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Calano i detenuti, ma le carceri rimangono sovraffollate

Negli ultimi sei anni la popolazione carceraia è diminuta di oltre 42 mila unità


di Francesca Candioli
Categorie: Società
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In Italia cala il numero di ingressi in carcere: si è passati dalle oltre 66 mila nel 2011 alle circa 53 mila persone detenute nel febbraio 2015. Un dato però che non attenua l'indice di sovraffollamento, ancora molto alto. Oggi per ogni 100 posti letto ci sono 108 detenuti

La nostra Costituzione non parla mai di carcere o di pena detentiva. A sottolinearlo è il sociologo Luigi Manconi che spiega come i costituenti avessero scelto di non aggettivare le pene, lasciando carta bianca ai legislatori che, se fossero stati lungimiranti, avrebbero così avuto la possibilità cambiare la fisionomia delle pene detentive. Una fisionomia però che da allora ad oggi non è mai mutata: il carcere e la privazione della propria libertà personale continuano ad essere la prima scelta per intervenire sui cosiddetti casi di deviazione, anche se gli ingressi nelle case di detenzione sono in diminuzione.

Dal 11° Rapporto nazionale pubblicato dall'associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia emerge infatti che i detenuti nelle carceri sono diminuti di 8000 unità rispetto al 2013. Si è passati dalle oltre 66 mila nel 2011 alle circa 53 mila persone presenti nelle case di detenzione nel febbraio 2015. Un dato che per un momento toglie la maglia nera al Bel Paese in fatto di popolazione carceraia, ma che non attenua l'indice di sovraffollamento ancora molto alto che si attesta al 108%. Oggi per ogni 100 posti letto ci sono 108 detenuti.

"Non c'è una vera politica di decarcerazione, e le misure alternative di detenzione non sono cresciute come avrebbero dovuto. Quindi la situazione è ancora molto precaria" spiega Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone, che aggiunge come però alcune norme sulla custodia cautelare e la progressiva depenalizzazione dei reati di droga abbiano influito sul calo degli ingressi in carcere. "Più in generale però ha inciso un atteggiamento più prudente da parte delle forze dell'ordine che hanno evitato di fare operazioni di polizia che potessero creare situazioni ingestibili in carcere" continua Anastasia.

Oltre agli ingressi nelle carceri, emerge sempre da Antigone, anche il tasso di delittuostià in Italia è in calo ( si parla di un buon 14% in meno), tant'è che il nostro Paese si compiono sempre meno omicidi rispetto alla media europea. Al contrario di altri stati come Francia, Norvegia e Gran Bretagna dove l'indice di delittuosità è più alto.

"L'indice di dilettuosità ci parla di 3 milioni di reati, una grandezza non commensurabile con i detenuti presenti in carcere - conclude Anastasia -. Solo una parte delle persone che commette un reato finisce in carcere, e questo dipende dalla severità penale prevista dalla legge". A diventare detenuti sono prevalentemente persone con problemi di inserimento sociale, stranieri e tossicodipendenti, ma fra questi c'è anche un 10% costituito dai rappresentanti delle organizzazioni criminali.


Ascolta l'intervista a Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone

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