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Buona Scuola, gli insegnanti tornano in piazza

Nuovo sciopero del mondo della scuola contro la riforma renziana.


di Andrea Perolino
Categorie: Lavoro, Istruzione
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Si ferma ancora il mondo della scuola: lo sciopero di oggi, proclamato da sindacati di base e Anief, coinvolge tutto il personale scolastico ed è l'ennesimo atto di opposizione alla legge di riforma della Buona Scuola. A due mesi dall'inizio dell'anno scolastico e all'indomani dell'ultima fase di assunzione dei docenti precari "le scuole continuano a essere nel caos".

Nonostante il fronte sindacale non più compatto come in occasione del grande sciopero dello scorso 5 maggio, il mondo della scuola torna a fermarsi. Nuovo sciopero, nella giornata di oggi, contro la riforma della Buona Scuola, approvata definitivamente lo scorso luglio. La protesta, che ha luogo in tutto il paese, vede manifestazioni a Roma, davanti al Miur e al Parlamento. Lo sciopero, proclamato da sindacati di base (come Cobas e Unicobas) e Anief, coinvolge tutto il personale scolastico - dai docenti al personale Ata, dai dirigenti agli educatori - e vuole essere l'occasione per mandare l'ennesimo segnale al governo, proprio nei giorni in cui il premier Matteo Renzi canta vittoria per l'ultima fase del piano di assunzioni.

Le ragioni della protesta sono le stesse che i lavoratori e i sindacati hanno sempre espresso negli ultimi mesi. Oggi, a due mesi dall'inizio dell'anno scolastico, tornano a farsi sentire, ancor più convinti che l'istruzione pubblica rischi di essere rivoltata dalla "Buona Scuola" e dalle novità che introduce: dalla "palese violazione dei diritti acquisiti, nonché di quelli dei neo-assunti, in materia di titolarità d’istituto e mobilità" alla "chiamata diretta e la valutazione impropria in piena violazione della libertà d’insegnamento". C'è poi il tema dell’alternanza scuola-lavoro che secondo le sigle sindacali “nasconde un vero e proprio ritorno all’avviamento e all’addestramento professionale". Si punta il dito inoltre contro quelle deleghe in bianco al Governo su temi delicatissimi come la revisione dei nidi e della scuola dell’infanzia o del sostegno.

Lo sciopero di oggi arriva all'indomani dell'assunzione in ruolo dei docenti precari nella fase C di stabilizzazione dei docenti precari. Docenti che si sono visti recapitare una lettera di congratulazioni dal premier in persona, che ne ha approfittato per dare sfogo alla sua retorica propagandistica: "Le cose sono cambiate - scrive il premier - Con la Buona Scuola abbiamo innanzitutto messo più soldi nell'educazione, più soldi per i professori, più professori per i nostri figli contro l'insopportabile filosofia delle classi pollaio. E con la Buona Scuola abbiamo anche messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni" e così via.

Ma non è tutto oro quello che luccica, come sottolineano i sindacati che hanno indetto lo sciopero: "Semplicemente, la Buona scuola così buona non è - dice Marcello Pacifico, presidente Anief - Un anno fa Renzi disse a tutta Italia che se non si stabilizzavano i precari l'Europa ci avrebbe condannato. In quella lettera il premier rinnega tutto e dice che la sentenza della Corte europea non c'entra niente e bisogna solo ringraziare il governo. Allora il governo dovrebbe rispondere a più di 150mila precari che continuano a insegnare - spiega Pacifico - nelle nostre scuole un docente su dieci continua a essere precario. Questo grande piano di assunzioni si sta rivelando una vera farsa".

La protesta investe anche la Legge di Stabilità, già approvata dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio del Parlamento, che nega ancora ai lavoratori della scuola - e in generale a tutti i lavoratori del pubblico impiego - il rinnovo del contratto scaduto da 7 anni, compensato con un aumento di appena 8 euro lordi mensili. Ecco perché in piazza "non ci saranno solo i precari, ma anche il personale di ruolo con il contratto bloccato da sette anni, mentre il costo della vita è aumentato di 10 punti dal 2008 ad oggi - sottolinea Pacifico - Lo stipendio degli insegnanti italiani è il più basso rispetto alla media Ue e si va in pensione più tardi". E poi c'è "la chiamata diretta e la selezione che farà il dirigente invece che un pubblico concorso, c'è questo merito molto discrezionale che premierà solo alcuni, con metodi molto ambigui. Il personale Ata poi nella riforma è stato del tutto dimenticato - ricorda ancora il presidente Anief - Insomma, le scuole sono e continuano a essere nel caos".


Ascolta l'intervista a Marcello Pacifico

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