Radio Città Fujiko

L'intelligenza gioiosa di Xm24, la stupidità del Pd

Una riflessione sullo sgombero del centro sociale di via Fioravanti a Bologna.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Foto: Chiara Guerrieri

Merola cerca inutilmente di smarcarsi da un Salvini in tripudio per le ruspe su Xm24: l'ultimo atto con cui il Pd si suicida e consegna la città alla peggior destra. Per contro, attiviste e attivisti di Xm hanno trasformato il funerale in una festa, mostrando chiaramente dove sta la vitalità e dove la morte interiore.

È piuttosto patetico il tentativo con cui il sindaco di Bologna Virginio Merola ha tentato di smarcarsi dal giubilo di Matteo Salvini per le ruspe che devastavano Xm24. Un tentativo che denota come l'Amministrazione monocolore del Partito Democratico sia alla frutta o meglio: all'amaro.
L'immagine di quel braccio meccanico che distrugge in pochi secondi quanto attivisti e attiviste hanno costruito con le proprie mani in 17 anni è la rappresentazione limpida di quanto la differenza politica tra Lega e Pd sia puramente nominale. Ed è solo l’ennesima prova: i senatori dem che ieri facevano gli scandalizzati per l’approvazione del decreto sicurezza bis, quello con cui Salvini prevede multe e galera per chi salva vite in mare e manifesta dissenso, sono in larga misura gli stessi che non battevano ciglio quando c’era da approvare il decreto Minniti-Orlando, con cui i “progressisti” castigavano duramente i senzatetto espellendoli dalla città e toglievano garanzie ai richiedenti asilo. Buffoni della peggior specie.

In fondo è una questione di scelte, ma non è vero che tutte le scelte vanno rispettate. Se il Pd ha deciso di suicidarsi (e lo ha deciso molto tempo fa, sposando in pieno l’ideologia padronale) sono affari suoi. Quello che è meno tollerabile è che nell’agonizzare decida di trascinare a fondo quanto di buono e bello c’era rimasto in quest’epoca oggettivamente putrescente.
Nel momento in cui qualcuno, come il sindaco, si trovava nella posizione giusta per mostrare che esiste un’alternativa alle idee e soprattutto alle azioni della maggioranza giallobruna che governa il Paese, costruendo una piccola sacca di resistenza che potesse fungere da esempio per ripartire anche altrove, si sono invece rivelate la sostanza e l’incapacità di un amministratore privo di idee e succube di retoriche vetuste e ammuffite. Un legaritarismo paraculo perché è stato lo stesso Pd a creare illegalità dove non c’era (rifiutando di rinnovare la convenzione al centro sociale ormai due anni fa) e ad inventarsi fantomatici progetti il cui susseguirsi è così penoso da spingere quasi a un moto di compassione per chi occupa gli scranni di Palazzo D’Accursio. Prima la caserma, poi non si sa quale centro culturale, infine il cohousing, che fa tanto trendy e asseconda gli appetiti del fighettume maraglieggiante che la giunta di Bologna sembra aver adottato a classe sociale di riferimento.

Ormai è certo: la Regione Emilia Romagna prima e il Comune di Bologna poi cadranno nelle mani della peggior destra. È solo una questione di mesi, tanti quanti ci separano dalle reciproche tornate elettorali. Difficile rallegrarsi di questo destino ormai scritto, visto che a subirne le peggiori conseguenze non saranno gli assessori e i frequentatori degli apericena di lusso, ma come sempre la povera gente.
Uno spiraglio di ottimismo potrebbe esserci se la lezione ventura servisse a sbarazzarsi di questa classe politica di inetti autolesionisti, quelli convinti di essere di sinistra perché sanno ancora a memoria i testi delle canzoni di Guccini, delle quali peraltro non hanno mai capito il senso. Purtroppo però nemmeno questo succederà, perché dietro ai Merola e compagnia cantante ci sono i nuclei economici che, anch’essi, hanno da tempo tradito il modello alternativo – quello autenticamente e letteralmente cooperativo – che anche economicamente questa regione aveva creato. Certo, gli amministratori attuali verranno scaricati perché il padrone, si sa, insegue l’interesse, non gli ideali. Ma quella rete poco limpida di amicizie e favori tornerà utile e non è detto che i nuovi amministratori in camicia verde abbiano voglia di inserirsi in un sistema rodato.

La città si sta trasformando e sta diventando sempre più invivibile, a meno che non si abbia uno stipendio a quattro zeri. Tutto rincara, si vetrinizza, si gentrifica inseguendo il miraggio di un’economia impostata sul turismo, quindi sugli utilizzatori e non più sui cittadini. Le classi sociali meno abbienti – che sono ormai maggioritarie – vengono spinte ai margini, vengono “periferizzate”, emarginate, per fare spazio agli Airbnb per i visitatori occasionali. È a quel ceto abbiente (perché chi ha una seconda o terza casa in centro a Bologna, non fate storie, appartiene alla medio-alta borghesia) che l’Amministrazione conta di fare regali, confidando in una riconoscenza elettorale. La stupidità di questo ragionamento è lapalissiana: se tutti gli studi e tutte le statistiche confermano che si allarga la forbice delle disuguaglianze, che la crisi e l’austerity hanno eroso in modo consistenza la cosiddetta classe media, che il lavoro è precarizzato e senza tutele, quel bacino elettorale sarà sempre più esiguo. Di conseguenza è matematico che il Pd perda le prossime elezioni.

