Radio Città Fujiko

Problema affitti, da Bologna a Berlino si va al contrattacco

Battaglia e richieste per contrastare il crescente problema abitativo.


di redazione
Categorie: Casa
Affitti.jpg

La crisi delle case in affitto è un fenomeno transnazionale, spesso alimentato da gentrificazione e turismo o dalla speculazione di grossi gruppi immobiliari. Le istituzioni iniziano ad interessarsene, ma la reazione più forte arriva dal basso. A Bologna Pensare Urbano chiede un'istruttoria pubblica. A Berlino comincia la raccolta firme per un referendum sull'esproprio degli alloggi sfitti di grandi società.

Un'istruttoria pubblica per discutere del disagio abitativo a Bologna. È quanto chiede il laboratorio di diritto alla città "Pensare Urbano", che da alcuni mesi ha deciso di prendere di petto il crescente problema degli affitti in città. Un problema che si è acuito negli ultimi anni con la crescita del turismo e delle locazioni pensate per i visitatori di Bologna, ma in assenza di una regolamentazione tale da garantire anche a chi vuole prendere casa in città un'offerta adeguata e soprattutto accessibile. Un problema causato non tanto dai piccoli proprietari, ma dalla speculazione da parte di grandi
immobiliari che acquistano interi immobili allo scopo di affittarli a prezzi più alti sul mercato della locazione breve ad uso turistico.

"Nel nostro paese, a fronte di un aumento del costo degli affitti di più del 100% nell’ultimo decennio, i redditi disponibili sono calati, causando un aumento delle disuguaglianze", osservano i richiedenti.
Un rincaro che si aggiunge a problemi atavici, come gli affitti irregolari o la discriminazione nell'accesso.
"Eppure - osserva Pensare Urbano - nel medesimo tempo, sono stati mappati centinaia di vuoti urbani sfitti e invenduti. L’edilizia pubblica (circa il 5% del patrimonio abitativo) ad oggi non rappresenta, a Bologna e in Italia, una risposta centrale al fenomeno del disagio abitativo, rimanendo una delle percentuali più basse in Europa".

ASCOLTA L'INTERVISTA A DENISE CONTESSA DI PENSARE URBANO:


A "certificare" le cause del problema non sono solo movimenti sociali, ma anche un istituto come Nomisma, che lo scorso 16 marzo aveva messo in guardia: "La bolla degli affitti brevi a scopo turistico, a Bologna, è destinata a scoppiare".
Un tema che è entrato anche nell'agenda istituzionale, con le proposte di Coalizione Civica, le misure del Comune per correggere alcune storture della locazione turistica e anche con l'interessamento dell'Università, dal momento che il problema è vissuto soprattutto dagli studenti fuorisede.

Su quest'ultimo versante è di ieri la notizia che l'Alma Mater potrà realizzare nuovi alloggi e studentati per un totale di 452 posti tra Bologna, Imola, Forlì e Rimini. È infatti arrivato il via libera del Miur a sei progetti presentati dall'Università di Bologna, per un finanziamento totale di 29 milioni di euro.
In particolare nasceranno 382 posti letto nell'area del Lazzaretto, altri 40 in via San Petronio vecchio nell'ex sede della Croce Rossa e ulteriori 80 alloggi nel nuovo Campus.
Oltre a questi, in corso di realizzazione ci sono tre nuovi studentati: in via Belmeloro, in via Filippo Re e in via della Beverara.

La casa non rappresenta solo un problema per gli studenti e le stesse istituzioni sembrano essersene accorte. In questo senso, ad esempio, vanno anche i piani presentati in questi giorni da Comune e Regione. La settimana scorsa è stato il sindaco Virginio Merola ad annunciare la realizzazione di mille nuove case popolari. Proprio oggi, invece, la Regione ha annunciato di aver messo mano alle regole di calcolo del canone di locazione sempre delle case popolari. Una misura che porterà ad affitti più leggeri fino al 10% per anziani e persone sole con un reddito inferiore a 17mila euro.

