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Brexit: Only God could save the Queen

La Brexit sta diventando la responsabilità che nessuno vuole avere (o votare)


di Anna Uras
Categorie: Esteri
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Il tempo per i negoziati sembra essere finito, quello per le discussioni sta per scadere, ma la votazione in Parlamento sull'accordo per la Brexit continua ad essere rimandata. Il voto, inizialmente previsto l'11 dicembre, dovrebbe tenersi il 14 gennaio. Ma secondo lo storico e giornalista britannico David Broder c'è il rischio concreto che il voto non si tenga affatto.

Per lasciare l'Europa il Regno Unito ha invocato l'Articolo 50 del Trattato di Lisbona, che prevede due anni di tempo per raggiungere un accordo sui termini della separazione. Theresa May ha dato il via a questo processo il 29 marzo 2017 quindi l'Inghilterra lascerà l'Ue venerdì 29 marzo 2019, che l'accordo sia stato raggiunto o meno. In alternativa la Corte Europea ha recentemente stabilito che l'applicazione dell'Art 50 può essere revocata unilateralmente dallo Stato che l'ha invocato, ovvero che l'inghilterra potrebbe decidere di rimanere all'interno dell'Ue senza bisogno che gli altri Paesi membri si esprimano in merito. Alternativamente, sarebbe possibile posporre di qualche mese la "data di scadenza" a patto che tutti i 28 membri dell'Ue siano d'accordo.

L'eventualità che la Brexit venga messa in discussione è una possibilità concreta, visto che l'accordo negoziato da Theresa May oltre a scontentare l'opposizione non ha soddisfatto molti membri del suo stesso partito e di quello con cui sta governando, ovvero il partito unionista nord-irlandese. "Alla fine l'UE ha imposto all'Inghilterra una soluzione non voluta dal governo -spiega David Broder - che ci costringe ad accettare tutte le regole dell'Ue senza avere un'influenza su quelle scelte. Quindi è un accordo che non piace a nessuno, forse c'è un terzo dei deputati che voteranno per questo accordo nonostante tutto solo per difendere il governo di May ed evitare una crisi totale del governo del nostro Paese. Però forse 1/4 dei deputati conservatori, il partito unionista nordirlandese e il partito laburista stanno tutti contro. Lei non arriva a trovare un compromesso o a dialogare con queste forze di opposizione, l'UE ha dato un secco no ad ulteriori negoziati, quindi la sua sola via d'uscita e di rimandare il processo. Dicono che ci sarà questo voto il mese prossimo, ma secondo me è molto poco probabile che si terrà. Alla fine dovranno sospendere l'Art. 50 cioé sospendere l'uscita del Regno Unito dall'Ue oppure ci sarà un nuovo governo o un nuovo referendem. Però adesso il problema è che nessuno vuole prendersi la responsabilità per cui abbiamo un momento di stallo e di rimando del processo di uscita".

E finora la scelta di May è stata proprio quella di rimandare. Infatti il parlamento, che avrebbe dovuto votare l'accordo siglato con l'Ue l'11 dicembre, non si è ancora espresso. May ha rimandato più volte il voto, nel tentativo di riuscire a conquistare una maggioranza, e ieri il voto è stato definitivamente posposto al 14 gennaio, una decisione che ha provocato reazioni molto negative da parte dell'opposizione.

La leadership di May, che è andata indebolendosi in questi mesi ma che partiva comunque debole fin dalle elezioni del 2017, che avevano visto la necessità di appoggiarsi al partito unionista nordirlandese per costruire una maggioranza, nella scorsa settimana è stata minata dal suo stesso partito. Infatti alcuni membri del partito conservatore l'avevano sottoposta a mozione di sfiducia, ma il fatto che la mozione sia stata respint ha ridato un po' di stabilità alla sua leadership. Resta comunque un governo chiaramente in crisi, e la possibilità di nuove elezioni non è da escludersi del tutto. Questa possibilità, almeno sul piano teorico, è la preferita da buona parte del partito laburista, incluso Jeremy Corbyn, che ha detto più volte di preferirla anche all'ipotesi di un referendum-bis sulla brexit. Ma in realtà, secondo Broder, "il problema del partito laburista è che la posizione del partito conservatore è così debole, e il processo così difficile, che alla fine il partito laburista non vuole arrivare al governo proprio adesso. Stanno puntando su più mesi di stallo e poi la possibilità di provocare nuove elezioni dopo che la brexit sarà già consumata, tipo fine marzo. Il probelma di Corbyn è che sebbene la stragrande maggioranza dei deputati laburist non vogliano la brexit forse un terzo dei votanti laburisti nel Paese hanno votato per uscire. Quindi non vuole spaccare la base partito insistendo sull'opportunità di un nuovo referdum o cercardo di frustrare la brexit stessa. Quindi lui ha ambiguità strategica. In questo momento sta cercando di scaricare tutta la responsabilità sul partito conservatore però senza provocare la crisi finale del governo di May".

ASCOLTA LE PAROLE DI DAVID BRODER:

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