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L'editoriale: Questo non è un Paese per Donne

pensieri quotidiani della Rana dalla Bocca Larga


di Alfredo Pasquali
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tagli ai servizi, licenziamenti facili, allontanamento della pensione:  Rigore ed Equità ?

Qualche anno fa, sono pochi ma sembrano secoli, veniva spesso ricordato che le donne in questo paese svolgono un doppio lavoro: quello di produzione (in fabbrica, in ufficio, a scuola, ecc) e quello di cura (famiglia, casa, figli e mariti). Questo doppio pesante ruolo veniva in qualche modo soppesato riconoscendo alle donne un concetto di lavoro usurante che le portava in pensione prima degli uomini. Tale “disparità” era anche giustificata dal fatto che, cosa non giusta, la mancanza di copertura adeguata di servizi sociali scaricava sulle nonne con più tempo libero ulteriori incombenze, come ad esempio seguire i nipotini con i genitori al lavoro.

Oggi la modernità non ha portato maggiori servizi sociali sgravando le donne dal lavoro di cura (lavoro gratuito ed obbligatorio, ndr), ma tagliandoli brutalmente, ha aggravato la fatica di queste anziane lavoratrici.
Ma per giustificare propagandisticamente questo sfruttamento della vita al femminile il saccheggio progressivo dei salari ha dichiarato essere un privilegio la pensione a 55 anni per le donne (fino al 1993 era di 55 anni per le donne e di 60 per gli uomini), prevedendo in aggiunta di superare l'attuale differenza tra la pensione di vecchiaia delle donne nel settore privato e in quello pubblico. Dal 2012 infatti le donne che lavorano nel pubblico impiego andranno in pensione a 65 anni, con la pensione di vecchiaia equiparata a quella degli uomini. Ora, come se ancora non bastasse, con questo ultimo provvedimento è previsto che anche per le donne nel privato venga gradatamente innalzata l’età a 65 anni.

Una continua erosione di vita. Ma non finisce qui. Elsa Fornero (Ministro al Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità), vuole portare tutti e tutte al sistema integralmente contributivo, segando le gambe definitivamente alle lavoratrici che, come raccontano quelle del -Paese delle Donne- : “...La maggior parte  sono costrette già oggi a lavorare fino a 65 anni perché hanno basse contribuzioni e meno anni di lavoro per la discontinuità lavorativa dovuta al lavoro di cura...Dietro le ipocrite dichiarazioni sulla "parità", c’è solo la cruda realtà di un taglio rilevante alla spesa pensionistica sulle spalle delle donne, non solo in termini di allungamento degli anni per il pagamento delle pensioni, ma soprattutto, temiamo , di risparmio secco perché se andasse avanti questa proposta la maggior parte delle donne non arriverebbe mai alla pensione... Oggi sempre più la maggioranza delle donne o per lavori precari o perché vengono per prime licenziate non arriva neanche ai 60 anni, figurarsi ai 65. La condizione femminile in Italia è la peggiore d’Europa per disoccupazione, salario, iter di carriera, anni di lavoro, pensioni...”

Dunque se giovani sono precarie, se anziane vengono legate ad un lavoro usurante non riconosciuto, se di mezza età rimangono a rischio licenziamento perché, in caso di crisi aziendale, sono le prime a “tornare in casa”.

Secondo lei, dottoressa Fornero, le donne in Italia godono di Pari Opportunità?


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