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Carceri, "la Dozza andrebbe demolita"

Il secondo rapporto semestrale 2013 della Ausl sulla Casa Circondariale.


di redazione
Categorie: Giustizia
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Il rapporto semestrale sulle condizioni del carcere della Dozza di Bologna, presentato dalla Ausl, registra molteplici e gravi criticità, a partire dal sovraffolamento e dalle condizioni igienico-sanitarie. Per Vito Totire, di "Chico Mendes", la struttura "va chiusa, evacuata e ristrutturata".

Le condizioni in cui versa il carcere della Dozza, così come presentate dal secondo rapporto semestrale del 2013 della Ausl, sono la fotografia della situazione del sistema carcerario italiano. In una parola, al collasso. Il tutto a pochi giorni dalla scadenza con cui l'Unione Europea ha chiesto all'Italia di rientrare nei parametri di una politica carceraria giusta e rispettosa dei diritti dei detenuti. Il 28 maggio, infatti, il nostro paese potrebbe incorrere nelle pesanti sanzioni preannunciate dall'Europa.

Il circolo "Chico" Mendes da 10 anni denuncia questa situazione, e in occasione dell'ultimo rapporto dell'Ausl ha presentato le proprie osservazioni, sottoposte direttamente all'attenzione della Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo. "In dieci anni la situazione non è assolutamente cambiata - spiega Vito Totire - nel senso che la struttura carceraria rimane in condizioni di assoluta inagibilità dal punto di vista igienico-sanitario e va chiusa, evacuata e ristrutturata, affinché rispetti i parametri minimi".

L'aspetto più critico è quello del sovraffolamento: sono 892 le persone presenti nel carcere della Dozza, a fronte di una capacità ricettiva di 483 detenuti. Numero, quest'ultimo, contestato da "Chico" Mendes, secondo cui dovrebbe essere rivisto al ribasso. Secondo l'associazione la capienza ottimale deve essere ricalcolata sulla base di elementi quali l'allestimento di sale per fumatori, aree per l'isolamento sanitario, realizzazioni di refettori per evitare la commistione tra zona letto/bagno e zona cucina, e spazi minimi vitali per ogni singola persona. Tali mancanze, va da sé, rappresentano gravi inadempienze, a cui andrebbe posto rimedio - secondo "Chico" Mendes" - attraverso la evacuazione del carcere e una sua ristrutturazione radicale. Su questo punto, è ancora più esplicito Vito Totire: "Noi siamo molto chiari, parliamo di demolizione della Dozza. Non è un problema di alleggerire il sovraffolamento, ma di fare una ristrutturazione complessiva che porti questa struttura agli standard abituali che deve avere una qualunque struttura ricettiva".

Come si è visto, una lacuna macroscopica è la mancanza di un refettorio per i detenuti, amplificata dal livello di rischio biologico connesso ai problemi di salute della popolazione detenuta. Non esistono poi celle di isolamento per infettivi, ma in caso di malattia infettiva i detenuti vengono allocati in cella singola.
Un tema che viene sottolineato da Vito Totire e dalla sua associazione è quello della esposizione al fumo passivo per i detenuti e gli agenti penitenziari: motivo per cui viene chiesto ai NAS di verificare l'accettabilità di questa situazione con i parametri definiti dalla legge 3/2003

Ulteriori aspetti concernono altri due tipi di strutture detentive: il carcere minorile e il Cie. "I detenuti minori sono tuti stranieri (17 in totale ndr.) e questo conferma che il carcere non è uno strumento che si possa usare contro la grande criminalità, ma un contenitore di povertà - afferma Totire - Quel carcere serve per contenere le nuove povertà contemporanee". Motivo per cui viene chiesta l'abrogazione della pena detentiva per i minori, così come il Circolo da tempo propone che la struttura del Cie sia adibita a usi diversi rispetto a quelli carcerari: "sul Cie da diversi anni sosteniamo che venga chiusa come struttura carceraria e convertita ad altri usi sociali e di accoglienza".

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Vito Totire

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