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L'Editoriale: Vitaccia Cavallina Mi Scappa Sempre la Parolina

pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga


di Alfredo Pasquali
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Ogni pensiero unico che si rispetti prevede anche una neo lingua con nuovi vocaboli e rinnovati concetti.

Come ci spiega l'onnipresente Wikipedia, riferendosi al 1984 di George Orwell, “...Fine specifico della neolingua non è solo quello di fornire, a beneficio degli adepti del Socing, un mezzo espressivo che sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua fosse stata radicata nella popolazione e la vecchia lingua (archelingua) completamente dimenticata, ogni pensiero eretico (cioè contrario ai principi del partito) sarebbe divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole.”

Arriva dunque l'ora di sfogliare alcune pagine di questo nuovo vocabolario della lingua italiana. Un discorso così impoverito di termini che, mancando le parole, vede mancare anche i pensieri.

Riforma: antico termine atto a definire cambiamenti in positivo per la società, oggi invece destinato ad individuare un decisivo peggioramento delle classi lavoratrici. Se negli anni '70 risuonavano nei cortei richieste di “riforme” (per il nuovo modello di sviluppo al sud, per la scuole, per il contratto di lavoro, ecc.) oggi al contrario quando un lavoratore sente la parola “riforma” si tocca le parti innominabili. Analogamente dicesi riformista non già la forza politica vicino al mondo del lavoro, quanto quella espressione del mondo bancario-confindustriale.  Proverbio: meglio un morto in casa che una riforma alle porte

Pensione: nell'archeolingua espressione indicante salario differito accantonato dal lavoratore anno per anno a garanzia di una terza età serena. Oggi sinonimo di privilegio dell'anziano metalmeccanico che, dopo 35 anni di lavoro usurante al tornio, pretende di starsene a casa a 61 anni in panciolle, alla faccia dei giovani precari. Quando invece l'anziano metallurgico rimane oltre i sessanta anni in fabbrica a lavorare, il giovane, pur rimanendo sempre comunque precario, si consola che la sfiga è anche di suo nonno.

Spread: l'unica diseguaglianza non tollerata, ovvero la differenza tra il rendimento tra i Btp italiani e i Bund tedeschi. Mai viene fatto pesare lo spread tra i diritti civili in Germania e quelli nell'Italia vaticana. Tanto meno conta lo spread tra il potere d'acquisto degli stipendi (1,7%) e quello dell'inflazione (3,4%). Proverbio: l'Unione fa lo Spread.

Conservatore: aggettivo indicante un tempo la persona contraria al progresso ed alla innovazione. Spesso il conservatore era anche retrogrado, avverso ad ogni cambiamento fuori dalla più becera tradizione. Da quando però il nuovo che avanza ha l'odore del cibo avanzato fuori dal frigo, è avvenuta l'inversione per cui il libertario si è fatto conservatore e il reazionario clerico-papalino innovatore. Esempio: i conservatori di sinistra si oppongono al fatto che la Costituzione Italiana sia basata sul Patto di Stabilità e non già sul lavoro, mentre la Conferenza Episcopale Italiana chiede ai cattolici di rinnovare la politica in nome della famiglia.

Classe: aula di scuola, eleganza, paese vicino a Comacchio famoso per le estrazioni del Lotto di Classe. Altri significati per “classe” inesistono.

Padrone: proprietario di un cane, accrescitivo di papà.

Imprenditore: generoso capitano d'industria vessato dalla politica e frenato dai sindacati, coraggioso accusatore della casta dei politici, bello, buono, intelligente, mirabile, misericordioso, respiro dell'economia, taumaturgo della società, uomo fatto da sé ma anche con i miliardi di un grande papà (vedi alla voce padrone)

Mercato: spirito santo del business, divinità irascibile che le umane genti cercano di placare con riti propiziatori e i sacrifici per rassicurare il Mercato. Dal Dio sono generati i soldi e le sue cinque tribù: i dollari, gli euro, le sterline, gli yen, e gli yuan. L'uomo colpito da destino avverso con licenziamenti e disoccupazione potrà consolarsi pensando che “è il mercato, bellezza!”

Il vocabolario finisce qui: leggero, pratico, inequivocabile, definitivo. D'altra parte un lessico più elaborato e ricco di significati rischierebbe di essere inutile e controproducente.

Dal Corriere della Sera di lunedì 28 novembre 2011, Paolo di Stefano scrive: “Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua. Dice il grande studioso di linguistica Tullio De Mauro che il 71 % della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà ...”   Quindi ogni protesta e preoccupazione è obsoleta nell'era della neolingua, anche perché se l'Antico oggi indica il Grande Fratello, l'Homo Novus guarda la televisione.

 

 

 


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