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Carcere, quando l'impegno diventa evasione

Il libro "A volte mi ritrovo sopra un colle".


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Nato dal laboratorio di scrittura all'interno del carcere di San Gimignano a Siena, "A volte mi ritrovo sopra un colle" è una raccolta di racconti in cui i detenuti non si lamentano delle loro condizioni, ma immaginano la vita come sarebbe potuta essere. La curatrice Maria Rosa Tabellini: "L'evasione per loro sta nell'impegno".

"Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni". È nato tutto da qui, da questo verso della poesia di Eugenio Montale, il lavoro che sta dietro al libro "A volte mi ritrovo sopra un colle" (Marcianum Press), una raccolta di racconti dei detenuti del carcere di San Gimignano, a Siena.
A raccontare il lavoro ai nostri microfoni è stata la professoressa Maria Rosa Tabellini, curatrice del libro, nato da un laboratorio di scrittura all'interno della prigione di massima sicurezza.
"Nel corso di un seminario che svolsi nel carcere nel 2008 - spiega la curatrice - Mi resi conto che, per i detenuti, quel verso aveva un significato particolare". Poi ne naque una richiesta di approfondimento che ha dato vita ad un vero e proprio laboratorio di scrittura.

Prima di diventare pubblicazione, il lavoro dei partecipanti al laboratorio è stato lungo ed è stato rappresentato in un reading all'interno della struttura penitenziaria. È stata l'emozione dei protagonisti e dei partecipanti, insieme alla richiesta di questi ultimi di poter leggere ulteriori scritti, ad accendere la scintilla della realizzazione di un libro.
"A differenza di molti libri che provengono dalle carceri - spiega Tabellini - in questo i detenuti non si lamentano delle loro condizioni, ma immaginano la vita come sarebbe potuta essere, le occasioni che non hanno colto o che non hanno voluto cogliere".
I testi, fioriti nel perimetro ristretto della reclusione in un Istituto di pena, spaziano negli orizzonti senza confini della fantasia, della memoria e del sogno.

A chiudere il volume è uno scritto di Alessandro Fo, che riflette sui pregiudizi che ancora affliggono il corrente modo di guardare alla vita, minimalista e per molti aspetti estrema, che si svolge di là dal muro di un carcere.
"Sempre parlando di Montale - osserva Tabellini - mi capitò di citare la parola 'evasione' in senso figurato. Vidi sui volti dei detenuti un sorriso di comprensione perché avevo usato un termine lontano dal loro vissuto. Per loro l'evasione è l'impegno meticoloso che mettono nella scrittura".


Ascolta l'intervista a Maria Rosa Tabellini

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