Anche la città di Berlino è stata toccata dal caro affitti. Dopo anni di aumenti, però, i cittadini hanno deciso di mobilitarsi per risolvere la situazione, raccogliendo firme per votare un referendum sull’esproprio delle case sfitte di proprietà di grandi società.
“La raccolta firme parte il 6 aprile per indire il vero e proprio referendum - spiega ai nostri microfoni la giornalista Paola Mirenda – Si tratta quindi di espropriare le case alle società che possiedono più di 3000 appartamenti". Berlino, come molte città tedesche, ha una grossa percentuale di case in affitto: su 3 milioni e 600 abitanti, circa 1,9 milioni sono le case affittate, e circa il 70% della popolazione vive in affitto.

“Queste case sono possedute da grosse società, la più grossa è la Deutsche Wohnen, che ne possiede circa 115.000 - continua Mirenda - L'aumento esponenziale degli affitti è arrivato a cifre spropositate, che non permettono a quel punto di pagare l’affitto”.
Oltretutto si tratta di alloggi che versano in condizioni pessime, poiché: “una delle strategie adottate dalle grandi società è non manutenere gli immobili finché anche gli ultimi inquilini non se ne vanno”.
La problematica così ha iniziato a scuotere le coscienze degli abitanti berlinesi: “è partito un lungo dibattito che ha coinvolto tutto il Senato di Berlino e la popolazione". Di qui l'idea del referendum che, almeno sulla carta, ha la possibilità di riuscire.

Tuttavia la soluzione messa in campo per fare fronte al problema fa storcere il naso ad alcune parti del Paese: “Quello che piace di meno è la parola che è stata usata - osserva la giornalista - questo concetto di espropriazione che almeno nella Germania dell’Ovest ricorda tanto la Ddr. In realtà l’espropriazione è prevista dalla legge fondamentale, all’articolo 15, che prevede che si possano espropriare per ragioni di necessità terreni o case”.

Il problema, però, è che l'esproprio richiede comunque una compensazione dei proprietari: il costo, secondo le associazioni di settore, sarebbe intorno ai 25 miliardi, mentre secondo i promotori dell'iniziativa il costo sarebbe di 6-7 miliardi, in una città che ha già un debito pubblico di 57 miliardi.
Proprio su quest'ultimo tema insiste l’Spd, che propone una soluzione alternativa, ovvero una nuova legge che fissi un tetto agli affitti attorno a 6-7 euro al metro quadro.

La risposta delle società minacciate da questo referendum è stata decisa e ha mobilitato diverse istituzioni di peso. “Ci sono state azioni mediaticamente molto forti delle società immobiliari - racconta Mirenda - a partire dall’agenzia di rating Moody’s che ha minacciato di abbassare il rating della città, dal momento che non converrebbe più agli investitori". Mentre d’altra parte “La Camera di Commercio ha diramato un comunicato dove riportava che il 60% delle società se ne sarebbero andate perché Berlino rischia di diventare la città dell’esproprio; insomma, espropriare all’Ovest non piace”.

L’iniziativa comunque partirà e seguirà tre fasi: nella prima, che inizierà il prossimo 6 aprile, è necessario raccogliere 20.000 firme in 6 mesi. In autunno, invece, si provvederà alla vera e propria raccolta firme, e qui tutti i partiti saranno chiamati ad esprimersi. Se si raggiungeranno 175.000 firme si dà vita al vero proprio referendum che sarà vincolante per la città.

Nel contesto berlinese, tuttavia, il contributo delle nuove piattaforme turistiche della sharing economy nell’aumento degli affitti è stato modesto: “Airbnb ha contribuito in modo relativo, perché la grossa percentuale di persone in affitto è altissima. Qui si tratta perlopiù di grosse società immobiliari - precisa Mirenda -  La grossa società immobiliare non ha convenienza a fare il lavoro di Airbnb, che è un lavoro che comunque prevede un grande dispendio di energie; questo di solito lo fanno i piccoli proprietari".
Il fenomeno berlinese ha più a che fare con l'aumento consistente della natalità e dell'immigrazione, europea in primis. "Questo porta all’aumento degli affitti, perché la richiesta è sempre più alta di quella che è l’offerta” conclude la giornalista.

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI PAOLA MIRENDA:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]