In via Fioravanti 24, però, sopravviveva un’oasi di resistenza a questi processi. Un ultimo raro posto dove il mercato finanziario stava fuori e quello ortofrutticolo stava dentro. Un luogo dove la valorizzazione non era quella speculativo-immobiliare, ma quella relazionale. Un posto dove ragazze e ragazzi, anziane e anziani, bambine e bambini, uomini e donne, cani e cagne si ritrovavano e facevano cose insieme, senza chiedersi i reciproci conti in banca, senza preoccuparsi se quella cena o quel concerto sforassero dal budget mensile. Forse è quest’ultimo aspetto che non è chiaro ai ben pagati amministratori bolognesi: Xm24 era uno dei pochissimi posti accessibili per una vasta categoria di persone che devono limare fino all’ultimo centesimo le proprie spese, perché la loro paga è così schifosa che porta ventenni e trentenni a porsi problemi che i propri genitori, i famosi baby-boomers, non si sono mai posti. E, per inciso, i responsabili di questa miserevole situazione sono sempre gli stessi, dal pacchetto-Treu al Jobs Act. Da ateo viene da dire: che dio vi strafulmini!

Gli effetti collaterali positivi di questa triste condizione precaria si sono visti oggi nei dintorni di via Fioravanti. Se non ci date il diritto alle ferie, non stupitevi se ci trovate in massa ad esprimere solidarietà con gli animatori di un posto che ci state rubando.
L’intelligenza politica di attiviste e attivisti di Xm24 si è mostrata chiaramente oggi. Mentre M&S (Merola&Salvini) mandavano le ruspe e gli agenti in tenuta antisommossa per sgomberare il centro sociale, centinaia di persone, trattenendo le lacrime, hanno trasformato un funerale in una festa. Dalle acrobate sui tessuti aerei alle sirenette nella piscina, dalle persone che resistevano sul tetto alle tantissime che erano costrette a stare oltre la recinzione, la creatività e una rivoluzionaria gioia hanno mostrato dove sta la vitalità e dove invece un grigio vuoto.

Dopo sei ore di racconto in diretta radio ho deciso di raggiungere quante e quanti restavano lì, in quel parchetto, sotto un sole cocente. Ho visto gli occhi brillare e inumidirsi quando, dopo otto ore di strenue resistenza, alcune occupanti sono state accompagnate fuori, accolte dagli applausi, dagli abbracci e dalla commozione. In quegli stessi istanti ho guardato gli occhi di un agente della celere che assisteva alla scena. Ha accennato un mezzo sorriso malinconico e mi sono immaginato che fosse dovuto alla scena stessa, al non aver mai vissuto, in una vita fatta di ordine e disciplina, un’emozione del genere, una profonda fratellanza e sorellanza, priva di competizioni e violenze. Attenzione: non è la storia dello sbirro buono: è piuttosto un allargamento dello sguardo sulle vittime di oppressione.

“Vi piace stare lì dentro e avete ragione: è un luogo magico”, ha gridato qualcuno al megafono, rivolto agli agenti in tenuta anti-sommossa che occupavano il piazzale di Xm24. “I medici dicono che nelle ore calde non bisogna uscire, quindi resteremo dentro”, gli ha fatto eco più prosaicamente qualcun’altro.
È evidente che chi disprezza Xm24 lo fa perché non lo ha mai frequentato né conosciuto. Non ha mai provato la sensazione di scambiarsi un sorriso con un/a perfetto/a sconosciuto/a e provare empatia e comunione con lui/lei. Molto probabilmente non ha mai nemmeno provato a immergersi nelle contraddizioni che attraversavano quel posto, dove il disagio veniva affrontato e ricomposto, non espulso. Vien da dire che le conseguenze della soppressione di un luogo del genere non si faranno attendere in città e allora il sindaco e i suoi scagnozzi agiteranno nuovamente il pugno di ferro contro il degrado, in uno stupido loop senza fine.

Quante e quanti hanno animato e attraversato Xm24 e quante e quanti oggi erano presenti al suo sgombero devono sapere che si sono trovati in un crocicchio della storia. Da domani le cose saranno diverse, molto probabilmente peggiori. Starà a tutte e tutti noi scrivere un finale diverso. Un’impresa titanica, ma oggi siamo stati agevolati da un dettaglio non irrilevante: ora sappiamo senza più ambiguità chi sono tutti i nostri avversari e sappiamo che la loro opprimente tristezza è meno appetibile della nostra incontenibile gioia.


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