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Burundi: incertezza sul golpe, la testimonianza del Gvc

È ancora poco chiaro l'esito del golpe dell'esercito nel Paese africano.


di redazione
Categorie: Esteri
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Il generale Godefroid Niyombaré dice di avere il controllo del Paese e di aver destituito il presidente Nguruziza, ma quest'ultimo nega dalla Tanzania. Nella notte scontri con colpi di artiglieria pesante, mentre 50mila persone sono fuggite dal Paese. Il colpo di Stato in seguito alle proteste dei cittadini per la terza candidatura del presidente uscente.

In Burundi c'è ancora grande incertezza sul colpo di Stato iniziato ieri per mano del generale Godefroid Niyombaré, considerato un fedelissimo del presidente Pierre Nguruziza ma rimosso dal comando dell'Intelligence lo scorso febbraio.
Il presidente si trovava in Tanzania, dov'è tuttora, per partecipare ad un vertice regionale, quando una parte dell'esercito si è sollevata tentando di prendere il controllo del Paese.
L'aeroporto internazionale della capitale Bujumbura è sotto il controllo dei militari, mentre non è ancora certo se il palazzo presidenziale sia nelle mani dei golpisti.

Nguruziza nega di essere stato destituito e invita i cittadini alla calma, affermando che la situazione è sotto controllo di fronte "agli impostori".
Intanto l'Onu fa sapere che già 50mila persone hanno abbandonato il Paese, probabilmente perchè memori delle violenze degli scontri etnici durante la guerra civile di 15 anni fa.
"Già da due settimane - racconta ai nostri microfoni Andrea Zani del Gvc, ong operativa nel Paese africano - si erano registrati scontri tra la popolazione e la polizia. Le proteste erano nate dopo l'annuncio della terza candidatura a presidente di Ngurunziza".

Ieri il generale golpista aveva lanciato un messaggio da una radio privata, poiché la radio televisione nazionale burundese è presieduta dalle forze lealiste. "Tenuto conto del caos diffuso e della palese violazione sia della Costituzione che degli Accordi di Arusha - ha detto Niyombaré - le forze di sicurezza hanno deciso di prendere in mano il destino del Paese".
Gli Accordi di Arusha, siglati nel 2000, avevano aperto la strada alla fine della guerra civile burundese. Formalmente, quindi, i golpisti si schierano dalla parte dei cittadini in protesta.

La notizia è stata accolta con favore nella capitale, dove ieri la popolazione più giovane si era lasciata andare a festeggiamenti, esplodendo anche alcuni colpi di arma da fuoco. Nella notte invece, rivela il Gvc, si sono uditi scontri tra lealisti e golpisti, anche con l'utilizzo dell'artiglieria pesante.
L'ong, nei giorni scorsi, aveva lanciato un allarme sulla grave crisi politica in atto nel Paese e rivolto un appello ai mass media per rompere il silenzio su quello che stava accadendo in vista delle elezioni presidenziali, programmate per il 26 giugno.


Ascolta l'intervista ad Andrea Zani
Tags: Africa, Esteri, Golpe

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