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Campi Aperti: un modello alternativo c'è e funziona

Le storie, gli obiettivi e i progetti racchiusi nei 16 anni di storia di Campi Aperti


di Anna Uras
Categorie: Ambiente
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16 anni appena compiuti, 150 produttori coinvolti, sempre più mercati nell'area di Bologna, un progetto di ricerca sui semi insieme al famoso ricercatore Salvatore Ceccarelli, la prossima inaugurazione dell'emporio di comunità Camilla. Campi aperti raccoglie tante storie, ma soprattutto tante visioni e progetti per la costruzione di un modello agroalimentare alternativo

Campi Aperti ha compiuto di recente i 16 anni di età, ed è una realtà conosciuta a Bologna e sempre più presente sul territorio. Nata dall'unione di 5 produttori, oggi ne accoglie 150, ognuno con una storia diversa. C'è chi viene da ambienti di ricerca universitaria, chi custodisce con affetto la storia e la vita di un antico podere, chi fa dell'agricoltura un'attività politica. Ma tutte e tutti sono uniti da una comunità di intenti e dal rifiuto di un sistema di produzione agroalimentare che impoverisce l'ambiente, la società e i lavoratori.

Fare agricoltura per custodire la terra

Pierpaolo Lanzarini è dentro a Campi Aperti da 10 anni, e per lui rappresenta probabilmente l'unica possibilità di sostenibilità economica per progetti di insediamenti rurali come il suo. "Ho la presunzione -racconta Pierpaolo - di fare un po' da custode di questa terra. Vivo e coltivo un podere che sta dentro il parco di Montesole. Un vecchio Podere che ha conservato alcuni tratti antichi anche nell'assetto del podere, quindi ci sono ancora le piantate, ci sono un sacco di varietà antiche". Per lui il Comune ha accompagnato per un po' l'espansione di Campi Aperti, ma negli ultimi tempi c'è stato un ritorno ad un approccio burocratico che rende complicata la vita all'associazione "probabilmente noi siamo cresciuti più di quello che la burocrazia riesce a reggere - spiega l'agricoltore -  e a questo punto è necessario pensare a una qualche politica attiva nei confronti dei mercati contadini di vendita diretta che non sia solo concedere a richiesta degli spazi".

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L'agricoltura come politica

Per Ivan Setti, in Campi Aperti da 5 anni, "quello che noi facciamo è politica. Politica ambientale ma anche sociale, e Campi Aperti dà ancora una speranza in questa marea nera, nera in tutti i sensi". Nella sua azienda agricola, gestita insieme a Ivaldo, ci sono alcune varietà antiche di prugne e duroni di Vignola, ma principalmente si occupano di orto. Per lui il rapporto con l'amministrazione non può essere positivo, con nessun tipo di amministrazione, proprio perché "quello che noi facciamo è una lotta politica quotidiana, e non c'è un'amministrazione che non favorisca alcuni interessi economici, e gli interessi economici qui in Emilia Romagna sappiamo tutti quali sono a livello del cibo.

ASCOLTA LE PAROLE DI IVAN SETTI:


L'agricoltura come alternativa

Giulia Cecchelin si è unita all'azienda agricola Masi due anni fa, lasciando una carriera di ricerca in semiotica. "Facevo la ricercatrice con l'università di Milano e collaboravo anche con l'Università di urbino - racconta Giulia - ma la mancanza di assegni di ricerca e di finanziamenti all'università, uniti a un ambiente fondamentalmente malato, mi impediva di continuare nella carriera che avevo inziato. L'agricoltura mi è sempre piaciuta e ho sempre tentato di coltivare quello che mangiavo, e quando ho conosciuto Elena e Lorenzo ho cominciato a lavorare con loro e ho pensato che sarei stata felice con loro, e dopo due anni posso dire che lo sono. Ho fatto la scelta giusta". Per Giulia Campi Aperti è un posto in cui sentirsi a casa e con cui condivide valori etici e ideali politici, ma soprattutto rende possibile l'insediamento contadino, "cioè - spiega Giulia - persone che vengono per lo più da altri ambiti e che cercano di rendere questo stile di vita sostenibile da un punto di vista economico".

ASCOLTA LE PAROLE DI GIULIA CECCHELIN:


L'agricoltura per riprendersi la sovranità alimentare

Elena Hogan è la presidentessa di Campi Aperti e insieme a Giulia fa parte della Fattoria Masi. Sul tema dei rapporti con l'amministrazione per lei c'è ambivalenza: "Non è che ci vogliono male, ma neanche ci vogliono bene. È una via di mezzo in cui non sappiamo mai come vanno le cose. In questo momento non siamo agevolati come vorremmo essere, perché facciamo fatica ad arrivare alla fine dell'anno senza fare buco, quindi il prossimo passo è far capire che questi mercati valgono qualcosa per chi vive qua, facciamo qualcosa che è di un'utilità generale. Noi vogliamo essere l'alternativa sostenibile, sia in termini ambientali sia in termini umani".  E sul tema di essere alternativa, Campi Aperti sta provando a promuovere la sovranità alimentare su diversi fronti. Da una parte c'è il tema del lavoro, ovvero il tentativo di non aderire a un modello agroalimentare che per abbassare i prezzi della grande distribuzione (ne avevamo parlato un bel po' di tempo fa) svaluta il lavoro di chi attivamente coltiva i campi, fino ad arrivare agli estremi del caporalato e ai limiti dello schiavismo. Dall'altra c'è il tema della standardizzazione dei prodotti e delle tecniche di coltivazione, con la perdità di varietà antiche, semi e tecniche che racchiudono milleni di storia agricola, senza contare i danni all'ambiente. Insomma, di un'alternativa ne abbiamo davvero bisogno.

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