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One David Foster Wallace minute

un minuto originale in lingua inglese


di Ines Prijic
Categorie: One English Minute
David Foster Wallace minute

Ciao a tutti da Ines e bentornati a “One english minute”. Questa settimana il nostro minuto in lingua originale arriva direttamente dall'Italia, ma a parlare è lo scrittore americano David foster Wallace appena uscito con il libro postumo e incompleto "Il Re pallido" (Einaudi).

Non parleremo della notizia del giorno, non parleremo di politica né di crisi finanziaria. Oggi per il nostro minuto ascoltiamo le parole di un artista, di uno scrittore dal talento sconfinato e dall’anima fragile. David Foster Wallace ci ha lasciati nel settembre del 2008, si è tolto la vita nel patio di casa sua, lasciando dietro di lui una marea sconfinata di lettori in ogni parte del mondo.

La sua prosa viene spesso definita dai critici come difficile, eccessiva ma anche pervasa di sensibilità umana, come l’ha descritta Nathan Eller, che in un articolo su Slate spiegava di come questo autore sembrava vedere la vita moderna, in tutte le sue parti inconciliabili, stare insieme. Wallace aveva sofferto di problemi depressione cronica per molti anni e forse anche per questo a pochi giorni della sua morte un titolo che fece scalpore fu: Suicide of David Foster Wallace: “A shock but not a surprise”.“Il suicidio di David”, ha detto sua moglie in un’intervista al Guardian, “lo ha trasformato in quel tipo di celebrità letteraria che lo avrebbe fatto rabbrividire” ed è anche per questo che oggi non vogliamo parlare del suo suicidio.

Ma lo ascolteremo in una conferenza del 2006 a Capri, nell'atmosfera rilassata del festival ‘Le conversazioni’, in cui ammette con candore di non essere molto abituato a viaggiare e racconta la sua prima settimana in Italia e l’impatto impatto con una lingua che non è la sua, condividendo le sue impressioni di americano che si ritrova immerso e confuso in un vortice di parole che non capisce, di come tutto questo lo faccia quasi sentire un bambino disorientato ma che gli permette anche di concentrarsi su altro, sulle immagini, sui suoni e sui volti delle persone. Ascoltiamo allora Wallace lost in translation.


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