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Bruxelles blindata: il cortocircuito tra libertà (vera) e (finta) sicurezza

Dopo la maxi operazione della polizia di Bruxelles rimane alta l'allerta terrorismo.


di redazione
Categorie: Esteri
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Una notte surreale per la capitale belga quella di ieri: la minaccia di attentati terroristici simultanei, sul modello parigino, sembrava incombente. Una maxi-operazione di polizia ha portato all’arresto di 16 sospetti jihadisti. Salah ancora in fuga. 

4 ore di blitz, una ventina di perquisizioni che hanno interessato 7 quartieri della capitale belga, oltre alle città di Charleroi e Liegi, infine, 16 arresti: questo il bilancio della surreale notte vissuta da una Bruxelles, in pratica, “militarizzata”. L’allerta è al livello massimo da sabato e tale resterà anche nei prossimi giorni: per le autorità rimane “seria e incombente” la minaccia terroristica. Stamattina sono rimaste chiuse le scuole e gli asili, le università e gli uffici pubblici, i centri commerciali e la metropolitana. Sono rimaste aperte, invece, le istituzioni europee; nessun problema sia per l’incontro dell’Eurogruppo, sia per il Consiglio Ue Istruzione.

“Il lavoro non è ancora finito” (si sono svolti almeno altri 5 arresti nella mattinata, ndr) ha dichiarato il ministro degli Interni belga Jan Jambon, ancora si cercano “molteplici sospetti, è per questo che abbiamo messo in campo una simile concentrazione di risorse”. Intanto, pare sia stata completamente sgominata una cellula jihadista che, secondo gli investigatori, aveva intenzione di organizzare una serie di attentati simultanei sul modello di quelli avvenuti a Parigi dieci giorni fa. Non sono state ancora diffuse le identità dei sospetti terroristi finiti in manette.

Sicuramente Abdelslam Salah, uno degli attentatori di Parigi, non figura tra gli arrestati. Secondo le ultime ricostruzioni, la sera del 13 novembre, Salah era alla guida dell’auto che trasportava gli attentatori dello Stade de France. Dopo averli fatti scendere, si sarebbe dovuto recare nel 18esimo arrondissement per compiere un attentato suicida. Tuttavia, sembra che non abbia trovato il coraggio per farsi esplodere. A quel punto, avrebbe chiesto aiuto a due suoi amici che, la stessa sera, andarono a prenderlo a Parigi, portandolo in Belgio. Secondo alcuni quotidiani belgi, Salah sta continuando la sua fuga in direzione Germania, la notizia è stata parzialmente smentita dalle forze di sicurezza. 

Ai microfoni di Radio Città Fujiko, il giornalista e scrittore Carlo Gubitosa, che in questo momento si trova a Bruxelles, descrive una situazione molto diversa dallo "stato di assedio" di cui parla la maggior parte dei mass-media nostrani e internazionali. "La sensazione sul posto è sicuramente diversa dall'effetto che si può provare guardando un paio di secondi di video in tv - racconta Gubitosa -  qui la vita continua come al solito". 

Certo, non sono pochi gli abitanti intimoriti dai rischi del momento, tuttavia, resta il fatto che è forte il distacco tra la situazione in cui versa la capitale belga e "la rappresentazione mediatica che ne viene data". Si sta verificando un "fenomeno di distorsione che alimenta la paura e la paura non fa di certo gli interessi dei cittadini" sottolinea Gubitosa. Insomma, quando "il terrore scorre sulle pagine dei quotidiani" non passa molto tempo prima che si realizzino restrizioni delle libertà, compressioni di diritti, financo "scenari militari nefasti".

Allora, come reagiranno all'ansia e all'insicurezza crescenti i cittadini del Belgio? "Nel momento in cui ti viene meno la sicurezza, la tranquillità di girare per strada sei disposto anche  a cedere parte della tua libertà" analizza Gubitosa, "il problema è che la libertà a cui molti sono  pronti a rinunciare è una libertà vera,  concreta", mentre "la sicurezza che ci viene venduta", invece, è "finta", il preludio "a nuova insicurezza, a nuovi pericoli".

Guglielmo Sano


Ascolta l'intervista a Carlo Gubitosa

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