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Braccianti, le ruspe a San Ferdinando senza una soluzione dignitosa

Sgomberata la baraccopoli dei braccianti migranti vicino a Rosarno.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Migranti
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Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli dei braccianti a San Ferdinando. Le soluzioni proposte ai migranti erano due: lo spostamento nella tendopoli della Prefettura o nei Cas. Proposte in larga parte rifiutate per la mancanza di garanzie sul lavoro. Respinta dalla Prefettura la proposta di Usb di un fondo di garanzia e di riutilizzo di immobili sfitti o sequestrati. L'intervista a Patrick Konde.

Forze dell'ordine e ruspe sono arrivate questa mattina nei pressi di Rosarno, dove sorge la baraccopoli di San Ferdinando, da tempo dimora di centinaia di braccianti migranti impegnati nella raccolta degli agrumi in Calabria.
Lo sgombero si sta svolgendo senza tensioni, anche perché molti migranti hanno abbandonato la baraccopoli nella notte, disperdendosi nelle campagne.

La baraccopoli di San Ferdinando era una situazione indegna, da tutti indicata come una vergogna. Centinaia di persone costrette a vivere in catapecchie fatte di legno, lamiere e nylon, che spesso hanno preso fuoco, provocando la morte di svariati migranti. Oltre a ciò, le condizioni igienico-sanitarie e l'assenza di servizi essenziali non lasciavano dubbi sul fatto che andasse chiusa. Lo sgombero di questa mattina, però, non sembra fornire una soluzione al problema.

Le alternative offerte dalla Prefettura ai migranti impegnati nelle campagne reggine erano sostanzialmente due: o spostarsi di qualche metro, nella tendopoli "ufficiale" del governo, o finire in un Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria).
"Il problema è che il vicesindaco e il prefetto non hanno saputo dirci dove sarebbero questi Cas - spiega ai nostri microfoni Patrick Konde, sindacalista di Usb - Molti ragazzi hanno rifiutato perché hanno già fatto un percorso di accoglienza e sanno quali sono le condizioni, ma anche perché non vogliono perdere il lavoro e, se si spostano da qui, non hanno mezzi per tornarci".

Usb sul problema abitativo dei braccianti aveva proposto una soluzione alternativa, che portasse ad un'integrazione abitativa. "Noi abbiamo fatto un incontro col presidente della Regione - racconta Konde - e abbiamo proposto un fondo di garanzia, ma il prefetto questo discorso non lo vuole nemmeno sentire".
Il sindacato di base proponeva una soluzione che prevede il riutilizzo di alcuni dei 35mila appartamenti vuoti presenti in Calabria, tra le case sfitte e quelle sequestrate alla mafia. Alcuni di quegli immobili avrebbero potuto essere utilizzati per dare un tetto e una soluzione dignitosa ai braccianti.

La soluzione adottata dalle autorità, invece, è stata quella delle ruspe, ma le cronache che arrivano da San Ferdinando riportano che stanno già sorgendo nuove baraccopoli a poca distanza da quella sgomberata oggi.

ASCOLTA L'INTERVISTA A PATRICK KONDE:

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