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L'ignoranza al potere

Il commento alle dichiarazioni di Flavio Briatore.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Economia
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In un'intervista all'Huffington Post, Flavio Briatore parla della flat tax per i ricchi e afferma: "In Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro". Evidentemente non ha mai aperto un libro e letto la storia del movimento cooperativo. Ma Briatore è solo una manifestazione farsesca di una classe dirigente che disprezza i poveri.

Flavio Briatore è un ignorante. E se ne vanta. È quanto viene confermato dalle dichiarazioni rilasciate dal riccone in un'intervista all'HuffingtonPost a commento della flat tax, il provvedimento con cui il governo italiano conta di attirare ricchi nel Paese.
L'idea è già stata stroncata da studiosi ed economisti, che hanno spiegato come non sarà un contributo fiscale forfettario di 100mila euro chiesto ai miliardari a dare benefici all'economia italiana. Semmai si può osservare come, per contrastare l'evasione in paradisi fiscali, l'Italia non abbia altre idee che diventare essa stessa un paradiso fiscale.

Briatore, invece e ovviamente, plaude al provvedimento e afferma che ora potrebbe tornare nel nostro Paese e riportarvi le ricchezze che, di fatto, gli ha sottratto.
Ma è in un altro passaggio dell'intervista che dà il meglio di sé e rivela il suo pensiero: "Ai radical chic che già mugugnano su questa norma dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro".
La frase si commenterebbe da sola, ma vale la pena sottolinearne l'incultura e l'ignoranza storica. Se Briatore avesse frequentato più biblioteche e meno festini saprebbe, ad esempio, che il movimento cooperativo nacque proprio come istanza e modalità delle classi meno abbienti per creare lavoro dignitoso e qualitativo, contro lo sfruttamento imposto dagli antenati ideologici di Briatore e soci. E di lavoro ne ha creato eccome, portando emancipazione e benessere per rilevanti parti della società che prima me erano escluse.

Il punto però non è Briatore. Anzi, a ben vedere dovrebbe muoverci pietas umana un personaggio che misura il suo virile appagamento con la lunghezza dei suoi yatch.
Il problema è che quella matrice ideologica è tornata ferocemente dominante tra le classi dirigenti imprenditoriali e politiche italiane.
Gli ideologi più famosi del disprezzo verso le fasce meno ricche della popolazione, coloro che hanno contribuito a trasformare la povertà in una colpa sono, a mio avviso, tre: Silvio Berlusconi, Sergio Marchionne e Matteo Renzi. L'elenco è indubbiamente più lungo, ma questi tre soggetti, attraverso il potere che hanno esercitato, ne rappresentano il gotha.

Di Berlusconi ricordiamo lo slogan elettorale "Aiutiamo chi è rimasto indietro", un'operazione semantico-concettuale che di colpo ha rimosso tutte le cause delle diseguaglianze, trasformandole in inettitudine e pigrizia di chi non è riuscito ad affermarsi. Un darwinismo sociale ed economico che è stato accompagnato da un'azione culturale altrettanto ficcante. Le sue televisioni hanno esaltato, da un lato, una forma di divertissement pascaliano attraverso il trash e, dall'altro, propinato attraverso i reality show un modello incentrato sull'individualismo, l'arrivismo e la ricerca di notorietà.
Parallelamente e in continuità, a livello amministrativo, abbiamo vissuto la stagione dei sindaci-sceriffo, della "lotta al degrado", delle ordinanze anti-clochard e anti-lavavetri, del taglio al welfare e ai servizi a bassa soglia.

Marchionne ha ricattato e umiliato i lavoratori e lo stesso Stato italiano. La Fiat ha munto risorse pubbliche, quindi anche dei poveri, finché a potuto e quando è stata ora di restituire è fuggita in Olanda e negli Stati Uniti.
Il referendum di Pomigliano è stato l'esempio migliore del disprezzo verso coloro che, col proprio lavoro, hanno consentito ad una classe dirigente di arricchirsi senza aver mostrato sufficienti capacità gestionali.
"Vuoi lavorare alle condizioni che impongo io o vuoi perdere il lavoro?". È suonata più o meno così la consultazione del 2010 con la quale i lavoratori sono stati chiamati a votare l'accordo separato tra azienda e Cisl e Uil. Un ruolo chiave, dunque, nell'affermazione della cultura padronale lo hanno avuto anche i sindacati compiacenti.

Renzi, infine, ha messo a sistema tutto ciò. Il Jobs Act ha distrutto tutte le tutele della classe lavoratrice e ha riempito a suon di incentivi le tasche di chi le aveva già gonfie. La speranza era quella che, con un po' di regali, gli imprenditori accettassero di creare occupazione. Invece si è registrata, di fatto, una sanatoria con la regolarizzazione di contratti precari illegittimi e, finiti gli incentivi, le assunzioni si sono fermate e sono ricominciati i licenziamenti.
Un buon proposito andato male? Macché! Nonostante il fallimento del Jobs Act, Renzi ha riproposto, sotto diversa forma, nuovi regali alle imprese nella Finanziaria 2017, subito prima di essere detronizzato dal referendum del 4 dicembre.

Ma Renzi è anche quello degli 80 euro: una formidabile mancia pre-elettorale che gli ha consentito di trionfare alle elezioni europee prima di distruggere lo Statuto dei lavoratori.
Per non parlare dello sdoganamento dei voucher, lo strumento messo in mano a multinazionali per sfruttare meglio. A certificato sono le statistiche Inps che rivelano come i maggiori fruitori di questa forma di retribuzione estremamente precaria siano grandi aziende che avrebbero tutte le risorse per assumere.
Così arriviamo al "lavoro di cittadinanza ", opposto al "reddito di cittadinanza" proposto dal M5s, spiegato dallo stesso Renzi con una formula molto simile allo slogan Berlusconiano del "Aiutiamo chi è rimasto indietro".

Chi ancora crede che il PD renziano si collochi nel recinto del centrosinistra vive nel mondo delle favole. Renzi non ha mai nascosto ed ha sempre rivendicato feeling e amicizie con lo stesso Marchionne e con Oscar Farinetti, altro imprenditore che vive di favori e odia i lavoratori.
Alcuni suoi ministri, tipo Giuliano Poletti, non hanno mai nascosto fastidio e disprezzo verso chi reclamava diritti e dignità, arrivando ad invitarli a levarsi dai piedi.
Per contro, provvedimenti come la flat tax o i vari scudi fiscali, rivelano l'orizzonte a cui questa classe politica guarda: ricchi predoni e parassiti, di cui Briatore è solo un folcloristico esponente.

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