L'esecutivo Monti finalmente scopre le carte della manovra e i canini delle banche
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L'editoriale: Monti & Fornero=Sacrifici e Lacrime di Coccodrillo
pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga
L'hanno presentato come un signore cortese, amabile nei modi e rispettoso nella sostanza. Il primo Ministro “tecnico” Mario Monti non ha avuto particolari difficoltà nell'interpretare questa parte in quanto clamorosamente facilitato dal postribolo del governo precedente, tra barzellette oscene e massaggi allo Sport Village. La normalità presentata come un miracolo della politica fa sì che gli osanna per Monti si sprechino non già per un uomo che, magari, ha scritto meravigliosi libri, vinto premi Nobel per la Pace, composto incredibili sinfonie, redatto importanti trattati di economia, ma per il fatto che...non rutta nel microfono!
Ma la favola del premier gentile si è allargata ai suoi ministri: un pool di presidi di blasonate università, dalla Cattolica alla Bocconi, descritti come se fossero assunti tutti a tali cariche per la saggezze e la scienza, non per più prosaicamente grazie a lobby, cordate, parentele, massoneria e spintarelle dal ministro di turno. Improvvisamente l'Italia dei miracoli decide che i baroni universitari altro non sono che una mirabile sintesi tra il Sapientino e Cincinnato.
In realtà la prova che questi signori siano ben avvezzi alla politica viene ampiamente comprovata da questi “primi cento giorni di governo”. All'insediamento del nuovo esecutivo hanno mostrato il guanto di velluto alle forze politiche (siamo al vostro servizio, riforme fatte di rigore ma anche di equità, nuovo patto sul lavoro concertato con le forze sociali, ecc.).
Questo atteggiamento ha strappato un Sì senza se e senza ma da quasi tutto il Parlamento, facendosi firmare un'allucinante cambiale in bianco in particolare da un Pd che la storia poi deciderà se troppo ingenui o troppo furbi.
Questo lunedì invece si comincia a fare sul serio e la musica cambia.
Dopo che la Merkel e Sarkozy hanno definito “incredibili” le misure del pacchetto Monti, prima ancora che il nostro Parlamento ne fosse informato, finalmente il Consiglio dei Ministri deciderà sul merito della stangata.
Prima ancora però di prendere la parola nelle debite istituzioni, il governo ha già mostrato i denti e la bonomia della prima ora è venuta meno.
La concertazione con le parti sociali? La signora Fornero ha sì concesso una veloce udienza ai sindacati, ma ha anche subito precisato che bisogna fare in fretta e che non c'è nulla da discutere; rispetto poi alla previdenza severa ma giusta scopriamo che l'equità sta nel fatto che le pensioni verranno pagate in rapporto stretto con i contributi versati: se versi molto prenderai molto, se versi poco prenderai poco. Un sistemo assolutamente iniquo che relega il lavoratore, che per tutta la vita si è spaccato la schiena per pochi soldi, ad una pensione da fame e regala agli agiati super manager champagne e cottillon anche per la terza età. Naturalmente con il contributivo tutti coloro che fanno lavori saltuari o in nero (donne e giovani) saranno esclusi dalla previdenza, mentre, ciliegina sulla torta, i pensionati con pensione intorno ai 1000 euro non godranno più dell'adeguamento automatico dei prezzi, con una radicale erosione del già misero potere d'acquisto mensile. Il ministro in lacrime si dichiarata contraria ai bizantinismi delle finestre d'uscita per la pensione (come darrle torto!) e, per tagliare la testa al toro, le include direttamente in legge.
Sul fatto poi che questi tecnici si mettano al servizio delle forze politiche senza esautorarle, lo stesso Monti ha mostrato la faccia cattiva. Prevenendo ogni possibile perplessità da parte di qualche senatore od onorevole, ha dichiarato che il partito che mai pensasse di votargli contro dovrà fare i conti con il suo elettorato: una minaccia non da poco in un clima plebiscitario costruito intorno all'esecutivo tecnico. Ad essere sinceri il Pdl tiene alzate le sue bandiere elettorali da destra reazionaria, a partire da un risoluto No ad ogni ipotesi di patrimoniale. Il centrosinistra invece, per dirla con le parole di Bersani, “Se Monti chiama, io vado”. Facile immaginare allora che la destra politica e sociale di questo paese non paghi un accidente (altrimenti il cattivo Berlusconi stacca la spina!), mentre la classe lavoratrice ancora una volta sia chiamata a pagare per tutti i conti degli altri. Così spariscono le aliquote per le fascie di reddito rincarate sopra i 60.000 euro, spostando invece una parte dell'imponibile Irpef sulle regioni, creando un aggravio di tasse per tutti, onere che va aggiunto al gravare dell'Ici sulla prima casa.
Ben magro rimane il piatto dell'equità sociale con l'aumento dell'1,5% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale di Tremonti (così pagheranno in totale 6,5% di tassa anzichè il 35% degli altri paesi europei !), e sulla tassazione dei bolli non solo sui conti correnti ma su tutti gli altri beni mobili.
Sorvolando sugli aspetti folkloristici della manovra (macchine di lusso, elicotteri e yacht), rimane il macigno dell'aumento di due punti dell'Iva a partire da giugno 2012, con effetti devastanti per i salari dei lavoratori e per la recessione industriale di questo paese.
Alla conferenza stampa di ieri sera Monti ha detto che l'iter parlamentare della manovra potrà prevedere diversi copioni, nessuno escluso, nemmeno quello del voto di fiducia per un decreto "Salva Italia" che, prendere o lasciare con il default puntato alla tempia, ha decisamente il sapore di un golpe della politica.
Eh no, professor Monti! Contrariamente a quanto da lei affermato, i poteri forti in questo paese esistono e non sono mai stati così robusti come oggi. Nella storia della repubblica italiana non si è mai visto un governo così diretta espressione delle banche senza nessuna opposizione in Parlamento, con i sindacati messi nell'angolo e i movimenti sociali rimasti senza rappresentanza politica nelle istituzioni.
P.S. Si è evocata anche la sostanziale chiusura delle Province. Ma non erano consigli democraticamente votati dai cittadini e salvaguardati dalla Costituzione Italiana? Forse ha ragione davvero il leader della Fiom Cremaschi che a caldo ha commentato: Se la Fornero piange sulla previdenza, immaginiamo i pensionati!







