggiamento diverso rispetto a quello del governo centrale, anche se poi gli enti locali hanno dovuto fronteggiare i tagli ai trasferimenti".
Quello che l'Slc Cgil propone è un cambio di paradigma che consideri bene comune uno dei settori più martoriati dalla crisi, sul quale sono state compiute autentiche barbarie.


Ascolta l'intervista ad Antonio Rossa

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