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Carcere: tentato suicidio alla Dozza, dove la situazione resta critica

L'istituto penitenziario rimane sovraffollato e le condizioni di detenzione restano disumane.


di Alessandro Canella
Categorie: Carcere
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Ieri un detenuto ha tentato di togliersi la vita nel carcere bolognese della Dozza. Non è il primo caso, come denunciano i Radicali di Bologna. Sovraffollamento, mancanza di agenti penitenziari e solo 5 assistenti sociali per quasi 800 detenuti. La riforma dell'ordinamento giudiziario migliorerà le cose, ma mancano parti importanti nella legge, come l'affettività per i detenuti. L'intervista ad Arcangelo Macedonio.

Un detenuto nel carcere della Dozza di Bologna ha tentato il suicidio ed è stato salvato grazie al compagno di cella che si è messo a urlare, attirando l'attenzione degli agenti che sono intervenuti. È quanto accaduto ieri, secondo quanto riporta il sindacato di polizia penitenziaria Sappe.
È solo l'ennesimo caso di tentato suicidio nelle carceri italiane, dove almeno 1000 detenuti ogni anno tentano di togliersi la vita, ma vengono salvati. 52, invece, quelli che hanno trovato la morte nel 2017 in seguito al gesto disperato.

Per Arcagnelo Macedonio, segretario di Radicali Bologna, quella nelle carceri continua ad essere un'emergenza. L'associazione ha effettuato una visita alla Dozza nell'ottobre scorso, trovando 781 detenuti su una capienza di 493 posti. Un sovraffollamento che è accompagnato da una carenza di agenti di polizia penitenziaria (394 sui 552 necessari) e, soprattutto, da appena 5 assistenti sociali. "Se sono disumane le condizioni dei detenuti - commenta Macedonio ai nostri microfoni - non sono umani nemmeno i carichi di lavoro per gli assistenti sociali".
Le condizioni carcerarie della Dozza, ma in generale italiane, dunque, spingono i detenuti verso la disperazione e, in alcuni casi, verso gesti estremi.

Qualcosa dovrebbe migliorare con l'entrata in vigore, attesa in questi giorni, della riforma dell'ordinamento penitenziario, che prevede meno carcerazione preventiva e più progetti lavorativi fuori dal carcere per scontare la pena.
"Ci saranno dei miglioramenti - sostiene Macedonio - ma alla legge mancano parti importanti, come quella sull'affettività. Sembra che in Italia lo Stato voglia solo punire i detenuti, allontanandoli dalle famiglie, le quali non sono colpevoli e non è giusto che paghino. Ma l'obiettivo della detenzione, secondo la Costituzione, è la rieducazione e il reinserimento in società, non la punizione".

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ARCANGELO MACEDONIO:

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